Come superare una delusione d’amore: 4 passi per ripartire

Come superare una delusione d’amore: 4 passi per ripartire

Sei stato lasciato e stai soffrendo per la fine della tua storia d’amore? È perfettamente normale!

In ogni separazione, cioè in ogni frattura relazionale, c’è un dolore.

Questo dolore deriva dal trauma dell’abbandono, ed è naturale avvertirlo. In un certo modo, persino salutare. Serve a comprendere l’importanza del nostro passato, di ciò che ha fatto parte della nostra vita, di quanto ci siamo impegnati in una relazione ed anche di come siamo cambiati nel periodo in cui eravamo innamorati.

Allo stesso modo, è anche uno stimolo a voltare pagina, a dare un nuovo senso alla nostra vita e, facendo tesoro proprio dell’esperienza vissuta, ritornare ad innamorarci.

Sì, non è facile. Soprattutto quando la sofferenza è tale che ti sembra quasi non ci sia via d’uscita, quando vedi tutto nero, quando sei portato ad abbandonarti a questa situazione di malessere e non hai la forza di ripartire.

Continuando a leggere questo articolo scoprirai come superare la fine di un amore, come superare una separazione attraverso quattro passi che, nella loro semplicità, ti daranno benefici evidenti per ritrovare il tuo equilibrio e la tua serenità.

 

Smettere di stare male per amore.

Facile a dirsi, molto meno a farsi.

Quando si soffre per amore e soprattutto nei giorni immediatamente successivi alla fine di una storia, è difficile guardare avanti, acquisire la consapevolezza di ciò che è successo, razionalizzare l’accaduto e cercare di considerare concluso il percorso fatto insieme alla persona che ti stava accanto. Eppure, nonostante la naturale sofferenza, è necessario reagire.

Smettere di stare male per amore e ripartire per trovare una nuova dimensione che ci faccia stare bene.

Magari stai pensando che sono tutte belle parole e che poi la realtà è ben diversa. Leggendo le prossime righe, vedrai come superare la fine di un amore può essere più semplice di quanto credi.

Considera questo articolo come un prontuario che ha lo scopo di aumentare la tua consapevolezza su ciò che ti è successo e in cui troverai consigli che ti permetteranno di elaborare l’accaduto e guardare utilmente avanti.

I risultati non mancheranno e potrai finalmente lasciarti la separazione alle spalle e guardare al futuro con un rinnovato ottimismo.

Forza allora: spalle dritte e… cominciamo!

 

I 4 consigli su come superare una delusione d’amore.

È arrivato il momento di capire concretamente come riprendersi dalle delusioni d’amore.

In particolare vedremo cosa fare e cosa non fare per ripartire dopo la fine di una relazione.

Partiamo!

 

1) Chiedere spiegazioni all’ex partner: le vuoi davvero?

Spesso quando veniamo lasciati sentiamo il bisogno di avere delle spiegazioni; spiegazioni per capire che cosa è successo ad un certo punto del rapporto, quali sono le motivazioni che hanno portato il partner a voler interrompere la relazione.

Focalizza la tua attenzione su un punto: sei sicuro di volere delle spiegazioni proprio per questo motivo?

“Sei sicuro/a che vuoi davvero delle spiegazioni o stai cercando solo una scusa per mantenere un rapporto e un legame?”

Forse sarà capitato anche a te di stare vicino a qualcuno che stava soffrendo per una separazione, stargli accanto proprio nel momento in cui riceveva delle spiegazioni; se hai vissuto questo tipo di esperienza probabilmente avrai notato che le spiegazioni che riceveva raramente gli bastavano. Di solito lo portavano solo a chiederne di nuove.

Questa è una dimostrazione di come in realtà le spiegazioni non ci interessano davvero; sono solo una scusa per mantenere ancora un contatto, una parvenza di rapporto.

Con questo non voglio dirti di disinteressarti completamente alle spiegazioni, ma di non cercarle in modo ossessivo. Se ne senti il bisogno, chiedile; ma se l’altra persona non è disposta a risponderti, oppure ti appare poco chiara, limitati ad accettarle senza volerne ancora e ancora.

La ricerca compulsiva delle spiegazioni porta solo ad enormi litigi, perché il più delle volte, chi viene lasciato non le accetta. Magari l’ex dà una risposta parlando dei sentimenti che prova, di ciò che sta sentendo ma la persona lasciata risponde dicendo che non può essere vero, che le cose che sente non sono giuste. Insomma, gli piacerebbe imporre all’altra persona il modo in cui deve sentire e provare i sentimenti.

Una cosa del genere, vista con la lucidità di chi non è coinvolto, appare assurda, eppure è un comportamento molto consueto per chi sta affrontando una separazione.

 

2) Cercare un colpevole a tutti i costi

Quando finisce una relazione, la delusione e il dolore portano a voler cercare il colpevole di questa separazione.

In casi estremi, si finisce con il rinfacciare situazioni passate, si cerca di giustificare la scelta con le mancanze del partner e spesso la tendenza è quella a voler gettare la colpa sull’altro.

Ecco perché è importante capire questo aspetto: non c’è colpa.

È possibile che ci siano stati comportamenti sbagliati ed errori, ma quando una coppia si separa difficilmente la colpa è di una sola persona.

Nella maggior parte dei casi, cambiano le situazioni, cambiamo noi ed è spesso questo il motivo principale che porta due persone a decidere di non proseguire il proprio percorso insieme.

Due persone iniziano una relazione, durante la quale sono perfetti l’uno per l’altra (nel caso in cui la relazione sia cominciata fondandosi su basi solide e positive), ma noi esseri umani non siamo immutabili: ogni giorno facciamo tante esperienze, incontriamo persone, ci confrontiamo con nuove idee, nuovi modi di vedere le cose e tutto questo non ci lascia indifferenti. L’essenza dell’essere umano risiede nel cambiamento, nell’evolversi. Se ci fai caso tu per primo non sei la persona che eri dieci anni fa, o anche solo un anno fa. Quindi cosa succede? Due persone che in un dato momento sono perfette ecco che, nel corso del tempo, modificano parti del loro carattere, le loro aspettative, i loro desideri. In alcuni casi queste modifiche avvengono in modo simmetrico, in altri invece no.

Proprio per questo è inutile parlare di colpa e ti consigliamo di non credere a tutte le eventuali critiche. In un secondo momento, quando sarai in grado affrontare il tutto con distacco e lucidità, potrai prendere in considerazione ciò che ti è stato detto e capire quanto c’è di vero.

 

3) Evita di sentirti un fallito

La conclusione della relazione spesso fa percepire in chi la subisce che ogni aspetto della propria esistenza sia un fallimento.

È come la fine dell’intero percorso personale, un po’ come se una enorme scritta GAME OVER sia comparsa sulla propria esistenza.

Questo è forse uno degli errori più gravi in cui puoi cadere, perché significa accettare un’idea terrificante: tutta la propria vita, tutto ciò che si è fatto, ogni risultato, ogni sfida accettata sono completamente inutili. L’unica cosa che conta è il proprio ruolo di moglie o di marito, di fidanzata o di fidanzato. Insomma è come annullare gran parte della propria esistenza, per concentrarsi solo su un aspetto. E questo è uno degli atti autolesionisti più crudeli a cui ti puoi sottoporre, perché è come distruggere tutto ciò che hai costruito sino a quel momento e dire che non merita di esistere se non sei più all’interno della relazione.

Nel caso tu stessi vivendo proprio questa percezione, è importante iniziare a vederla da un’altra prospettiva: le cose cambiano, niente resta immutato, tu sei cambiato tante volte e questo è soltanto l’ennesimo cambiamento. La tua vita non è finita, tantomeno fallita, sta semplicemente cambiando. L’unica cosa davvero finita è il progetto di vita in due. Ma questo non vuol dire che il tuo progetto di vita in qualità di individuo si è concluso, anzi, ha solo attraversato un’altra tappa, l’ha conclusa ed ora si sta accingendo a passare a quella successiva.

 

4) Isolarti non è la soluzione

L’ultimo è forse l’errore più conosciuto ma, nonostante questo, è anche uno di quelli in cui è più facile finire.

La tristezza, il senso di abbandono e la sofferenza portano spesso ad un senso di apatia che conduce ad isolarsi. Non si vuole uscire di casa, si perde la voglia di avere a che fare con le altre persone e ci si riduce a fare solo ciò che siamo obbligati a fare, come ad esempio andare a lavoro.

Isolarsi equivale ad escludere la possibilità che qualcosa di diverso dall’idea della separazione possa entrare nella nostra mente; è come rinchiudersi in una prigione infestata solo dal fantasma della relazione conclusa. Insomma, isolarsi è un po’ come dire: “Io voglio stare al centro di questo dolore”.

A volte questa reazione è supportata da due presupposizioni errate:

  • “Quando si viene lasciati è opportuno stare da soli per un po’”. In questo caso non ci si riferisce ad escludersi dal mondo, ma semplicemente di evitare di immergersi a capofitto in una nuova relazione. Una delle cose fondamentali da fare è riappropriarsi della propria individualità, anche se la cosa all’inizio sembra far male. Possiamo, infatti, pensare di tornare a far parte di una coppia solo quando ci siamo ricostruiti in quanto individui.
  • “Ho bisogno di tempo per pensare”. Il fatto di avere tempo per pensare, però, non implica l’isolamento. Abbiamo un sacco di momenti durante la giornata in cui siamo soli e, specialmente dopo la separazione, questi aumentano. In più, si crede che riflettere da soli su un problema per un mese sia più produttivo che rifletterci – ad esempio – per tre ore. In realtà non è affatto così. Anzi, specialmente durante l’isolamento, passare un mese a pensare, vuol dire solo buttare del tempo e condannarsi al dolore. I nostri pensieri, infatti, vengono stimolati attraverso l’interazione sociale (quindi le uscite, le conversazioni con gli amici, gli aperitivi, ecc.), anche se durante queste interazioni non si fa assolutamente riferimento all’abbandono. Il nostro inconscio riflette su un problema anche quando la mente conscia non ne è consapevole.

Per farla breve: qualunque siano le riflessioni che vuoi fare, le farai comunque anche senza isolarti, anzi, arriverai più in fretta a ciò che cerchi se non ti precludi la vita sociale.

L’isolamento è anche una diretta conseguenza dell’apatia da cui si viene colti quando si vive un dolore emotivo molto forte. Questa apatia, specie nella fase iniziale, è estremamente positiva, perché fa prendere realmente consapevolezza del trauma che si sta vivendo (chi viene lasciato vive la cosa come un lutto). Ma, come abbiamo detto, è solo una fase; una fase breve.

 

Come superare una delusione d’amore: reagisci subito!

Quando si soffre per amore, la tendenza è quella di lasciarsi andare e di procrastinare le decisioni e le azioni che permettono di riprendere in mano la propria vita.

Indugiare troppo a lungo vuol dire solo farsi ulteriormente del male.

In questi casi, è opportuno agire subito. Comprendere quale direzione dare alla propria vita, capire cosa è davvero importante per se stessi e, di conseguenza, rimboccarsi le maniche.

Certo, a volte potrebbe essere difficile riuscirci da soli.

E per questo puoi affidarti ai nostri coach professionisti che ti aiuteranno a ritrovare l’equilibrio nella tua vita e a raggiungere gli obiettivi che davvero desideri.

Richiedi ora la tua sessione di coaching!

Come superare un fallimento

Come superare un fallimento (e scoprire che non è mai esistito)

Delusioni lavorative, una relazione finita o un obiettivo mancato potrebbero essere etichettati a prima vista come “fallimenti”… ma come sarebbe se scoprissimo che in realtà il fallimento personale non esiste?

È vero che “fallimento” è il nome che la maggior parte delle persone dà a questi eventi, ma è pur vero che il Coaching ci dà strumenti per cambiare il nostro punto di vista e volgere al meglio ogni evento che accade.

E cambiando punto di vista possiamo arrivare alla conclusione che il “fallimento” non è mai esistito o meglio, quello che prima ci sembrava un evento da “cancellare”, ora ci fornisce informazioni importanti in funzione dei nostri obiettivi.

In questo articolo ti mostriamo proprio come superare un fallimento (e scoprire che non è mai esistito) con il Coaching e trasformare il tuo punto di vista per scoprire che il “fallimento” non è mai esistito.

Come superare un fallimento. Regola n°1: basta sentirsi un fallito!

Se “dichiarare fallimento” è un’espressione adatta in ambito giudiziario, è molto importante distinguere quando la usiamo su noi stessi.

Espressioni come « mi sento un fallito », « ho fallito », « sento di essere un fallito » vanno osservate e trasformate in qualcosa che invece di sentirsi falliti, rende capaci di “rialzarsi dopo una sconfitta”, superare la paura del fallimento e comprendere che, da un certo punto di vista, non esiste nessun “uomo fallito” e nessun fallire nella vita.

I vocaboli “fallimento” e “fallito” indicano infatti un errore, un difetto, una mancanza di qualcosa ed anche un grave insuccesso.

E se ci fai caso, puoi notare che non si riferiscono a delle persone, ma ad eventi: quello che invece si tende a fare (sbagliando!) è “appiccicare” a noi stessi l’etichetta di “fallito” quando abbiamo ottenuto un risultato diverso o negativo rispetto  all’obiettivo fissato.

Quando qualcuno ci comunica di “sentirsi un fallito”, ci sta dando un’informazione importante sull’evento che ha vissuto e – soprattutto – sulla sua reazione emotiva all’evento stesso.

Ed è proprio il modo in cui pensiamo e sentiamo rispetto all’evento a determinare la nostra capacità di agire con successo o meno.

Vediamo dunque come superare un “fallimento” con il Coaching.

Come superare un fallimento personale o lavorativo: la soluzione del Coaching

A prescindere che si tratti di un evento accaduto in ambito personale o lavorativo, la soluzione parte da un presupposto fondamentale della PNL applicato al Coaching.

Il presupposto è: non esiste fallimento, ma solo feedback.

Qualunque azione mettiamo in campo, otteniamo sempre un risultato: se il risultato che otteniamo è diverso da quello voluto, possiamo raccogliere informazioni ed agire diversamente.

Grazie al feedback – “informazione di ritorno” – possiamo imparare, fare del nostro meglio in un successivo momento e, soprattutto, liberarci dall’idea del “fallimento” che ci fa smettere di fare ciò che stavamo facendo, senza concederci più altre possibilità.

Che cosa ho imparato da questo evento?
Che cosa farò di diverso la prossima volta?

Già solo queste due domande cambiano completamente la scena e trasformano un apparente “fallimento” in una fonte di informazioni e di apprendimento.

C’è anche un’altra considerazione importante da fare: non esiste successo senza “fallimento”.

Dallo sport al business, da Michael Jordan a Steve Jobs, chiunque ha avuto successo ha fatto i conti con il “fallimento” ed ha fatto la differenza perché ha “fallito bene”, ha “fallito presto” ed ha corretto subito il tiro in funzione dei propri obiettivi.

E proprio rispetto agli obiettivi, il Coaching fornisce un processo preciso e specifico per trasformare le idee in azioni riducendo al minimo le possibilità di fallire.

Come superare un fallimento: gli obiettivi, le risorse e le azioni per reagire e rialzarsi

Un altro aspetto da considerare e che può essere uno shock per molti è questo: spesso le persone si programmano al “fallimento”.

Non lo fanno certamente di proposito, ma semplicemente ignorano uno degli aspetti più importanti per avere successo e vivere al meglio la propria vita: il settaggio degli obiettivi.

Molte persone, infatti, fissano degli obiettivi commettendo un grave errore: mettono il focus su eventi che non sono sotto il loro controllo.

Voglio vincere il campionato, voglio acquisire 100 nuovi clienti sono degli obiettivi il cui esito non è sotto il nostro diretto controllo: infatti, sia nel campionato che nell’acquisizione dei clienti entrano in gioco delle variabili (le altre squadre, il comportamento dei clienti ecc…) che non possiamo governare.

Ben diverso è fissare obiettivi il cui esito è sotto il nostro diretto controllo perché ci consentono di portare le nostre performance su un livello superiore di efficacia ed efficienza.

Secondo il nostro metodo di lavoro, un Coach professionista:

  • Ti allena a fissare l’obiettivo con un processo scientifico
  • Ti supporta nel far emergere tutte le risorse a tua disposizione
  • Ti focalizza su ciò che è sotto il tuo controllo
  • Ti dà un punto di vista esterno che ti consente di scegliere diverse opzioni di azione e prevenire qualsiasi “fallimento”
  • Ti porta ad agire da subito appena conclusa una sessione di Coaching

Ogni sessione di Coaching si conclude infatti con un piano d’azione e segue un processo completo di pianificazione, esecuzione, controllo e feedback per raggiungere i risultati che vuoi e prevenire qualsiasi genere di “fallimento”.

Se pensi che il punto di vista e gli strumenti del Coaching su come superare il fallimento possano esserti utili, clicca sul pulsante per richiedere informazioni e parlare con un nostro Business Coach.

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Pensiero Positivo e Coaching: Una Strana Coppia?

Pensiero Positivo e Coaching: una “strana coppia” o un connubio efficace?

Pensiero Positivo e Coaching sono una “strana coppia” o un connubio efficace per migliorare la tua vita?

Pensare positivo è sicuramente meglio di pensare negativo… ma è sufficiente per parlare di risultati di valore o rischia di essere una pratica inefficace?

Chi “pensa positivo” sa anche come “agire positivo”? Essere positivi

In questo breve articolo facciamo chiarezza su pensiero positivo e Coaching e condividiamo con te 3 informazioni essenziali per migliorare la tua vita nei pensieri e nelle azioni.

Leggendo l’articolo scoprirai anche uno schema molto utile per gestire le emozioni “negative” e per potenziare quelle “positive”.

Pronti? Cominciamo!

Pensiero positivo, meditare e Coaching: a ciascuno il suo e la prima informazione.

Quanto è importante riuscire a pensare in maniera positiva?
Quanto conta trovare il lato positivo in ogni situazione?
Quanto è utile essere capaci di trovare soluzioni positive davanti a ciò che ci appare come negativo?

Col pensiero positivo intendiamo infatti tutto ciò che orienta la mente a uno stato di positività, superando gli schemi di pensiero negativi e creandone di nuovi, più ottimisti e sani, al fine di affrontare con fiducia la propria esperienza di vita e raggiungere il benessere psicofisico.

Dal nostro punto di vista, tutte le tecniche di pensiero positivo sono utili ma parziali: per ottenere risultati concreti bisogna pensare positivo… ed agire positivo!

Senza sottovalutare il potere dei pensieri… pensare positivo è sicuramente meglio che pensare negativo, ma il solo pensiero positivo non basta per avere successo in ciò che pensiamo di realizzare.

Sembra qualcosa di scontato da dire, eppure questa tendenza “teorica” è più diffusa di quanto si pensi ed è bene fare chiarezza rispetto ad una differenza sostanziale con il Coaching.

Il Coaching per il suo orientamento pratico e misurabile, fornisce infatti strumenti e processi efficaci per passare dal pensiero all’azione ed ottenere i risultati voluti.

E, soprattutto, consente di misurare in maniera oggettiva quello che otteniamo con i nostri pensieri e le nostre azioni.

Pertanto: se partiamo dal pensiero positivo, qual è il passo successivo per evitare rischi?

Sentimenti positivi, emozioni positive ed emozioni negative: il Coaching e la potenza del focus.

Il passo successivo è nella seconda informazione essenziale per migliorare la tua vita: il focus.

Il “punto focale” dove metti la tua attenzione determina la qualità dei tuoi risultati: è per questo che nel Coaching è fondamentale il settaggio degli obiettivi, mettere in campo azioni che sono sotto il tuo diretto controllo e concentrarti sulle risorse che hai a tua disposizione.

Un altro dato molto importante è riconoscere che il nostro focus, il nostro stato, i nostri pensieri e le nostre emozioni sono sotto il nostro controllo: così come i pensieri positivi generano emozioni positive e sentimenti positivi, così possiamo riconoscere i pensieri ed il focus che generano emozioni negative ed orientarli in positivo.

Un ottimo strumento per migliorare lo stato emotivo è il modello delle 8 emozioni primarie di Plutchik che mostra come le emozioni sono il risultato di una complessa sequenza di eventi che è possibile orientare nella direzione desiderata.

In questo modo si attua un processo che parte da focus, stato, pensieri ed emozioni positive per mettere in campo azioni e risultati efficaci.

L’anello mancante del pensiero positivo nella triade del NeuroCoaching integrato

A questo punto, ti sarà chiaro che il pensiero positivo va contestualizzato un processo integrato che trasforma i pensieri in azioni e risultati misurabili e sotto il nostro controllo.

Il pensiero positivo da solo è come un anello mancante… che nella triade del nostro modello trova il suo completamento.

Come già trattato nell’articolo sul credere in se stessi, nel NeuroCoaching integrato distinguiamo 3 fattori essenziali per passare con successo dall’idea all’azione ed il pensiero positivo rientra a pieno nel fattore Energia.

Il pensiero positivo (Energia) in un sistema integrato con Competenze ed Autonomia trova il suo connubio efficace col Coaching senza il rischio di credere che basti il solo pensiero per far accadere le cose.

Se vuoi scoprire di più sul NeuroCoaching integrato
, clicca sul pulsante per richiedere una sessione.

Credere in se stessi: 2 “Tool” di Coaching a Prova di Fuffa per Migliorare i Tuoi Risultati

Credere in se stessi: hai mai pensato che fosse solo fuffa?

In questo articolo trovi 2 “tool” super efficaci per migliorare i tuoi risultati ed un chiarimento sulle bufale e le trovate di marketing sul “credere” in se stessi.

Al suo interno troverai anche il modello di NeuroCoaching integrato del Dr Roberto Castaldo che lavora su più livelli per elevare le performance e migliorare i risultati senza perdere tempo e motivazione.

Pronto? Buona lettura!

Davvero basta credere in se stessi per migliorare i risultati?

Quando si parla di “credere”, la prima cosa da fare è smetterla di “crederci” come insegnano alcuni pseudo-Coach che confondono il Coaching con una curiosa “pseudo-motivazione”.

Diversi pseudo-professionisti – che si dichiarano “coach” pur non avendo seguito un percorso certificato – insistono così tanto su “credi in te stesso” che i loro clienti quasi si convincono che i risultati arriveranno magicamente da soli fin quando, dopo aver perso tempo e soldi, si scontreranno con la realtà dopo essere caduti vittime di bufale e trovate di marketing.

Il fatto è che espressioni come riuscire nella vita, credere di credere, vincere se stessi, avere fiducia nella vita, valorizzare se stessi, avere rispetto di se stessi, essere fiduciosi sono espressioni che vanno benissimo dal punto di vista del Coachee che si rivolge al Coach: è compito del Coach allenare il Coachee a trasformare queste espressioni vaghe in obiettivi ben formati, precisi, misurabili con un piano d’azione da attuare nell’immediato.

Basta ricordare che ogni sessione di Coaching degna di questo nome si completa con un piano d’azione per liberarci di tutta la fuffa ed abbiamo appena cominciato a chiarire l’argomento.

Insomma: basta credere in se stessi per migliorare i risultati?

Assolutamente NO!

Questo non significa che non serva, perché capire come avere fiducia in se stessi aiuta a migliorare i risultati ed entusiasmo, ma c’è bisogno di altro!

Se un uomo crede in se stesso, ha soltanto cominciato: se credi di essere un grande giocatore di calcio ma ti mancano l’allenamento, la tecnica e l’ultima volta che hai giocato a calcio c’erano ancora le 1.000 lire, molto probabilmente la tua prossima partita non sarà esattamente un successo.

Anzi, se non fai attenzione, rischi anche di procurarti uno strappo muscolare o un infortunio perché hai gestito male le risorse a tua disposizione.

Chiarito questo punto, possiamo trattare l’argomento da un punto di vista più pratico e concreto.

Come credere in se stessi con 2 “Tool” strategici: autostima ed autoefficacia

A questo punto potresti chiederti: che cosa significa esattamente… e come credere in se stessi?

Spesso si usano espressioni come “sicurezza in se stessi”, “contare su se stessi” e “fiducia in se stessi” quasi come sinonimi.

Nel modello di NeuroCoaching integrato del Dr Roberto Castaldo, invece, ci sono 2 “tool” strategici che portano chiarezza e risultati.

Uno è l’autostima – la stima di te – l’altro è l’autoefficacia – la stima di ciò che sai fare – due elementi che, come lo Yin e lo Yang, si influenzano reciprocamente e vanno considerati insieme.

Quando hai un livello di autostima positivo, ti percepisci come più efficace; quando il tuo livello di autoefficacia è positivo, lo sarà in proporzione anche la tua autostima.

Se vuoi migliorare l’autostima devi lavorare sull’autoefficacia: se vuoi migliorare l’autoefficacia, devi lavorare sull’autostima.

Questo è solo l’inizio di un processo molto più complesso del semplice “ci devi credere” – sbandierato da tanti pseudo-Coach – per ottenere risultati: segui nel prossimo paragrafo per approfondire.

Da Autostima ed autoefficacia a risultati superiori: i 3 fattori del successo

Riesci a seguire il discorso? Ricapitoliamo.

Credere in se stessi non basta, ma è un fattore che aiuta a migliorare i tuoi risultati.

Il primo tassello da aggiungere è che autostima ed autoefficacia si influenzano reciprocamente.

Il secondo è far attenzione a questi 3 fattori: autonomia, energia e le competenze.

Quindi va bene credere in se stessi, a patto che lavoriamo su:

  • Autonomia: la capacità di scegliere le strategie decisionali più adatte ai risultati voluti
  • Energia: le strategie motivazionali e l’investimento energetico che metti in campo
  • Competenze: le strategie di apprendimento che usi per acquisire nuove capacità ed abilità

Come vedi, “credere in se stessi” ha sullo sfondo un lavoro integrato su più livelli che possono portare grandi trasformazioni nella tua vita.

E questa è solo la punta dell’iceberg.

Come hai letto all’inizio, ogni sessione di Coaching degna di questo nome si completa con un piano di azione.

E il piano di azione presuppone degli obiettivi da raggiungere, stabiliti secondo un determinato processo – come il G.R.O.W. ad esempio – e che sono un altro fattore fondamentale.

Così come non puoi separare autostima ed autoefficacia, non puoi scindere il credere in se stessi dagli obiettivi.

Credere in se stessi: il NeuroCoaching integrato e la soluzione scientifica per ottimizzare tempo e soldi

Facciamo il punto finale e tiriamo le somme.

Siamo partiti da “credere in se stessi” ed abbiamo visto come – all’interno di un modello scientifico di NeuroCoaching integrato – questo investa:

  • Autostima ed autoefficacia
  • Autonomia, energia e competenze
  • Obiettivi ben formati e piano d’azione

Guardando il modello, avrai sicuramente individuato un punto su cui lavorare che ha attirato di più la tua attenzione.

Che cosa puoi fare quindi? Per migliorare i tuoi risultati e lavorare proprio su quel punto specifico, puoi richiedere una sessione di Coaching e testare l’efficacia e la rapidità del modello di NeuroCoaching integrato ed ottimizzare i tuoi investimenti di tempo e soldi.

Dopo questo articolo non hai bisogno di crederci, ma sai che il Coaching funziona!

Entusiasmo: come essere positivi per aumentare il fatturato e l’utile in azienda

I benefici dell’entusiasmo che portano ricchezza in azienda e come entusiasmare il tuo team

Entusiasmo: le analisi OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) parlano chiaro.

L’entusiasmo – e la mancanza di entusiasmo – è sempre più un fattore determinante, un’energia vitale per ilsuccesso di un’azienda.

Il successo di un’azienda è determinato dalle persone e, a parità di talenti e competenze, una persona entusiasta rende molto di più e fa in modo che anche gli altri membri del team possano essere positivi.

In questo articolo ti darò delle evidenze dell’impatto positivo dell’entusiasmo che ha già fatto aumentare il fatturato aziendale in diverse realtà nazionali ed internazionali.

Entusiasmo, felicità e perché è il trend del momento

Se l’Onu ha dedicato una giornata mondiale alla felicità, se l’OCSE raccomanda agli istituti di statistica nazionali di adottare l’indice della felicità e persino l’università americana di Yale ha istituito un corso sulla felicità, è il caso di studiare bene il fenomeno e capire come l’entusiasmo impatta sulle aziende.

Oltre ai benefici del Coaching ho riportato i dati forniti dal Laboratorio Imprese per la Responsabilità Sociale d’Impresa di Reggio Emilia, secondo i quali 1 euro investito sul Coaching dà un ritorno dai 2,5 euro ai 4,8 euro per abbattimento del costo dell’assenteismo.

A questi dati voglio aggiungere l’interessante punto di vista di Laurence Vanhée che ha le risorse umane della Sicurezza Sociale in Belgio ha rilevato che il lavoro sull’entusiasmo e sulla felicità ha generato:

  • -20% di assenteismo
  • -70% di dimissioni spontanee
  • +80% dedizione al lavoro

Ovviamente questo risultato non viene dal mettere in ufficio un semplice tavolo da ping-pong o una sala relax, ma da qualcosa di molto più profondo su cui possiamo soffermarci.

Entusiasmo in azienda e come metterlo in pratica

Stando all’etimologia, entusiasmo ha due significati principali:

  • Ispirazione divina (da èn-theos, “pieno di un dio”)
  • uno stato di viva agitazione che porta ad e operare dando tutto di sé stesso

Dal mio punto di vista, l’entusiasmo è quello stato che accompagna l’agire con intensità – mettendo in campo tutte le risorse a nostra disposizione – e di ottenere risultati efficaci ed efficienti – usando al meglio proprio le risorse che abbiamo messo in campo.
Hai presente come si comporta in azienda una persona entusiasta?

Certo, se è facile riconoscere in azienda i sintomi della mancanza di entusiasmo – dalla mancanza di iniziativa fino a gravi irresponsabilità, c’è una caratteristica fondamentale che accomuna tutte le persone entusiaste in azienda: ottenere risultati di valore.

Nell’ambito aziendale, il Coaching è uno degli strumenti professionali più efficaci e rapidi per ottenere risultati di valore perché consente di:

  • fissare gli obiettivi aziendali in modo chiaro, efficiente e misurabile
  • fissare gli obiettivi individuali di ogni membro del team
  • allineare gli obiettivi aziendali con quelli individuali
  • creare un piano d’azione per ogni fase di esecuzione degli obiettivi

Una persona che ottiene risultati, che sa che cosa fare, come farlo e che si sente utile in ciò che fa… è una persona entusiasta che stimola tutti ad essere positivi nel raggiungere il successo in azienda.

È quel tipo di persona che non starà a guardare l’orologio quando ci saranno scadenze ed urgenze, ma darà energia vitale a tutti, sarà la prima ad arrivare e l’ultima ad andare via.

È quel tipo di persona che se avrà qualcosa da dire durante una riunione non starà in silenzio, ma saprà usare le parole giuste per stimolare pensieri positivi e soluzioni.

È quel tipo di persona che non aspetterà di ricevere un determinato compito per agire, ma saprà anticipare le prossime sfide aziendali, attirare persone positive ed offrire punti di vista innovativi.

Se ti interessa che le persone del tuo team siano così, possiamo sviluppare subito un piano d’azione insieme con una sessione di Coaching che puoi richiedere cliccando qui.

Come hai visto dai dati concreti, l’entusiasmo ed essere positivi aiuta e non si tratta di “fuffa” o cose da “motivatori” improvvisati, ma di qualcosa che – a partire da talenti e competenze ben sviluppati – può fare la differenza e portare aumenti di fatturato alla tua azienda. Numeri alla mano.

Se stai pensando di richiedere senza impegno la tua sessione di Coaching, ti consiglio di farlo ora per scoprire anche come divertire il tuo team con una delle più recenti innovazioni destinata ad esplodere nei prossimi anni – è top secret, te ne parlerò in privato.

Ad maiora

Dr Roberto Castaldo

coach italy sport coaching performance

Lo Sport Coaching per migliorare le performance sportive

Per fare sport a livello agonistico e, ancor di più, a livello professionistico è necessario allenarsi su ogni aspetto che compone la performance sportiva.

Spesso l’aspetto mentale viene sottovalutato e l’attenzione viene posta maggiormente sugli aspetti fisici e tecnici dell’atleta (o degli atleti se si tratta di una squadra) che deve competere.

Il coaching applicato allo sport è uno strumento fondamentale per migliorare le performance sportive e aiuta a focalizzarsi sugli obiettivi e le motivazioni che spingono un’atleta a gareggiare per raggiungere determinati risultati.

Lo Sport Coaching aiuta a migliorarsi soprattutto perché agisce sull’aspetto mentale dell’atleta dal quale parte ogni impresa di grande successo.

L’importanza dell’allenamento mentale come parte integrante della preparazione atletica e tecnica è ormai generalmente condiviso ed oggetto di numerose ricerche in laboratorio e sul campo.

Negli ultimi anni la psicologia dello sport si è diretta sempre più verso la ricerca di programmi integrati e multimodali di allenamento mentale.

L’importanza dell’aspetto mentale nello sport

Una ricerca presentata dalla British Psychology Society nel 2003, che è tornata di grande attualità grazie all’irrompere del Mental Coaching, sostiene che sono molti i fattori che permettono di avere successo nello sport e tra questi l’aspetto mentale è sicuramente alla base per il raggiungimento di grandi risultati.

Ma questo non è il solo studio a riguardo.

Una delle migliori ricerche relative all’argomento in questione è certamente quella elaborata da Martens, uno degli studiosi più importanti e conosciuti nell’ambito della psicologia sportiva.

Martens evidenziava la necessità di affrontare in maniera multimodale la preparazione mentale dell’atleta e affermava che l’intervento sull’aspetto mentale deve essere orientato a:

  • sviluppare ed allenare le abilità motorie e le strategie
  • tarare gli obiettivi
  • raggiungere la motivazione
  • imparare a controllare le emozioni e l’ansia,
  • focalizzare e concentrare l’energia e l’attenzione
  • migliorare la fiducia in se stessi e la consapevolezza di sé
  • controllare le attività immaginative

Quella di Martens è sicuramente una visione che definisce al meglio tutte le variabili che intervengono sul’aspetto mentale dell’atleta.

Lo Sport Coaching ti aiuta a migliorare le performance sportive proprio concentrandosi su questi aspetti.

Ognuno di questi meriterebbe di essere approfondito singolarmente.
In questo articolo però voglio concentrarmi su quelli che secondo il mio punto di vista sono quelli più rilevanti.

Definire un obiettivo con lo Sport Coaching

Con il termine obiettivo si definisce il fine, la meta, il risultato che si vuole ottenere compiendo una determinata azione.

Detto così sarebbe facile immaginare che basta porsi un traguardo nella vita e fare qualcosa per poterlo realizzare, per far sì che diventi realtà.

Tuttavia, sappiamo benissimo che un obiettivo, in sé per sé, non basta da solo per raggiungere un determinato scopo: sono tanti, e all’ordine del giorno, gli obiettivi che desideriamo ottenere, ma che purtroppo, nella maggior parte dei casi, siamo costretti a riporre nel cassetto come dei bei sogni impossibili da realizzare.

Ecco.

La prima cosa da fare è quindi focalizzarsi su un obiettivo ben preciso.

Nel caso di un atleta può essere un risultato da ottenere, una gara da vincere, un record da battere.

Questo è il primo passo per il successo: sapere dove si vuole arrivare.

Capisco che non è sempre immediato e intuitivo definire un obiettivo con precisione e a tal riguardo ti consiglio di dare un’occhiata all’articolo sul metodo G.R.O.W., una delle strutture più efficaci di coaching e che puoi applicare alla perfezione anche allo sport.

Ma torniamo a noi.

Per avere successo nella definizione di un obiettivo devi conoscere il vero motivo che è dietro la sfida.

E di seguito ti spiego a cosa mi riferisco.

Comprendere la vera motivazione con lo Sport Coaching

Qual è il tuo “perché”?
Perché ti vuoi impegnare a raggiungere questo risultato?
Cosa c’è dietro?
Cosa è davvero importante per te nel giungere quel traguardo?

Sono queste le domande che devi porti per capire perché vuoi fare sacrifici, vuoi allenarti e vuoi dedicarti a raggiungere quell’obiettivo.

Si tratta di un aspetto fondamentale perché il motivo per cui lo fai sarà la cosa che dovrai ricordare quando penserai di rinunciare.

Quando vorrai interrompere la dieta, quando ti vorrai sedere negli spogliatoi e piangere, invece che andare a fare un’altra sessione di allenamento, quando gli ostacoli ti sembreranno insormontabili ti ricorderai di ciò che ti ha spinto a provarci e sarà la più grande forza che potrai avere.

Una volta individuato questo puoi passare allo step successivo.

Sei motivato esternamente o internamente?

Che cosa voglio dire?

Sei più motivato da una molla interna o più motivato dall’ottenere un riconoscimento esterno?

Sei più motivato dalla sfida con te stesso, oppure dal tifo che ricevi quando esegui una prestazione sportiva perfetta?

Qualunque sia il motivo, renditene conto, approfondiscilo e mantieniti sempre concentrato su di esso.

L’errore più frequente è quello di volersi motivare con ciò che motiva gli altri, quando, invece, devi motivarti con ciò che motiva davvero te stesso.

Controllare le emozioni con lo Sport Coaching

Gestire lo stato emotivo è fondamentale per un’atleta.

Immagina la situazione in cui ti sei allenato per tanti mesi e poi nel momento della gara l’emozione, l’ansia, la preoccupazione di fallire non ti fa rendere al meglio.

Ecco. Puoi allenarti a far sì che ciò non accada.

È quello che fanno i grandi campioni e in questo il coaching è sicuramente uno strumento che ti può aiutare tantissimo visto il lavoro che viene fatto nell’ambito della gestione dello stato emotivo in tutte le situazioni e non solo in quelle di gara o di competizione.

Conclusioni

Ho voluto soffermarmi brevemente su quelli che per me sono gli aspetti fondamentali sui quali si concentra il coaching applicato allo sport cercando di evidenziare i vantaggi che ne derivano.

Se sei un’atleta e vuoi migliorare le tue performance CONTATTAMI per un incontro e insieme tracceremo la strada per raggiungere grandi obiettivi.

Se sei un coach ti consiglio di approfondire gli aspetti legati all’applicazione del coaching nello sport perché sempre più atleti, a livello professionistico e non solo, stanno comprendendo l’importanza di avere una figura che li affianchi per rendere al meglio.

Ecco perché ho creato l’MBA in Sport Coaching dove tutti coloro che vogliono lavorare a contatto con sportivi e squadre possono specializzarsi in questo ramo del coaching e imparare le tecniche concrete da utilizzare attraverso un percorso studiato ad hoc per avere tutti gli strumenti da mettere in pratica fin da subito.

Ad Maiora
Dr. Roberto Castaldo

business coach italy

Come diventare Business Coach

Perché il Business Coach è diventata una delle figure più ricercate dalle aziende?

I motivi sono tanti e di notevole importanza per il successo aziendale.

Partiamo col dire che la fortuna di questa figura si inserisce all’interno del forte sviluppo che ha avuto il coaching.

In molti si sono affacciati allo studio e alla pratica di questa disciplina per le notevoli opportunità che offre a livello professionale e l’area che più affascina è sicuramente quella del Business.

Quando si parla di coaching infatti bisogna distinguere tra varie tipologie a seconda del settore in cui si applica.

In generale abbiamo 3 macro aree in cui il coaching viene utilizzato maggiormente:

  • Business: quando si ha a che fare con manager e aziende
  • Sport: quando si lavora con atleti e squadre sportive
  • Life: per tutto ciò che riguarda la vita privata e le relazioni personali

Tra questi, il Business Coaching è quello che sta riscuotendo maggior successo soprattutto in seguito alla crisi economica che ha portato molte aziende a dover rivedere la propria organizzazione e i propri obiettivi.

Ma di cosa parliamo quando facciamo riferimento al Business Coaching?
Cosa fa nella pratica un Business Coach?
Sono le domande che in molti si fanno e alle quali cercherò di rispondere di seguito.

Cos’è il Business Coaching

Come ho anticipato, il Business Coaching è relativo all’ambito aziendale e manageriale.

Mi piace definire il Business Coaching come un processo di miglioramento delle performance di un’impresa attraverso una figura professionale esterna che, non essendo influenzata dal contesto aziendale, riesce ad analizzare e comprendere con più obiettività le aree da migliorare e a tirar fuori i talenti e le capacità al suo interno, in modo da far crescere il business dell’azienda.

Il Business Coach, quindi, interviene a vari livelli della struttura e della gestione aziendale, sia dal punto di vista individuale che collettivo, attraverso approcci e tecniche diverse a seconda dell’obiettivo.

Ecco perché possiamo distinguere tra 3 tipi di Business Coaching.

I tipi di Business Coaching

L’attività di Business Coaching prevede interventi in vari ambiti aziendali a seconda delle aree in cui il coach va ad operare.

Per questo si parla di:

Executive Coaching: quando il coach lavora con imprenditori e manager per migliorare le loro tecniche di sviluppo del business e di gestione dell’azienda aiutandoli a trovare soluzioni a tutte le problematiche relative all’impresa;

Team Coaching: quando il coach interviene su un gruppo di lavoro in modo da migliorare le performance dei singoli e di conseguenza dell’intero team, facilitando i processi in termini di produttività e integrando le caratteristiche del singolo con quelle del gruppo;

Corporate Coaching: quando il coach si dedica al gruppo dirigente integrando coaching individuale e coaching di gruppo e, se necessario, si rivolge anche ai livelli intermedi dell’azienda.

Cosa fa un Business Coach

Quella del Business Coach è una figura alla quale stanno facendo affidamento sempre più aziende, sia grandi che piccole e medie imprese.

Per molte si è rivelato un supporto necessario e fondamentale per far crescere il proprio business e per migliorare le pratiche e le attività aziendali.

Cosa fa un Business Coach dipende dal contesto in cui viene inserito e dallo scopo che l’azienda si è prefissato.

In generale possiamo dire che un Business Coach tramite tecniche e strumenti del coaching, del marketing e del business in generale mira a raggiungere obiettivi quali ad esempio:

  • lo sviluppo di tutte le risorse aziendali
  • il miglioramento della comunicazione e dei rapporti interpersonali tra le persone impiegate in azienda
  • il superamento delle problematiche, degli ostacoli e dei conflitti
  • una migliore gestione dell’azienda anche in termini di leadership da parte del management
  • individuare nuovi mercati e opportunità

A ciò si aggiunge il lavoro individuale che può fare un Business Coach sia con il management, ovvero con chi decide e gestisce le sorti dell’azienda, sia con i dipendenti a livello di obiettivi personali, soddisfazione e aree di miglioramento.

Come diventare Business Coach

Se quello che hai letto finora ti ha affascinato e stai pensando che potrebbe essere un’opportunità per cambiare lavoro e intraprendere questo tipo di carriera ti consiglio di fermarti un attimo.

Non voglio darti false illusioni, quindi ci tengo a precisare che per diventare un Business Coach di un certo livello devi formarti con chi già svolge questa attività e può insegnarti le tecniche e darti consigli pratici su come iniziare questa avventura nel mondo del coaching.

Diventare Business Coach, quindi, richiede innanzitutto una formazione adeguata con esperti del settore in grado di indirizzare la tua carriera verso questo obiettivo.

Devi però fare attenzione.

Esistono tanti corsi in materia di coaching dove perderai solo tempo e difficilmente imparerai qualcosa che ti sarà utile per diventare un coach professionista.

Ecco perché ho voluto mettere la mia esperienza decennale al servizio di tutti coloro che vogliono imparare l’arte del coaching e per questo ho creato Coach Italy, la prima Academy di Business e Sport Coaching in Italia focalizzata su queste due specifiche aree del coaching.

Imparerai a trovare aziende che vorranno affidarsi a te, ad aggiungere valore all’interno delle loro organizzazione, a farle crescere in tutti gli aspetti e a portarle al successo.

Se vuoi davvero diventare un Business Coach cercato dalle migliori aziende, CONTATTAMI.

Ad Maiora
Dr. Roberto Castaldo

Da Cliente a Coach Professionista: un passaggio sempre più frequente nel Coaching

Da una semplice consulenza per migliorare la propria vita, un Coachee è diventato Coach professionista in poco tempo: scopri perché sta diventando sempre più frequente passare dall’altro lato della “scrivania” e come diventare Coach professionista.

Sapevi che quella del Coach è diventata una professione a tutti gli effetti?

Molti colleghi sono riusciti a trasformare la passione per il Coaching in un vero e proprio lavoro in breve tempo.

Vuoi sapere come hanno fatto?

Te lo spiegherò tra poco.

Prima voglio raccontarti come in molti si sono appassionati al Coaching.

Un percorso che ho riscontrato in tante persone durante la mia carriera e che potrebbe essere un punto di inizio anche per te che di Coaching non hai mai sentito parlare o conosci solo informazioni superficiali.

Affidarti a un Coach: scoprire un nuovo mondo

Probabilmente non lo sai ma potrebbe servire un Coach anche a te.

Perché?

Perché magari stai vivendo un periodo di difficoltà, di sconforto, non credi in te stesso e non riesci a reagire ad eventi che ti hanno scosso.

E quindi cosa fai?

Te lo dico io: Niente.

O almeno, niente che inneschi davvero un cambiamento reale.

Oppure anche se va tutto bene provi un generico senso di insoddisfazione perché vuoi qualcosa in più dalla vita. Non sai neanche tu cosa, ma sai che vuoi di più.

Ecco allora che un Coach può fare al caso tuo.

Proprio in questo modo in molti si sono avvicinati al Coaching.

Si sono resi conto di aver bisogno di aiuto per superare delle difficoltà o semplicemente per migliorare il proprio carattere e le proprie relazioni e si sono affidati ad un Coach.

Da un semplice incontro di consulenza si è aperto un mondo.

Un Coach, infatti, ti guida nel raggiungere l’obiettivo che ti sei prefissato attraverso un percorso che parte dall’analisi dei tuoi obiettivi e delle tue potenzialità.

Sessione dopo sessione fai emergere le risorse che hai dentro per produrre risultati straordinari in ciò che fai.

Un aiuto importante se non riesci da solo a migliorare o a risolvere determinate criticità, non trovi?

Il punto fondamentale è che con un buon Coach i risultati arrivano e sono evidenti e soprattutto misurabili in maniera oggettiva.

Ovviamente bisogna affidarsi a professionisti con una buona esperienza alle spalle e che abbiano avuto una formazione adeguata e certificata.

Alla fine dell’articolo ti dirò anche a chi affidarti.

Ora però voglio continuare a spiegarti cosa hanno fatto in molti dopo aver provato sulla loro pelle l’esperienza di farsi aiutare da un Coach.

Ed ora vuoi farlo anche tu: diventa Coach!

Vuoi i risultati ottenuti, vuoi il fascino della materia, vuoi la passione trasmessa dal Coach, il passaggio successivo per molti è stato uno:

Appassionarsi talmente al Coaching fino a diventare Coach Professionista.

Diciamo la verità, il Coaching comprende tanti aspetti che affascinano coloro che entrano per la prima volta in questo mondo. E proprio per questa sua caratteristica, si è portati ad informarsi ulteriormente dopo che si è concluso un percorso con un Coach.

E come hanno soddisfatto questa voglia di approfondire?

Mettendoci entusiasmo, studiando e soprattutto partecipando a Corsi specializzati sul Coaching tenuti da esperti del settore.

Ci tengo a precisare esperti e ti spiego il motivo.

Come scegliere il Corso di Coaching adatto a te

Ormai ci sono moltissimi corsi sul ruolo del Coach ma non tutti sono affidabili e soprattutto attendibili.

È bene che ti informi e ti documenti al meglio per scegliere il Corso migliore su cui investire.

Ti ripeto: investire. Il tuo tempo, il tuo denaro e tutto te stesso.

Diffida di chi propone Corsi di Coaching gratis.

Diciamocelo francamente: quando andavi all’Università, ti aspettavi di frequentare i corsi gratis?

Per il Coaching vale lo stesso ed anche di più.

Forse ora ti starai chiedendo come scegliere il Corso adatto.

La mia risposta è: scegli un corso tenuto da un Coach di comprovata esperienza.

E te lo dico perché sono stato uno dei primi Trainer italiani Certificati direttamente da Richard Bandler, perché ho studiato coi padri della PNL e del Coaching e perché come Responsabile Regionale dell’Associazione Italiana Coach Professionisti voglio tenere sempre più alta la reputazione del Coaching in Italia.

Se vuoi entrare nel Coaching con delle fondamenta solide il modo migliore è dare un’occhiata al Corso I Pilastri del Coaching per entrare subito nel vivo della pratica del Coaching con le Metodologie eccellenti per fare di te un Coach Professionista.

Ad maiora

Dott. Roberto Castaldo

Carisma-le-7-convinzioni-fondamentali-per-svilupparlo

Carisma: 7 convinzioni fondamentali per svilupparlo

Carisma: che cos’è e come definirlo? Si tratta di una dote innata o che si può sviluppare? In questo articolo faremo luce su questi punti e ti darò 7 spunti essenziali per sviluppare da subito il tuo carisma individuale.
 
(Premessa: quello che stai per leggere rappresenta una piccola parte di uno dei miei Corsi sul Coaching: se vuoi andare direttamente al sodo e testare da subito su di te e sui tuoi clienti le più potenti strategie per sviluppare naturalmente il tuo Carisma, clicca qui)
 

Carisma: che cos’è e perché conta nel Coaching 

Ad esempio, nel linguaggio teologico sta ad indicare un dono divino elargito a un credente a vantaggio dell’intera comunità; in senso più lato, la grazia santificante trasmessa dai sacramenti e anche i sacramenti stessi.
 
Ma il termine carisma può anche indicare quanto concorre a determinare un ascendente o un’influenza indiscutibile e generalizzata su altri.
 
Si tratta di una dote che, al di là delle definizioni, risulta essere molto complessa da comprendere.
 
Carisma, infatti, indica anche la capacità di farsi ascoltare (dote che mai quanto oggi risulta essere necessaria).
 
Se te ne parlo è perché si tratta di una componente fondamentale nel mondo del Coaching:
 

  • Da un lato è necessaria al coach che, per l’appunto, deve essere ascoltato dal coachee e deve essere visto come una figura autorevole.
     
  • Dall’altro lato è una di quelle qualità che molto spesso viene ricercata all’interno di un percorso di coaching. Non è difficile, infatti, che durante una sessione il coachee dichiari di voler sviluppare un maggiore carisma.
     

Essendo, però, una qualità molto complessa risulta difficile identificarla, anche perché spesso e volentieri se chiedessimo a dieci persone diverse cosa è il carisma ci daranno dieci definizioni diverse. Certo, è probabile che tutte queste definizioni avranno degli elementi in comune ma, allo stesso tempo, saranno caratterizzate da sfumature molto differenti.
 
Per questo oggi voglio offrirti una prospettiva operativa sul carisma.
 

Carisma, PNL e le Convinzioni carismatiche

 Owen Fitzpratick, celebre coach di PNL, parla di carisma in relazione a ciò che accade all’interno di noi quando sviluppiamo determinate convinzioni. Tra qualche rigo ti rivelerò quali sono queste convinzioni, ma prima risulta opportuno avere un’idea chiara e precisa di cosa sono le convinzioni e dell’effetto che hanno su di noi.
 
Secondo il vocabolario Treccani, una convinzione è qualcosa di cui si è assolutamente certi.
 
Anche se, ad essere sincero, la Programmazione neuro-linguistica mi ha aiutato a sviluppare uno modo di guardare diverso: la convinzione è uno dei mattoni che costituiscono la propria realtà.
 
In psicologia si parla di profezia auto avverante, ovvero: quando siamo convinti di qualcosa, dal punto di vista inconscio cercheremo tutti segnali che confermano che abbiamo ragione, al punto tale che senza rendercene conto produciamo le conseguenze che ci aspettiamo.
 
Ora finché si tratta di convinzioni potenzianti è tutto perfetto, quando però queste convinzioni ci limitano, ecco che cominciano a sorgere i problemi.
 
Proprio per questo ti chiedo di prendere in considerazione quali sono le tue convinzioni personali e notare quali, secondo te, impediscono di aumentare il tuo carisma. In questo caso non voglio darti delle indicazioni precise, ma voglio che ti affidi alla tua saggezza più profonda (se non sai di averla, è venuto il momento di conoscerla): ripassa mentalmente le tue convinzioni e di istinto, o di pancia, senti se ti limitano o ti potenziano.
 
La consapevolezza di sé è il primo passo per qualsiasi cambiamento.
 

Carisma: le 7 Convinzioni della PNL per svilupparlo subito

 Una volta fatto questo, voglio proporti le sette convinzioni delle persone carismatiche.
 
Prima di mostrartele, però, mi sembra giusto spiegarti da dove derivano.
 
Devi sapere che il metodo di lavoro della Programmazione neuro-linguistica è, per certi aspetti, molto semplice, e consiste nel modellare i comportamenti eccellenti. Per modellamento si intende uno studio dettagliato della persona, per comprendere cosa fa e cosa pensa per avere risultati eccellenti; di modo che chiunque possa accedere a quelle strategie specifiche e ottenere risultati simili.
 
Quindi, quando si è trattato di studiare il carisma, cosa hanno fatto gli studiosi di PNL? Hanno selezionato un gruppo di persone carismatiche, le hanno studiate e si sono resi conto che tutti loro avevano queste sette convinzioni in comune.
 
Leggile attentamente, rileggile e fai in modo che la tua mente le possa assorbire completamente.
 
1. Non esiste il fallimento, ma solo risultati
 
Lo so, questa convinzione può essere non particolarmente facile da adottare. Magari ti eri fissato un obiettivo e qualcosa è andato storto. Eppure trasformare tutto ciò in un fallimento è solo una tua decisione.
 
Infatti puoi scegliere se accettare che le cose siano andate male, o semplicemente domandarti cosa potevi fare meglio, quali sono i modi in cui puoi far andare le cose nel modo che vuoi; quindi, trasformare il tutto in un’esperienza.
 
2. Il rifiuto è una cosa che non riguarda te ma esclusivamente l’altra persona
 
Un rifiuto, infatti, ci fornisce unicamente informazioni sul punto di vista della persona che lo esprime; questo è influenzato dalla sua percezione in quel momento, dalle sue esperienze passate, dalle sue convinzioni, dallo stato mentale che sta vivendo.
 
Insomma, ciò che spinge una persona ad esprimere un rifiuto ha poco a che fare con un vero e proprio giudizio.
 
Pensa, ad esempio, ad una persona che viene respinta dal proprio partner. La cosa non dipende tanto da quella persona, ma dalla nuova percezione che ne ha il partner: il rifiuto non riguarda affatto quella persona, ma il modo di essere del partner.
 
3. L’imbarazzo e il disagio non sono oggettivi, sono solo una percezione di chi li sperimenta
 
Per dimostrarti questo ti chiedo di ricordare un momento in cui hai “imparato” imbarazzo o disagio. Molto probabilmente quello che ti è capitato è che eri più concentrato sui tuoi pensieri che su ciò che stava accadendo. La tua attenzione non era tanto rivolta alla situazione, quanto al tuo dialogo interno, a quella massa caotica di pensieri che ti dicevano che dovevi sentirti in imbarazzo o a disagio.
 
Quando sei in presenza di altre persone, quindi, puoi scegliere se dare retta alle tue “vocine nella testa”, oppure essere presente nel momento che stai vivendo.
 
Lo so, all’inizio può non essere facile, ma inizia a renderti conto che hai a disposizione questa scelta, diventane sempre più consapevole. Facendo questo, ti sorprenderai di come ad un certo punto sarà per te naturale smettere di dare retta a quei pensieri limitanti, per goderti l’esperienza che stai vivendo.
 
4. Va bene essere seri, è pessimo essere seriosi
 
Le risate sono importanti, così come l’ironia. Eppure molte persone pensano che scherzare sia un grave danno per la propria immagine. Ma c’è una profonda differenza tra essere seri e seriosi. Le persone serie sono quelle che danno un gran peso ai loro impegni e alle loro responsabilità: si tratta di una serietà interna, o di quella che nel precedente capitolo abbiamo definito integrità. Essere seriosi, invece, indica un atteggiamento sempre irreprensibile, privo di emotività nei confronti delle cose. Le persone seriose non sono in grado di trasmettere emozioni, se non forse la noia.
 
Quindi mantieni la tua integrità e prenditi il lusso di ridere, scherzare ed essere ironico. Nel peggiore dei casi non accadrà nulla di eclatante, ma ti sentirai sicuramente più rilassato e positivo.
 
5. Se vuoi ottenere ciò che desideri, smetti di averne bisogno
 
Conosci la legge psicologica dello sforzo inverso? In pratica, afferma che più ti sforzi di fare qualcosa, più diventa difficile riuscirci. Insomma, devi ricordare che se vuoi davvero qualcosa, devi imparare a sentirti bene anche in sua assenza.

Quando non fai questo, la tua mente crea una serie di immagini di te che provi dolore per ciò che ti manca. Questo vuol dire che il tuo pensiero è cosi concentrato su questa assenza, da impedirti di vedere altro; anche se davanti a te c’è proprio ciò che desideri e ti basterebbe allungare una mano per prenderlo.
 
6. Vai più d’accordo con te stesso e andrai più d’accordo con gli altri
 
Quando impari a trattare bene te stesso, impari a trattare bene gli altri. Quando impari a trattare bene te stesso, emani una profonda energia di serenità (e ti assicuro che è una delle cose che maggiormente attraggono le persone). In più, quando sei contento di te stesso ti trovi nello stato migliore per stare insieme agli altri.
 
7. Sei tu che definisci chi sei. Sei tu che decidi cosa fare. Sei tu a decidere il modo in cui vivere
 
Tu sei l’unico e solo giudice di te stesso. Sei l’unico che conosce tutto di te, dai pensieri ai comportamenti (ti frequenti da quando sei nato, giusto?). Sei l’unico e solo padrone della tua mente, l’unico e solo che può guidarla. Quindi inizia a riflettere da adesso su come puoi utilizzare il tuo cervello per migliorare la tua vita.
 

Carisma: come svilupparlo concretamente ed in pratica

Quando si decide di lavorare sul proprio carisma – al di fuori di qualsiasi definizione – il modo operativo per svilupparlo risulta essere proprio strutturare un piano di azione volto alla creazioni di queste convinzioni.
 
Il risultato, ti assicuro, è qualcosa di strabiliante!
 

Per questo se vuoi conoscere meglio il Coaching e come utilizzarlo per migliorare da subito il tuo Carisma e le tue Performance clicca qui, perché ho creato un percorso assolutamente pratico che ti metterà nella condizioni di utilizzarlo da subito.

Come gestire al meglio il setting di una sessione di coaching

Il setting è fondamentale in una sessione di coaching.

Se non ti prendi cura di questo aspetto, rischi che il tuo coachee non comprenda neppure la differenza tra una sessione di coaching e una piacevole chiacchierata.

Ho scritto questo articolo proprio per farti subito capire ed applicare questa differenza e per farti creare da subito un setting ideale per le tue sessioni di Coaching.

Sei pronto? Diamoci subito da fare!

Che cos’è il Setting nel Coaching e “dove” incontrare il tuo Coach

Quando parlo di setting, mi riferisco ad un concetto mutuato dalla psicoterapia: con esso si intende il contesto nel quale ha luogo la relazione di coaching e può essere costituito tanto da elementi astratti (il modello teorico di riferimento, la personalità del coach), quanto da elementi fisici (la stanza in cui avviene l’incontro, l’arredamento, l’abbigliamento del coach).

Il setting, quindi, rappresenta il contenitore mentale, materiale e relazionale e ha lo scopo di rendere il quanto più funzionale possibile la relazione tra coach e coachee.

L’ideale è che il coach riceva il suo cliente nel proprio studio, adibito proprio a questo scopo.

Potrebbe sembrare una cosa scontata, ma non lo è affatto.

Non è raro, infatti, incontrare coach che vadano a domicilio o all’azienda del coachee. Una pratica del genere può andare bene in contesti business o executive ma risulta estremamente sconsigliata nel caso del life coaching.

Allo stesso modo è possibile incontrare dei coach che, in assenza di un proprio studio in cui ricevere i clienti, gestiscono le sessioni al bar, sorseggiando un caffè o un aperitivo.

In questo caso dovrebbe anche essere superfluo dirlo: se sei un coachee scappa a gambe levate, così come scapperesti da un medico o da un avvocato che, non avendo un ufficio, ti offre la sua consulenza al bar; se, invece, sei un coach sappi che l’immagine che stai dando di te è lontana anni luce da qualsiasi professionalità.

E questo risulta dannoso non solo per te, ma anche per il coachee, che difficilmente riuscirà ad esprimere il suo pieno potenziale in un contesto del genere.

L’ambiente ideale per il Setting nel Coaching

Detto ciò, lo spazio nel quale avviene la sessione di coaching deve avere le seguenti caratteristiche:

– Deve essere accogliente: il luogo in questione deve essere in grado di mettere a proprio agio il coachee tanto mentalmente quanto fisicamente.

– Deve essere immune a qualsiasi interferenzaprivo di qualsiasi rumore, compreso quello di campanelli o telefoni (tanto del coach, quanto del coachee).

– Deve garantire il massimo della privacy.

Una volta rispettati questi punti, il coach può lasciare libero spazio alla propria creatività.

Ad esempio conosco un coach che ha arredato il suo studio con vari quadri astratti dai colori riposanti.

Allo stesso modo, conosco chi ha lasciato il proprio studio estremamente scarno, limitandosi ad arredarlo con un paio di poltrone e un tavolino tra le due.

La relazione ideale nel Setting nel Coaching

Una volta che ti sei preso cura dell’aspetto fisico ed ambientale, sarà fondamentale strutturare il setting della relazione. Da questo elemento dipenderanno i futuri incontri con il coachee e la relazione che si andrà ad instaurare con lui.

Ecco perché è di massima importanza la gestione del primo incontro: è proprio in questa fase che si genera l’imprinting relazionale capace di influenzare (positivamente o negativamente) il processo complessivo.

L’obbiettivo del primo incontro, infatti, non è semplicemente quello di raccogliere informazioni sul coachee per mettere a fuoco come sviluppare le sessioni: deve anche gettare i presupposti affinché la relazione sia il quanto più potenziante ed efficace possibile.

Nella gestione di questa dinamica è il coach che deve intervenire attivamente.

Personalmente ritengo che sia fondamentale spiegare quali siano le regole che stanno alla base di una relazione di coaching nel modo più chiaro possibile, facendo comprendere al coachee che senza l’accettazione e il rispetto delle stesse l’intero lavoro sarà completamente inutile.

Il Setting di una sessione di Coaching ed il Contratto tra Coach e Coachee

Personalmente utilizzo un contratto di coaching che, a seconda dei casi, espongo oralmente o faccio sottoscrivere al coachee stesso; con quest’ultima azione vado a rendere il quanto più ufficiale possibile il rispetto del nostro rapporto.

Nell’ambito di qualsiasi professione di aiuto, infatti, l’alleanza incide per il 25% sul raggiungimento del risultato finale.

Ed è proprio l’alleanza ciò che il coach deve creare nel primo incontro, ricordando che dovrà averne cura per l’intera durata dell’intervento.

Un’alleanza nella quale il coach deve fare del suo meglio per far giungere il coachee alle proprie soluzioni e allo stilare un piano d’azione. Piano d’azione che, invece, il coachee deve impegnarsi ad eseguire.

Il Setting nel Coaching: facciamo il punto della situazione

Quindi, per riassumere ciò che abbiamo detto sino a questo momento:

Nel caso di una sessione di life coaching ricevi il coachee nel tuo studio

– Nel caso di una sessione business o executive raggiungi il tuo coachee nel suo ufficio

– Fai in modo che il luogo nel quale accogli il coachee sia comodo, senza rumori fastidiosi e immune dalle interruzioni

Comunica la tua professionalità in maniera chiara e diretta al tuo Coachee

– Spiega dettagliatamente le regole alla base di una relazione di coaching

– Aspetta che il coachee accetti esplicitamente le regole alla base della relazione

– Inizia a coltivare subito l’alleanza col tuo coachee in modo da massimizzare i risultati

Rispetta tutti questi punti e avrai iniziato il tuo intervento col piede giusto!

Il Setting di una sessione di Coaching: mettilo in pratica!

Come hai potuto notare, il giusto setting rappresenta uno dei fondamenti su cui costruire le tue sessioni di Coaching efficaci ed una relazione costruttiva col tuo Coachee.

Eppure rappresenta soltanto la punta dell’iceberg di un processo di Coaching che comincia molto prima e che prevede un approccio integrato di diverse metodologie ed aspetti che vanno ben oltre il setting stesso.

Per conoscere tutti gli elementi che un Coach Professionista deve curare per creare relazioni dai risultati garantiti coi i propri Coachee oltre ad un setting perfetto, clicca qui e comincia a costruire il tuo modello di Coaching sui Pilastri più saldi attualmente in circolazione.

Ad maiora

Dott. Roberto Castaldo

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