90 domande potenti per le tue sessioni di coaching

Quello che stai per leggere non è un semplice articolo, ma una risorsa estremamente utile per te che sei un coach professionista, o per chiunque voglia sperimentare su sé stesso il coaching.

Si tratta di un elenco di ben 90 domande potenti.

È un qualcosa di così prezioso che ho deciso di darti la possibilità anche di scaricarle in forma di pdf, di modo che tu possa avere questo prontuario ogni volta che ne hai bisogno, anche quando non hai internet con te.

Come forse ben saprai le domande sono l’arma più potente che il coach utilizza per guidare il proprio coachee verso la soluzione e per accompagnarlo nella costruzione del suo piano di azione.

Una domanda ha il potere di far riflettere, di creare nuove prospettive. Una domanda è in grado di ampliare il punto di vista, di far prendere in considerazione prospettive sino che sino a quel momento erano come invisibili.

Ed io ho voluto fornirti ben 90 domande.

Sono certo che faranno una grande differenza nella tua formazione, così come nelle tue sessioni di coaching.

Usale con cura e poi fammi conoscere i tuoi risultati.

  1. Quali sono le tue priorità nella vita?
  2. Che cosa vale di più oggi dal tuo punto di vista?
  3. Quali sono le cose che odi?
  4. Che ami fare nel tempo libero?
  5. Che cosa ti viene bene fare?
  6. Cosa ti risulta invece complicato?
  7. Quali sono i tuoi punti di forza caratteriali?
  8. Quali sono i tuoi talenti naturali?
  9. Se continui a pensare e ad agire come hai fatto finora, come pensi sarà la tua vita tra 10 anni?
  10. Cosa ti dà la carica energetica?
  11. Cosa invece prosciuga le tue energie?
  12. Mi puoi dire il nome di 3 persone che ammiri e perché?
  13. Quali sono i difetti che non sopporti negli altri?
  14. Se sei qui, la tua situazione non ti piace: come vorresti che invece fosse?
  15. Come funzionano i tuoi autosabotaggi naturali?
  16. Come ti sentiresti se sapessi esattamente dove sta andando la tua vita?
  17. Come immaginavi sarebbe stata la tua vita?
  18. Cosa ti piacerebbe accadesse che non sta ancora succedendo?
  19. Se non dovessi lavorare per vivere, cosa vorresti fare che ti facesse sentire utile al mondo?
  20. Se avessi una bacchetta magica, come la useresti?
  21. Per vivere facendo quello che vuoi nella vita, quale sarebbe la prima cosa di cui dovresti sbarazzarti?
  22. C’è qualcosa che avendone di più o di meno farebbe una gran differenza nella tua vita?
  23. Cosa stai tollerando oggi che non ti rende felice?
  24. Che cosa vuoi assolutamente fare prima di morire?
  25. Che cosa ti fa rilassare davvero?
  26. Che cosa ti diverte e ti fa ridere?
  27. La tua vita sarebbe perfetta se non fosse per…?
  28. Cosa vorresti si dicesse al tuo funerale?
  29. Come posso aiutarti in questa situazione?
  30. Cosa possiamo imparare da tutto questo?
  31. Cosa dovrebbe accadere per superare questa situazione?
  32. C’è qualcosa per cui essere grati in tutto questo?
  33. Se questa situazione avesse un lato comico, quale sarebbe?
  34. Che modi potrebbero esistere per rifare questa cosa in modo diverso?
  35. Che cosa vedi/senti/percepisci nella tua mente quando pensi a questo situazione?
  36. Quali competenze hanno generato questa situazione?
  37. Ti stai ascoltando? Hai sentito quello che hai detto rispetto a questa situazione?
  38. Da quanto tempo pensi e ti ripeti questa cosa?
  39. Quali sono le azioni che dovresti rifare per assicurarti che in futuro si ricreerà esattamente la stessa situazione?
  40. Esiste un collegamento tra ciò di cui stiamo parlando e i tuoi valori?
  41. Hai già vissuto in passato una situazione simile?
  42. Se sentissi le tue parole, che consigli ti daresti?
  43. Se un tuo caro amico ti raccontasse tutto questo per avere un tuo consiglio, cosa gli diresti?
  44. Che cosa ti impedisce di fare ciò di cui stai parlando?
  45. Sembra interessante… Mi puoi dare qualche dettaglio in più? Che intendi, esattamente? (se percepiamo qualcosa di strano)
  46. Quale parola chiave potrebbe riassumere tutta la questione?
  47. Quale sarebbe la migliore domanda che potrei farti per risolvere la situazione?
  48. Di che cosa avresti bisogno in questo momento?
  49. Ripensando a questa situazione, ora ti senti più/meno tollerante rispetto a prima?
  50. Ripensando a questa situazione, ora ti senti più/meno rilassato rispetto a prima?
  51. Qual è l’unica cosa che puoi fare a questo punto?
  52. Mi puoi descrivere in poche parole che risultato pratico vuoi ottenere?
  53. Come potremmo tradurre il tuo obiettivo in qualcosa che vuoi avere, piuttosto che qualcosa che non vuoi più avere?
  54. Possiamo iniziare a lavorare sul tuo obiettivo adesso o dobbiamo prima aspettare qualcosa?
  55. Come vorresti che reagissi per aiutarti se non fai quello che ti impegni a fare?
  56. Qual è la motivazione principale che ti spinge ad agire?
  57. Quali sono i vantaggi del raggiungere questo obiettivo?
  58. E gli svantaggi del non raggiungerlo?
  59. Come sapremo quando hai raggiunto l’obiettivo?
  60. Entro che data vorresti raggiungerlo?
  61. Come si potrebbe mettere il tuo talento a frutto per raggiungere questo tuo obiettivo?
  62. Vorresti avere altri strumenti per capire come si possono raggiungere gli obiettivi più facilmente?
  63. Capisco, ma questo che c’entra con il lavoro sul tuo obiettivo? (se il Coachee divaga)
  64. Rifletti su cosa ti ha portato qui… che devi smettere di fare per realizzare il tuo obiettivo?
  65. In che modo questa abitudine negativa condiziona alla tua vita? Che vantaggi ti dà?
  66. Come stai rinforzando queste abitudini negative che ostacolano il tuo obiettivo?
  67. Rinunciare a questa abitudine significherebbe per te rinunciare a qualcosa? A Cosa?
  68. Chi ha pilotato la tua vita, fino adesso?
  69. Come ti sentiresti se avessi già ottenuto questo obiettivo?
  70. Che cosa potrebbe accadere dopo che l’hai raggiunto?
  71. Che cosa succede se invece non lo raggiungi?
  72. Di cosa hai bisogno per essere pronto ad agire?
  73. Cosa potresti fare che non stai ancora facendo?
  74. Cosa avresti potuto fare per prepararti ad agire?
  75. Che cosa devi fare per far accadere quello vorresti accadesse?
  76. Cosa ti avvicinerebbe di più alla meta?
  77. Proviamo ad essere fatalisti: qual è la cosa peggiore che ti potrebbe accadere lungo la strada verso l’obiettivo?
  78. Quale è la parte migliore di questo obiettivo?
  79. Quale sarebbe la conseguenza peggiore del non farcela?
  80. Che cosa potrebbe motivarti ad agire più che rimandare?
  81. Su quali risorse puoi contare per raggiungere il tuo obiettivo?
  82. Cosa potrebbe cambiare in negativo che non hai previsto raggiungendo l’obiettivo? (verifica ecologica)
  83. Quale potrebbe essere un primo piccolo passo?
  84. Chi potrebbe aiutarti a realizzare questo obbiettivo?
  85. Con chi ti potresti alleare – che sia sulla tua stessa lunghezza d’onda – per raggiungere questo obiettivo?
  86. Chi potrebbe invece sabotarti, anche involontariamente?
  87. Che ostacoli imprevisti potresti eventualmente trovare lungo il cammino?
  88. Che puoi fare per evitarli?
  89. Come puoi agire se una parte di te inizia ad auto-sabotarti?
  90. Se domani ti svegliassi e avessi raggiunto il  tuo obiettivo, da cosa me ne accorgerei, guardandoti e sentendoti parlare?

Una tecnica segreta per cambiare le credenze limitanti

Un coach professionista è sempre alla ricerca di tecniche nuove e all’avanguardia per portare il suo coachee ad ottenere i risultati che desiderano. E spesso, per ottenere proprio il risultato desiderato, è opportuno compiere dei cambiamenti. Cambiamenti che possono avere a che fare tanto col modo di pensare che col comportamento.

A volte le persone si pongono degli obiettivi eppure, per quanto possano mettercela tutta, non riescono a raggiungerli. Spesso per ottenere il risultato tanto desiderato hanno usato anche le tecniche più efficaci, ma… non è andata come voleva.

Quando accade questo è probabile che la causa sia da cercare nelle proprie credenze, soprattutto in quelle limitanti.

In questo articolo, quindi, ti parlerò di cosa sono le credenze e come agiscono su di noi e, infine, ti fornirò una tecnica estremamente potente che ti consentirà di cambiarle.

Ma andiamo per gradi, cosa sono di preciso le credenze?

Ognuno di noi ha un sistema di credenze che indirizza le azioni che compiamo quotidianamente. Questo insieme di presupposti è fatto di:

1) esperienze dirette,

2) esperienze osservate,

3) esperienze che ci sono state raccontate, e

4) dalle nostre interpretazioni.

Ovviamente, le credenze non sono immutabili: si aggiornano, cambiano e vengono sostituite da altre.

Il punto è: siamo sicuri che le nostre credenze siano utili?

A questo riguardo la Programmazione Neuro-Linguistica ha un approccio molto pratico. Da questo punto di vista, infatti, non è importante che le credenze siano vere o false, bensì quanto sono funzionali agli obiettivi.

Ti faccio subito un esempio: immagina di voler fare un concorso importante, ma credi di non esserne all’altezza, che si tratta di qualcosa al di sotto della tua portata… come pensi possa andare?

Probabilmente non nel modo migliore e, allo stesso tempo, è certo che questa credenza non ti farà impegnare nello stesso modo in cui ti impegneresti se fossi certo di farcela; non ti darà lo stesso livello di determinazione e di motivazione.

A tale riguardo, in sociologia si parla di profezia che si auto adempie, ovvero la nostra credenza si realizza per il solo fatto di essere convinti del suo verificarsi; in questo caso la predizione e l’evento sono in un rapporto circolare, secondo il quale la credenza genera l’evento, e l’evento conferma l’esattezza della credenza.

Insomma, per metterla alla pane e salame: se siamo convinti di qualcosa (a livello consapevole o inconscio) faremo il possibile per confermare il fatto che abbiamo ragione.

A questo punto diventa fondamentale comprendere quali sono le credenze che ti limitano e quali quelle che ti potenziano (e, nel tuo lavoro di coach, quali sono quelle del tuo coachee).

Come fare?

Inizia a fare caso a tutte le volte che pensi e pronunci frasi che cominciano con:

–  “Sono convinto che…

– “Ho l’idea che…

– “Le cose vanno proprio in questo modo…

Molto probabilmente stai portando alla luce una tua credenza.

Le credenze fondamentalmente altro non sono interpretazioni su cose, eventi e persone. Si tratta di giudizi dati alla luce delle nostre conoscenze limitate.

A questo punto, però, devo un attimo aprire una parentesi: quando dico conoscenze limitate non ti sto dando dell’ignorante. Le conoscenze di ognuno di noi (me compreso) sono limitate. Per farti capire questo voglio spiegarti un po’ come ci creiamo un giudizio su qualcuno.

Te lo suddivido in punti per farti capire che questo processo, per quanto possa avvenire in modo estremamente veloce, è in realtà complesso e articolato:

  • Quando una persona ci parla, decide di mostrareuna parte di sé,
  • Quindi laesprime attraverso il linguaggio. Il linguaggio però è uno strumento limitato: in parte per la sua natura, in parte a causa delle competenze specifiche che ognuno di noi ha nell’esporre,
  • Questo messaggio arriva disturbatoper due ragioni: i rumori che ci sono nell’ambiente (magari siamo in strada, o c’è della musica, o del vociare), i rumori interni (ovvero tutte quelle distrazioni che abbiamo mentre ascoltiamo, non necessariamente causa del disinteresse ma magari anche della stanchezza)
  • Una volta giunto a noiil messaggio viene interpretato, alla luce, appunto. delle nostre credenze.

 

Sulla base di queste informazioni così scarse e disturbate ci creiamo un giudizio sulla persona che abbiamo davanti. A questo punto, ti renderai conto del perché i fraintendimenti sono così all’ordine del giorno!

Ma torniamo a noi: individuare le nostre credenze limitanti ci permette di comprendere che c’è un nemico al nostro interno che fa di tutto per non farci ottenere i risultati che desideriamo. Ma non ti preoccupare, non è cattivo: è solo vittima di una conoscenza parziale.

Una volta individuate, però, non abbiamo finito. A questo punto è opportuno iniziarsi a chiedersi quali sarebbero, invece, le credenze che ti spingono, ti invogliano, ti motivano, ad ottenere ciò che desideri?

 

Eh Roberto, ma se pure le individuo… comunque io so bene come va il mondo, mica posso prendermi in giro?!

Assolutamente, non voglio che ti prenda in giro. Ma, allo stesso tempo, devo farti una domanda: sei sicuro che il modo vada proprio come credi?

 

CREARE UNA NUOVA POSSIBILITA’

Iniziati a domandare quali sono le cose che confermano la nuova credenza potenziate.

Anzi, ti dirò, di più: inizia a fare una ricerca su tutto ciò che conferma che la convinzione potenziate è vera. Fare questo inizia a creare la possibilità del cambiamento. La tua mappa del mondo comincia ad allargarsi. Se prima vedevi l’esistenza solo di poche strade, ora comincia a notarne sempre di più. Alcune ti sembreranno facili da percorrere, altre invece difficili. Nel secondo caso, nota quali sono le credenze limitanti che te le fanno apparire difficili e, anche in questo caso, individua quelle potenzianti che ti sono utili e trova anche per queste delle conferme.

Si tratta di un processo di analisi e di espansione che, tra i vari benefici, porta anche l’ampliarsi del proprio punto di vista, che ti consentirà di notare elementi della realtà circostante che prima neppure prendevi in considerazione.

LA PASSEGGIATA DELLE CREDENZE

Grazie alla commistione tra Programmazione Neuro Linguistica e coaching è stata creata una tecnica con la quale è possibile lasciarsi alle spalle una credenza limitante, per rendere solida e certa la credenza potenziante.

Te la spiego subito.

Dopo aver definito la credenza limitante di partenza e la credenza potenziante di arrivo, è possibile iniziare un percorso che facilita questo passaggio: si tratta, appunto, di una passeggiata immaginaria, attraverso varie tappe.

1° tappa: meta – Questa è la posizione di riflessione, in cui si osservano le credenze con assoluto distacco, come un osservatore esterno che non ha alcuna opinione pregressa.

2° tappa: credenza attuale – Riguarda la presa in considerazione della credenza limitante.

3° tappa: apertura al dubbio – È la posizione in cui si analizzano sia gli aspetti negativi che quelli positivi. Ci sono, infatti, aspetti funzionali anche nelle credenze limitanti, e sarebbe utili conservare questi aspetti, lasciando andare tutto il resto.

4° tappa: museo delle vecchie credenze –  Si tratta dell’immaginare un luogo dove sono conservate tutte le cose che credevi vere ed ora sai che sono false (ad esempio il fatto che Babbo Natale esiste). In questo luogo puoi immaginare di inserire la tua convinzione limitante. Per fare questo ti propongo di rilassarti e dedicarti per dieci minuti ad un piccolo esercizio di immaginazione in cui esegui questa operazione.

5° tappa: credenza desiderata – In questo punto si prende in considerazione la credenza potenziante: tutto ciò che la conferma come vera, quanto ti risulterà utile, tutte le opportunità che potrai avere nel momento in cui sarà completamente tua.

6° tappa: disposto a credere –  Si tratta della fase del percorso in cui si riflette su ciò che si pensava irrealizzabile e invece si è realizzato. Inoltre, così facendo, si crea un ponte che facilita l’accettazione della credenza potenziante.

7° tappa: luogo sacro – Qui si fa una cosa simile a ciò che si è fatto nel museo delle credenze. Anche in questo caso ti consiglio di prenderti un po’ di tempo per te, per rilassarti e lasciarti andare all’immaginazione. Ciò che devi visualizzare, infatti, è un luogo che conserva tutte le credenze che sai essere assolutamente vere (ad esempio che il sole sorge all’alba e tramonta la sera), dove puoi inserire la credenza potenziante.

 

Questa è una tecnica che utilizzo spesso con i miei coachee e ti assicuro che ha sempre avuto un ottimo successo. Proprio per questo mi piacerebbe che tu cominciassi ad usarla (tanto su te stesso, quanto sui tuoi coachee).

In fondo tutti noi abbiamo credenze che, come catene, ci permettono di fare qualche passo ma all’improvviso ecco che ci impediscono di andare avanti. Quello che ho voluto condividere con te oggi è uno strumento che permette di spezzarle e di essere libero di andare come vuoi.

Mi raccomando fammi conoscere i tuoi risultati e, nel caso, se hai avuto delle difficoltà, ti risponderò velocemente per aiutarti a superarle.

Infine, se vuoi approfondire questi argomenti, comprendere come funziona la Programmazione Neuro Linguistica e come puoi usarla nel modo migliore, allora clicca qui e scopri il corso per ottenere il primo livello di certificazione ufficiale in PNL.

La tecnica per verificare l’ecologia di un cambiamento

La Programmazione Neuro-Linguistica offre eccellenti tecniche per ottenere un cambiamento. Solo per fare un veloce riassunto, te ne voglio segnalare alcune che trovo particolarmente efficaci:

– Lo swish pattern: una tecnica in grado di farti cambiare i tuoi comportamenti automatici.

– Come riconoscere e combattere le cinque maggiori cause di stress: che di questi tempi sono sicuro ti sarà utile!

– Come capire ed entrare in rapporto profondo con gli altri, attraverso l’ascolto attivo (quella che forse è la tecnica più potente della PNL).

Come le persone influiscono sull’umore e come cambiare le cose: spesso ci si rende conto di non essere depressi ma solo circondati da persone s… bagliate!

– Come liberarti dalla paura del giudizio: si tratta di una delle paure più diffuse e che impedisce di vivere la vita secondo i propri standard.

Ma quello che ancora non ho affrontato è il concetto di ecologia.

In Programmazione Neuro Linguistica si dice che un obiettivo (come può esserlo uno legato ad un qualsiasi cambiamento) deve essere “ecologico”; questa condizione è fondamentale. Infatti, la maggior parte degli obiettivi che non vengono raggiunti, o il cui raggiungimento presenta comunque difficoltà non previste; e, ad un’analisi attenta, si rivelano “non ecologici” per la persona, il gruppo o l’organizzazione che se li era posti.

Possiamo definire l’ecologia come lo studio degli effetti e delle conseguenze. Un cambiamento, quindi, è «ecologico» quando si colloca senza conseguenze negative nella nostra vita, senza nuocere a noi, a “parti di noi” o al contesto in cui siamo inseriti. Un indicatore dell’ecologia di un obiettivo è quando lo desideriamo con tutti noi stessi, perché se alcune parti di noi hanno delle riserve, ne boicotteranno il raggiungimento. Le eventuali perplessità, i conflitti interni, i dubbi vanno quindi risolti e negoziati preliminarmente.

Proprio per questo oggi voglio proporti una tecnica che ti aiuterà a comprendere se un cambiamento che ti sei prefissato è ecologico oppure no.

Questo modello ti aiuterà a prevenire l’auto sabotaggio, assicurandoti che il cambiamento verrà accettato in tutte le sue parti.

Infatti, quando pensiamo ecologicamente, stiamo considerando ogni aspetto del cambiamento. Ci assicuriamo che non raggiungeremo ‘X’ a spese di ‘Y’, se entrambe sono importanti.

Sei pronto?

Allora leggi prima tutto l’esercizio e poi praticalo.

Fase 1. Mettersi in uno stato oggettivo

Questo modello presuppone che tu stia già lavorando sul cambiamento di una situazione. Per iniziare la revisione ecologica, devi prendere le distanza nella terza posizione percettiva. Ovvero: devi iniziare a vedere il tutto dall’esterno, con uno sguardo neutro e distaccato, come se la cosa non riguardasse te. Da questo contesto mentale oggettivo, pensa alla tua vita come a un tutto.

Fase 2. Fare le domande giuste

La chiave per mettere in equilibrio la tua vita è fare le domande giuste. Come parte del processo di verifica ecologica, chiediti:

– Quali sono gli ambiti della mia vita che beneficeranno se io avrò questo cambiamento?

– Quali ambiti della mia vita ne potranno essere danneggiati?

– Sono completamente sicuro che questo è ciò che voglio generare nella mia vita?

– Quali sono i risultati immediati di tutto ciò?

Fase 3. Mantieni vivo questo modello nella tua mente

Questo modello può diventare più potente se lo tieni in mente per un buon periodo di tempo. Mantieni in vita queste domande, scrivendole in un diario. Leggi le domande prima di andare a letto. Non ignorare i tuoi sogni, i tuoi ricordi, le voci interne e tutto quello che puoi rimarcare. Il tuo cervello sarà altamente allenato per consegnarti le risposte di cui hai bisogno. Fai le domande giuste e concedi alla tua mente il tempo per trovare le risposte senza pressione.

Passo 4. Valuta

Quando avrai accumulato le risposte, valutale. In quel momento otterrai molti indizi preziosi per il successo. Nuove domande emergeranno a partire da quelle risposte. Queste nuove domande saranno ancora più preziosi e perfezionate.

Questo elemento risulta davvero fondamentale. Infatti, è un aspetto su cui si lavora molto durante i Practitioner di PNL. Quando si fa un percorso di formazione e di trasformazione di questo tipo, è più che normale che i partecipanti decidano di cogliere l’occasione per impegnarsi a raggiungere i risultati che si sono prefissati. La motivazione è altissima e per questo bisogna fare attenzione: si rischia di avere dei cambiamenti che in fondo non si volevano. Durante tutte quelle ore, allora, si impara la prospettiva (che è una dote che sta alla base dell’ecologia), alle nuove conoscenze e ai nuovi obiettivi si aggiunge la valutazione.

Proprio per questo vorrei che tu utilizzassi queste tecnica che ti ho appena segnato ogni volta che decidi di intraprendere un percorso verso un nuovo obiettivo. Se, invece, vuoi mettere il turbo all’intero processo, clicca qui e vieni a trovarmi al prossimo Practitioner di PNL.

Le 5 barriere che ti impediscono di creare un buon rapport

È successo anche a te?

Incontri qualcuno, da qualche parte, e dopo poche parole … BANG!

Si fa clic.

Potete parlare per ore senza mai annoiarvi.

Riuscite a condividere i vostri pensieri e le idee in modo facile e naturale.

Ed è sorprendente come non si è mai a corto di cose da dire. In effetti, si ha così tanto in comune che sembra non esserci abbastanza tempo per dirsi tutto.

E anche se hai appena incontrato questa persona, senti un legame immediato. In fondo sai che questo è l’inizio di una lunga e reciprocamente gratificante amicizia.

Ovviamente c’è anche l’altro lato della medaglia!

A volte si incontrano persone e, nonostante i nostri sforzi, non è possibile trovare un terreno comune. Le cose che piacciono a te, non piacciono a loro. È una lotta riuscire a conversare a qualsiasi livello.

Se ti occupi di coaching sai benissimo che la differenza tra queste due situazione deriva dalla presenza o meno del Rapport.

Per Rapport si intende una connessione con un’altra persona. Una connessione che ti mette nella condizione di capire il suo punto di vista. Una connessione che ti fa sentire in sintonia con le sue opinioni e ti fa identificare con le sue esperienze.

Quando sei in rapport con una persona o un gruppo di persone, è possibile comunicare con loro. E così come tu comunichi con loro, loro ascoltano a te: sei in sintonia con il loro modo di pensare e il loro modo di esprimersi.

Il rapport ti aiuta a relazionarti i con le altre persone, ti permette di far cadere ogni barriera, di modo che ciò che dici possa fluire armoniosamente.

E puoi ben immaginare quanto questo elemento sia fondamentale per qualsiasi sessione di coaching.

Se manca il rapport l’intera sessione rischia di andare a monte (come pure se poni la domanda sbagliata). Nella migliore ipotesi, invece, il tuo coachee ti ascolterà dubbioso, senza riuscire a fidarsi e a prendere davvero in considerazione ciò che vi state dicendo.

Proprio per questo oggi voglio parlarti delle cinque barriere che ti impediscono di entrare in rapport, così da poterle riconoscere e aggirarle con facilità.

Si tratta di indicazioni estremamente importanti che incidono potentemente sul tuo lavoro quotidiano di coach.

Quindi, sei pronto?

Passiamo a vederle nel dettaglio!

Barriera #1: essere sempre d’accordo

La cosa fondamentale del rapport è che avviene a livello inconscio. Così se vuoi che questo accada, è fondamentale che tu non ti ci metta di impegno, sforzandoti in tutti i modi possibili. Probabilmente hai notato cosa ti succede quando la persona con cui stai parlando è d’accordo con tutto ciò che dici. Ti irriti, oppure inizi a pensare che c’è qualcosa che non va in quella persona, che non ti devi fidare… forse non lo percepisci neppure sincero.

Se questo accade (e ti assicuro che l’ho visto capitare sin troppo spesso) è perché è stato mal compreso il senso del rapport. Essere in rapport, infatti, non vuol dire essere d’accordo con l’altra persona, bensì accettare il suo punto di vista, rendersi conto che la vita l’ha portato a vedere il mondo in un certo modo e, di conseguenza, rispettarlo.

Barriera # 2: essere troppo invadenti

Alcune persone sono così brave a comunicare che possono vendere ghiaccio agli eschimesi.

Conoscerai anche tu il tipo: ad esempio, il venditore che riesce a far comprare la macchina anche a chi non ne ha davvero bisogno; o il manager che riesce a far fare gli straordinari non pagati ad un suo collaboratore.

Ma come fanno?

Grazie alla loro comunicazione riescono a farti pensare: “Hey, io voglio piacere a questa persona!

Allo stesso modo conosci l’esatto opposto: il venditore che cerca di forzare a comprare qualcosa in modo sin troppo invadente: ti fa sentire a disagio, e tutto ciò che vuoi è scappare da quella persona il più lontano possibile. E più cerchi di far capire che quel prodotto proprio non lo vuoi, e più ti fa sentire come se avessi perso il controllo della situazione, come se le tue opinioni non contassero per niente.

Ecco, chiunque cerca di spingere le proprie opinioni o idee giù per la gola del proprio interlocutore, non sarà mai in grado di costruire un rapport con quella persona.

Barriera # 3: Essere disinteressato

Forse sarà scontato, ma è necessario essere interessati all’altra persona. Quando sei realmente interessato a quello che gli altri hanno da dire, si vede. Il tuo linguaggio del corpo comunica accoglienza ed ecco che dà il via al rapport. Riesci ad essere concentrato sulle loro parole e fai sentire che la tua attenzione è completamente su di loro. Li fai sentire visti, accettati, importanti ed ecco che, quasi come per magia, anche da parte loro c’è voglia di entrare in rapport con te.

Ma, quando non ti interessa l’altra persona, il linguaggio del corpo lo rende palesemente evidente. I tuoi occhi sono lontani da quelli dell’interlocutore. Probabilmente cominci a muoverti troppo, inizi ad agitarti e magari non sapresti ripetere quello che ha detto.

Il fatto è che la gente, anche se non a livello conscio, è in grado di percepire questi segnali e si rende conto che ti stai annoiando o non ti interessa ciò che ha da dire. Probabilmente dopo un po’ smetterà di parlare, o si limiterà a dare risposte molto brevi.

Barriera # 4: essere inflessibile

In ogni relazione, qualcuno deve portare i pantaloni.

Qualcuno deve essere responsabile, e qualcuno deve essere in grado di prendere gli ordini. Qualcuno deve essere il leader, e qualcuno deve essere il seguace. Il trucco è quello di ricordare che queste posizioni possono cambiare, non sono per niente statiche.

Ti faccio subito un esempio con una classica coppia felicemente sposata da dieci anni. Uno di loro scrive sempre le liste della spesa, e l’altro mette sempre le borse della spesa nel bagagliaio della vettura. A volte non è possibile fare acquisti insieme, così in questo caso uno di essi si assume la responsabilità per l’intera operazione.

Questo è un semplice esempio, ma dimostra la flessibilità.

Facciamo un altro esempio: supponiamo che il tuo partner si occupi ogni giorno della cena. Se lui o lei non sta bene, potrebbe essere difficile per lui/lei preparare da mangiare. In questo caso sarebbe assurdo se tu ti impuntassi, pretendendo che si metta a lavoro di fronte i fornelli.

Per creare rapport e farlo crescere è necessario essere in grado di adattarsi. È necessario essere in grado di prendere l’altro in carico in caso di necessità, e fare un passo indietro quando l’altra persona vuole condurre.

Barriera # 5: focalizzarsi su un solo ambito

Devi pensare al rapporto come una cosa divertente. Si possono avere rapporti con qualcuno in certi tempi e luoghi, ma ritrovarsi con nulla da dire in altri.

Questo è probabilmente successo anche a te. Un insegnante e uno studente, per esempio, in circostanze normali, hanno un sacco di cose di cui parlare, ma non appena si incontrano al di fuori dell’ambiente formale la conversazione si secca.

Perché accade questo?

Semplicemente perché la cornice di riferimento non c’è più. Si può parlare per ore dell’interesse comune in classe o all’interno dell’aula universitaria, ma al di fuori ecco che ci si potrebbe sentire come dei pesci fuor d’acqua.

Se questo accade è perché hai incentrato tutto il rapport su un singolo aspetto, molto probabilmente contigente ad un ambiente ben preciso. Ecco perché al di fuori di esso ci si può sentire in imbarazzo.

Proprio per questo il mio consiglio è quello di esplorare l’altra persona, incuriosirti ed espandere il vostro rapporto a più ambiti.

Quando si tratta questo argomento è necessario comprendere che per costruire il rapport ci vuole tempo, pazienza e comprensione. Bisogna essere disposti a farlo. Bisogna essere interessati alle altre persone ed è necessario volerle conoscere meglio.

Noi esseri umani abbiamo bisogno di altre persone nella nostra vita. Abbiamo bisogno di essere visti, ascoltati, compresi, ma… mai come in questo periodo storico sembra essere difficile.

Quante volte ti sarà capitato di parlare al bar con un amico che, invece di guardarti negli occhi, aveva lo sguardo fisso sul suo smartphone?

Proprio perché oggi come oggi questo livello di attenzione risulta essere così difficile e raro, ecco che entrare in rapport ti permette di fare la differenza. Di essere percepito in modo diverso. In modo più denso… e questo fa in modo che ciò che accade durante una sessione di coaching sproni molto di più il tuo cliente, aiutandolo a fare quei cambiamenti di cui ha bisogno.

E, quando questo accade, ti assicuro che ti renderai conto che non esiste soddisfazione più grande, e l’impegno che ci hai messo è stato ben ripagato.

Chi ha studiato programmazione neuro-linguistica riesce a fare questo anche in meno di un minuto (pensa un po’, meno del tempo che stai impiegando per leggere questo articolo), proprio per questo ti consiglio di cliccare qui per andare su una pagina nella quale scoprirai come riuscire anche tu ad entrare istantaneamente in rapport con chiunque.

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Le 7 domande che distruggono una sessione di coaching

Se sei un coach, sai perfettamente che uno degli strumenti più importanti che abbiamo a disposizione sono le domande. Le domande, infatti, hanno il potere di far esplorare le possibilità al coachee, di orientarne l’attenzione; insomma, sono come una luce in grado di illuminare zone che, sino a quel momento, erano in ombra.

Proprio perché le domande hanno questo enorme potere, bisogna fare estrema attenzione al modo in cui vengono poste, altrimenti si rischia di orientare l’interlocutore ad una dimensione depotenziante.

Pensa, ad esempio, ad una bella ragazza che si chiede di fronte allo specchio “Cosa c’è che non va in me?

Potrebbe anche essere perfetta, ma il solo aver posto l’attenzione su “ciò che non va”, la metterà nella condizione di trovare una risposta. È questo per un motivo molto semplice: la mente è un potente computer in grado di trovare le risposte alle domande, anche quelle stupide, anche quelle che sono in grado di far stare male, quindi non solo a quelle positive.

Quello della bella ragazza è un esempio di domanda depotenziante, che invece di orientare l’attenzione verso le risorse, verso la soluzione, la orienta verso il problema e tutti i suoi relativi ostacoli.

Proprio per questo, porre una domanda non è sempre facile.

In primo luogo è necessario comprendere quali sono le domande che vanno assolutamente evitate. Infatti, è necessario comprendere che esistono domande che sortiscono esattamente l’effetto opposto di quel potenziamento che ci aspettiamo quando vogliamo avere l’atteggiamento del coach o proprio quando si sta facendo una sessione di coaching.

Proprio per questo voglio condividere con te oggi le sette domande fatali per le tue sessioni di coaching e aiutarti ad evitarle nel miglior modo possibile.

 

  1. Domande chiuse

Le domande aperte hanno due benefici chiave: permettono all’interlocutore di dirigere la conversazione (e questo perché possono avere diversi tipi di risposte) e possono far pensare in modo molto più ampio, proprio perché non restringono il campo dell’attenzione. Certo, ci possono essere delle persone che rispondono occasionalmente in modo aperto a delle domande chiuse, ma è pur sempre vero che troppe domande chiuse di seguito fanno ritirare sempre di più l’interlocutore.

Come evitarle: impara a trasformare le domande da chiuse ad aperte

Per trasformare delle domande chiuse in domande a risposta aperta, innanzitutto devi diventare consapevole di ciò che stai chiedendo. Poi, prima di porre la domanda, nota se è possibile rispondere solo con un numero, un insieme limitato di risposte predefinite, un semplice sì o no. Alcuni esempi possono essere:

  • Lo puoi fare?
  • Quante volte ci hai provato?
  • Hai qualche altra opzione?

Quando hai a che fare con una domanda a risposta chiusa, riformula la stessa domanda ma, questa volta, preceduta dalle parole “cosa” o “come”.

  • Cosa puoi fare?
  • Come ci hai provato?
  • Come ti sentivi in quel momento?
  1. Domande orientate alla soluzione (DOS)

Le DOS sono uno speciale tipo di domanda a risposta chiusa e si riducono ad essere dei semplici consigli a cui, però, viene incollato un punto interrogativo. Questo tipo di domande celano l’irrefrenabile volontà di offrire a tutti i costi una soluzione, quando il nostro vero compito è quello di far trovare da solo la risposta al coachee, o al nostro interlocutore.

  • Non dovresti prima verificare che al tuo capo vada bene?
  • Che cosa ne pensi di seguire il corso col tuo partner?
  • Forse dovresti dargli il beneficio del dubbio, non credi?”

Per darti una regola generale: se a parole come “dovresti”, “potresti”, “se” fai seguire il “tu” allora ci sono buone possibilità che sei caduto nel tranello delle DOS.

Come evitarle: segui la curiosità.

Dal punto di vista pratico, le DOS hanno origine nell’intuizione, ovvero: qualcosa che la persona ci dice ci rende curiosi, così andiamo a concentrarci su quello che sia il problema sottostante, dopodiché creiamo la soluzione e, infine, la offriamo alla persona. Il trucco, questo caso, è tornare a ciò che ci ha reso curiosi e tornare a informarci su quello. Attenzione però: spesso fare questo comporta allargare la DOS in una domanda orientata a più soluzioni diverse.

Ecco un esempio di come trasformare in modo produttivo le domande di sopra:

  • Prima di agire devi verificare qualcosa?
  • In che modo puoi allentare le tensioni col tuo partner?
  • Quali sono le ragioni che non ti fanno avere fiducia? E c’è qualche motivo, invece, per cui dovresti fidarti?
  1. Le domande definitive

Uno dei più grandi ostacoli per un coach che sta iniziando a cimentarsi in questa metodologia, è – per dirla con le parole del dottor Stranamore – la domanda “fine del mondo”; ovvero quella domanda che sarà in grado di schiudere le potenzialità e le soluzione del coachee. Il punto è che molto spesso la ricerca spasmodica di queste domande, porta a deviare l’attenzione dall’interlocutore; in più, porta a perdere pezzi della discussioni e, di conseguenza, a generare domande che saranno meno efficaci.

Come evitarle: fidati del processo

Non è la domanda perfetta quella che fa la differenza: il tuo scopo, infatti, è quello di aiutare la persona con cui stai parlando a pensare un po’ oltre ciò che avrebbe pensato se fosse stato da solo. Fidati del processo del coaching per aiutare la persona, e metti un po’ da parte la fiducia nel tuo intuito. Una tecnica eccellente è fare domande come: “Ti va di dirmi di più?”, “Puoi entrare nei dettagli?” Il beneficio di queste semplici domande è che non interrompono il processo di pensiero della persona.

Un altro grande strumento è la tecnica delle domande di osservazione: prendi una delle cose più significative e, ripetendo esattamente le sue parole, chiedi di saperne di più. Ti faccio subito un esempio:

Hai menzionato che ________________. Ti va di dirmi di più?

Puoi usare questa tecnica più e più volte, senza sembrare bloccato. È un buon modo per evitare di avere l’attenzione sulle proprie capacità nel coaching, e di orientarla verso l’interlocutore.

  1. Domande sconclusionate

Anche in questo caso, una tipologia di domanda definitiva è la domanda sconclusionata. Molte persone non sono in grado di non chiedere la stessa cosa in tre modi diversi, magari mettendo cinque risposte diverse lungo la strada. Quando ormai è stata pronunciata l’intera domanda, l’interlocutore è confuso su cosa rispondere e l’intero flusso della conversazione è perso.

Come evitarle: prima pensa e poi parla

Ci sono due modi per eliminare la propria propensione a divagare. Il primo è: restare in silenzio per un paio di secondi prima di porre la domanda. Molto spesso proviamo una leggera forma di disagio quando siamo a contatto col silenzio, questo ci porta a volerlo colmare il più velocemente possibile. Ma, lasciandoti andare al silenzio per un paio di secondi, ti renderai conto che sarà molto più facile dare alla luce una domanda potente.

Un’altra causa del divagare è l’essere eccessivamente preoccupati della comprensione della domanda che si sta ponendo. Proprio per questo limitati a fare la domanda una sola volta, fermati, e nota la reazione del tuo interlocutore. Spesso i momenti migliori sono proprio quelli in cui a persona che hai davanti non capisce cosa stai chiedendo.

  1. Domande interpretative

A volte, semplicemente ponendo una domanda sbagliata, andiamo ad alterare ciò che il coachee ci sta dicendo. Per esempio, un cliente dice: “Ultimamente trovo difficile volermi alzare il lunedì mattina. Sono frustrato con il lavoro che sto affrontando in questo periodo, non ricevo il supporto di cui ho bisogno, e mi trovo a guardare l’orologio, non vendendo l’ora che il giorno finisca”.

A questo punto un errore terribile potrebbe essere rispondere: “Da quando odi il tuo lavoro?

Infatti questa domanda non fa altro che restituire all’interlocutore la nostra interpretazione dei fatti e, in aggiunta, è come se gli chiedesse di adattarsi a quell’interpretazione. Proprio per questo motivo, domande del genere vanno a minare il rapporto di fiducia col coachee e, di conseguenza, bloccano il flusso del discorso.

Come evitarle: usa le stesse parole del coachee

Le domande interpretative sono facili da correggere: semplicemente prendi l’abitudine di incorporare le parole stesse del cliente nelle tue domande. Per esempio, in risposta alla domanda di sopra, potresti chiedere: “Da quanto tempo sei frustrato del tuo lavoro?” Oppure: “Di che supporto hai bisogno?” O, ancora: “Cosa ti porta a guardare l’orologio e a non vedere l’ora che il giorno finisca?

Come puoi notare, nell’esempio che ti ho fatto, mi sono concentrato su tre singoli punti e da lì sono partito per creare le domande, restituendo esattamente le stesse parole dell’interlocutore.

  1. Domande retoriche

Anche se sono poste in forma interrogativa, le domande retoriche altro non sono che affermazioni (spesso emotive e critiche) che non fanno altro che esporre la tua opinione su ciò che hai appena ascoltato.

  • Ma a cosa stavi pensando?
  • Vuoi davvero buttare la tua carriera così?
  • Credi veramente che quella sia una scappatoia?
  • Non preferiresti andare d’accordo col tuo partner?

Proprio perché non stiamo davvero chiedendo l’opinione dell’altra persona, queste domande non fanno altro che provocare una risposta difensiva, che non ha nessuna utilità all’interno di un processo di coaching. Le domande retoriche sono di solito un segno dell’incapacità di trattenere il proprio giudizio su ciò che racconta l’interlocutore. Il che spezza completamente il clima di fiducia e il rapport.

Come evitarle: elimina il giudizio

Per evitare le domande retoriche c’è bisogno di un cambiamento di attitudine verso il coachee. Uno dei modi possibili è quello di entrare in contatto con ciò che sta succedendo dentro di te, e come questa situazione ti coinvolge emotivamente. Un secondo approccio, invece, consiste nel rinnovare la tua immagine interna del potenziale e delle abilità del coachee.

  1. Domande allusive

Le domande allusive sono quelle che conducono sottilmente il coachee ad una determinata risposta: quella che il coach (consciamente o inconsciamente) vuole. Mentre le domande retoriche risultano apertamente faziose, con quelle allusive puoi addirittura non renderti conto che stai spingendo la conversazione dove vuoi tu e non dove vuole il tuo coachee. Ti faccio subito degli esempi:

  • Come descriveresti questa sensazione: sconforto?
  • Vuoi restare in questa azienda che ti ha tolto così tanto?
  • Sembra che questa opzione ti faccia stare bene oggi, ma l’altra ti darebbe una soddisfazione duratura. Quale vuoi scegliere?

Come evitarle: opzioni multiple

Quando ti sorprendi nell’atto di porre una domande allusiva, puoi rimediare offrendo soluzioni multiple. Quindi trasforma la domanda allusiva (ad esempio: Come descriveresti questa sensazione: sconforto?) e aggiungi altre scelte alla fine (… sei deluso, eccitato, amareggiato o cosa?)

Queste sono domande in cui molti coach alle prime armi rischiano di cadere, anche se è pur vero che anche coach con maggiore esperienza molto spesso finiscono in questi tranelli. Proprio per questo il mio consiglio e di imparare a riconoscerle. E se anche non riesci a correggerti in tempo, ritornaci quando puoi rifletterci su e inizia a pensare in che modo potevi evitarle o correggerle. Il solo fatto che tu adesso sei in grado di riconoscerle, ti mette nella condizione di poter migliorare in questo ambito.

Ma ci sono altre cose da fare per migliorare la tua capacità di essere un coach. Una di queste la puoi trovare proprio a questa pagina.

Un’altra è condividere con me la tua esperienza con le domande distruttive. Da parte mia, ti prometto di rispondere nel più breve tempo possibile e in modo estremamente chiaro.

15 istruzioni per essere felice

Ogni giorno, milioni di persone restano intrappolate in una indefinita condizione chiamata “infelicità”. Dico indefinita, perché nella maggior parte dei casi, chi è prigioniero di questa condizione non riesce a esprimerne con chiarezza le origini e le cause, pur conoscendo perfettamente le caratteristiche con cui si manifesta: inquietudine, stress diffuso, dolore sordo, e una più o meno vaga sensazione di tristezza e di insoddisfazione che pervade il corpo e i pensieri.

Il più delle volte, ci si lascia andare a questa sensazione, e in alcuni casi le si consente persino di prendere il controllo della propria vita. In questo modo, si susseguono giornate che paiono sempre uguali, piatte e senza alcun apparente occasione di miglioramento. Se si è abbastanza fortunati da avere attorno a sé delle persone premurose e attente, è inevitabile che chi ci ama, sia un amico, un compagno, un genitore, un fratello o sorella, e qualche volta persino un figlio, provi a “tirarci su il morale”, magari con una battuta di spirito, con un gesto goffo, una giornata diversa o semplicemente un abbraccio.

Eppure, tu sai meglio di me che, svanito l’effetto del palliativo, si ritorna nuovamente in quello stato di “infelicità” da cui pare impossibile uscire. E anzi, il più delle volte ci si porta dietro quell’ulteriore senso di colpa che deriva dall’idea di aver deluso le persone che ci amano, non riuscendo a stare meglio, nonostante i loro tentativi di farci felici.

Perché accade tutto questo?

La risposta sta proprio nel corsivo che ho usato due righe più sopra. Il punto è che, aldilà delle infinite e soggettive definizioni con cui la si potrebbe esprimere, la felicità è una condizione che dipende essenzialmente da noi. Mi spiego meglio: per essere felici, è necessario avere una certa predisposizione alla felicità, che ci rende capaci di cogliere gli stimoli positivi e le opportunità che l’ambiente e le persone con cui viviamo ci offrono. In caso contrario, nessun amico, compagno, genitore, fratello o figlio che sia, potrà mai farti stare meglio, se tu per primo non lo desideri così intensamente da essere predisposto alla felicità, ovvero a raccogliere da ciò che ti circonda tutte le opportunità e le piccole grandi esperienze che possono renderti felice.

Ma come si fa a essere predisposti alla felicità?

La risposta è… allenandosi! Come un atleta si allena per vincere la gara e conquistare il trofeo, così tu, se vuoi essere felice, devi prepararti alla vita.

So che a questo punto ti starai già chiedendo come, e allora non voglio tenerti più sulle spine!

Una delle cose più belle che mi ha regalato il coaching in oltre vent’anni di attività, è stata la possibilità di vivere intensamente a contatto con le persone, di parlare con loro, di ascoltarle, di osservarle e aiutarle a raggiungere i propri obiettivi, quelli che le hanno portate un passo più vicine al loro sogno di felicità.

Proprio dalle persone che ho guidato in questi anni attraverso il coaching, ho dedotto che ci sono 15 cattive abitudini che impediscono alle persone di essere veramente felici. Liberarsi da questi comportamenti dannosi, è il primo passo per lasciarsi alle spalle la condizione di “infelicità”.

Ecco allora le mie 15 istruzioni per essere felice!

  1. Ammetti di avere torto, quando hai torto. Una parte di te lo sa bene: non c’è modo più veloce e sicuro di rovinare una relazione che pretendere di avere sempre ragione. Forse è proprio la parte di te che oggi paga il conto di questa pessima abitudine. Fidati: spesso è vero che “La ragione è dei fessi”…E sai anche tu che non vuoi esserlo, vero?
  2. Finiscila con la mania del controllo! Se davvero desideri circondarti di persone autentiche, devi rinunciare a controllarle. Non lasciar vivere, e quindi esprimere, le persone che fanno parte della tua vita, è il modo migliore per coltivare ipocrisie e menzogne, con le quali dovrai, prima o poi, fare i conti. Pensi che ne valga la pena?
  3. Assumiti la tua parte di responsabilità. Torniamo a quello che ti dicevo all’inizio: essere o non essere felice dipende soprattutto da te. Perciò finiscila di colpevolizzare gli altri per quello che hai o non hai, di come ti senti o non ti senti. D’altra parte, perché ti è stata data una vita, se poi sono gli altri a gestirla?
  4. Spegni il tuo dialogo interno. Ciascuno di noi ha dentro di sé una vocina, che in gergo si chiama fattore critico, che si diverte appunto a esprimere giudizi, spesso impietosi, su tutto ciò che siamo e che facciamo. Questa vocina della coscienza è chiaramente solo una tua proiezione, ma ti assicuro che può avere effetti devastanti quando alimenta pensieri negativi e pessimisti. Per fortuna, è possibile imparare a controllarla e spegnerla quando necessario. Migliaia di persone prima di te hanno scelto le migliori tecniche di auto-ipnosi e ipnosi e ne hanno tratto grande beneficio.
  5. Liberati delle tue convinzioni limitanti. Spesso accade di rinunciare alle cose senza averci neppure provato, solamente perché la vocina di cui ti parlavo aveva detto “non ce la farai”, “è impossibile che tu ci riesca” In altre parole, le nostre azioni sono sabotate più dai pensieri bloccanti – ovvero le convinzioni limitanti – che dagli errori effettivi. Liberatene! La Pnl è la tua più valida alleata in questo!
  6. Pensa positivo! Anche se non possiamo cambiare la realtà, possiamo decidere come reagirvi: il modo in cui guardiamo la realtà, è la nostra realtà! Perciò, smettila di lamentarti e fa’ tua questa semplice ma potentissima frase: “La vita è uno specchio: sorride se tu le sorridi”!
  7. Smettila di criticare! Lascia andare il bisogno di criticare cose, persone, situazioni che sono diverse da te o da come te le aspettavi. Siamo tutti diversi, e ciascuno ha la sua personale storia, che lo ha portato ad essere esattamente com’è. Rispettala, e ti accorgerai di quanto può essere bello il mondo!
  8. Sii te stesso. Uno degli errori più comuni che ho riscontrato in questi anni nei miei coachee, è che cercavano disperatamente di essere qualcuno che non erano al solo fine di compiacere gli altri. Il risultato è stato chiaramente controproducente e con risvolti davvero devastanti sulla qualità della vita. Accettarsi è il modo migliore per essere accettati e amati per quello che si è. Inizia subito, getta via la maschera e amati!
  9. Abbraccia il cambiamento. Ci sono forze a cui non si può resistere, onde che per essere affrontate hanno bisogno di essere cavalcate. Il cambiamento è una di queste onde: sii il coraggioso surfista della tua vita e vedrai che risultati eccezionali non tarderanno ad arrivare!
  10. Lascia andare le etichette. Apri la mente e smettila di etichettare cose, persone o situazioni che non comprendi solo perché in quel momento ti appaiono diverse o strane. Einstein diceva che “La mente è come un paracadute: funziona solo quando è aperta”. E se lo ha detto Einstein, pensi di poterlo contestare?
  11. Affronta le tue paure. La paura è umana, ed è assolutamente comprensibile che tu ne abbia avuta almeno una volta nella tua vita. Ma sai meglio di me che in fondo si tratta solo di una proiezione, ed è ingiusto che ti blocchi nel fare o non fare qualcosa. Affrontala, e sarai invincibile!
  12. Lascia gli alibi a casa. Insomma, i delinquenti hanno bisogno di alibi, i colpevoli, le persone che necessitano di giustificarsi. Tu vuoi davvero essere una di queste persone? Se la risposta è no, smettila di trovare scuse a tutto, concediti il lusso di raccontare sempre la verità a te stesso e agli altri. La strada verso la felicità sarà molto più nitida!
  13. Lasciati il passato alle spalle. Se si chiama passato, un motivo ci dovrà pur essere. La tua vita è qui e ora, e non ha alcun senso portare continuamente la tua attenzione al passato. Concentrati sulle cose che puoi fare oggi, perché ti accorgerai dell’enorme potere che hai!
  14. Impara a staccarti dalle cose. Lo so che è difficile, ma arriva un momento nella vita in cui devi prendere le distanze, soprattutto se le cose o le persone a cui sei ancora attaccato non ti fanno più bene. L’attaccamento nasce dalla paura, e ormai tu sai che si tratta unicamente di una tua proiezione. Esercita questo benefico distacco, e vivrai una vita molto più serena e felice!
  15. Chiediti se sei felice. Arrivati a questo punto, puoi rifare a te stesso la domanda iniziale: sono felice? E se la risposta dovesse essere ancora no, hai ora tutti gli strumenti per chiederti: voglio essere felice? Cosa posso fare fin da subito per raggiungere la felicità che desidero? Da’ valore alla tua vita: è la cosa più preziosa che tu possieda, e che ti è persino stata data in dono!

Se hai trovato utile questo articolo o se pensi che possa essere utile a qualcuno a te vicino, condividilo e fa’ in modo che queste semplici istruzioni arrivino in ogni luogo in cui c’è una persona che desideri essere accettata e amata, e voglia essere felice! Se in questo percorso verso la felicità, senti di avere bisogno di una guida, di un coach che possa accompagnarti verso ciò che più desideri, allora contattami e ti dirò come fare!

Come il Coaching migliora l’autostima di tuo figlio

Per crescere un figlio non basta essere un buon genitore; oggi come oggi è fondamentale essere un genitore-coach.

Mentre la vecchia figura genitoriale, infatti, era improntata sull’autorità, sull’elargire premi e punizioni, il genitore-coach ha un approccio diverso, che si basa sul coltivare le passioni e i talenti del bambino, appoggiandolo per permettergli di esprimere il suo pieno potenziale, così da farlo crescere in modo sano.

Il principale problema che impedisce questo approccio è che spesso i genitori tendono a dare delle regole che sono più funzionali a loro che ai bambini.

Ad esempio, una delle regole che spesso danno i genitori ai figli è: “Quando inizi a fare qualcosa ti devi impegnare a farla fino alla fine”.

Questa regola viene il più delle volte data quando il bambino chiede di potersi iscrivere ad un corso, magari per imparare a suonare uno strumento, oppure per praticare uno sport. Ma, a pensarci bene, la regola, così come viene data, non serve al bene del bambino ma solo a quello genitore. Il genitore, infatti, vuole che il figlio si impegni perché quel corso gli costa dei soldi, ha dovuto pagare delle attrezzature, investe il suo tempo per andare a prenderlo così come per riportarlo a casa, e non vuole che quel tempo e quel denaro vadano sprecati.

Ma per il bambino è normale iniziare un’attività e poi lasciarla e questo per un motivo semplice: lui non ha la più pallida idea di che cosa sia quell’attività. Forse l’avrà vista in tv, forse gliene avrà parlato un amichetto, ma lui non l’ha mai sperimentata… e allora come può sapere se gli piace davvero?

Allo stesso modo (ma qualche anno dopo), quando ormai è quasi adulto, gli viene chiesto di scegliere l’università. Gli si domanda che lavoro vorrebbe fare, quindi quale pensa che sia il miglior percorso di studi per farlo e a cui dunque iscriversi.

Ma se non ha esperienza in niente di tutto questo, non sa cosa vuol dire fare quel lavoro, non sa che vuol dire studiare quelle materie, come può sapere se quella è davvero la strada che fa per lui?
Così, spesso, mentre studia e si rende conto che più va avanti e più non gli piace ciò che fa, pensa che la cosa migliore sarebbe abbandonare… eppure qualcosa lo blocca: proprio quella regola accettata da bambino (quando inizi a fare qualcosa ti devi impegnare a farla fino alla fine) e che, il più delle volte, lo costringerà ad andare avanti e a condannarsi alla frustrazione.

Questo è solo uno degli errori più comuni che viene commesso dell’educazione di un bambino… è questo è più che normale: a nessuno è stato dato un libretto di istruzioni su come diventare un buon padre o una buona madre, così ognuno cerca di fare il proprio meglio.

Proprio per aiutarti a fare del tuo meglio, voglio condividere con te sette semplici strategie, che ti permetteranno di guidare tuo figlio (così come qualsiasi altro bambino) verso una completa realizzazione della propria autostima.

Sono regole molto semplici e fondamentali, che puoi applicare quotidianamente e che ti meraviglieranno del modo in cui faranno migliorare la percezione di sé del bambino.

Quindi, sei pronto?

Perfetto, allora procediamo!

  1. Dai al tuo bambino obiettivi realistici

Non deve essere il più bravo, non deve essere il migliore, deve semplicemente fare ciò che ama fare. Per evitare che si scoraggi, se l’obiettivo è impegnativo, lo si può aiutare suddividendolo in tappe, o in micro-obiettivi. Se, ad esempio, ha 4 in matematica, è irrealistico pretendere un 8 a breve termine. È invece più facile che riesca ad arrivare al 5; la volta successiva al 6, quella dopo ancora al 7 e così di nuovo all’8.

  1. Rinforza i suoi successi

Per rafforzare la memoria dei successi (quali che siano: anche un goal alla partita all’oratorio) può essere utile creare un “calendario dei successi”, sul quale annotarne uno ogni settimana perché sia immediatamente visibile.

  1. Criticalo, ma in modo costruttivo

Se rompe un piatto non bisogna aggredirlo immediatamente. Invece, è meglio prima complimentarsi per aver assolto al suo compito, e poi dirgli che “però sarebbe stato meglio se il piatto fosse stato ancora intero”. In generale, funziona molto bene la “regola del sandwich”: un complimento, una critica, un complimento (“Grazie per avermi aiutato, ma non hai ancora sistemato camera tua. Ah, dimenticavo: ancora bravo per l’8 in italiano”).

  1. Credi in lui

Basta una frase: “Ho fiducia in te, ce la farai”.

Sembra una banalità ma il fatto di sapere che qualcuno crede in lui, per il bambino è fondamentale, e lo aiuta ad aver fiducia nelle proprie capacità per affrontare senza paura anche situazioni nuove. Una fiducia che si può rafforzare anche affidandogli qualche responsabilità in casa (adeguata alla sua età).

  1. Sostienilo

Quando lo scoramento prende il sopravvento a causa di una caduta nella strada verso il traguardo, bisogna aiutare il bambino a rialzarsi. Facendogli capire che nella vita un fallimento può sempre capitare, ma che alla lunga gli sforzi vengono comunque ricompensati. E, in un secondo momento, capire in che cosa ha sbagliato, in modo da aiutarlo a trasformare il fallimento in un esperienza fondamentale per il successo.

  1. Fai il tifo per lui

Il rafforzamento positivo nei confronti del bambino si ottiene anche con piccole cose: “Simpatica la tua maglietta”, “Bella questa pettinatura”, “Il tuo zaino è molto più ordinato di una volta”.
Ma attenzione: bisogna evitare di fare l’errore di sovrastimare le sue capacità. Dirgli in continuazione “sei un genio” per esempio, rischia di essere controproducente. Perché, alla prova dei fatti, potrebbe accorgersi di non essere veramente a un livello molto più alto di compagni e amici. E cadere dall’alto di un piedistallo fa più male.

  1. Fagli coltivare i suoi talenti

La buona riuscita a scuola non sempre va di pari passo con le capacità di ciascuno: Einstein (giudicato uno studente mediocre dai suoi professori) ne è l’esempio. Quindi, per preparare un bambino alla vita, è bene fargli coltivare i suoi talenti e le sue passioni, senza pregiudizi: preferite che vostro figlio diventi un ottimo cuoco o un pessimo medico?

Spero che queste indicazioni ti siano utili. Anzi, mi piacerebbe davvero che tu condividessi con me i tuoi risultati, così come i tuoi dubbi o le tue perplessità.

Infine, se anche tu vuoi diventare un genitore-coach, vieni a dare un’occhiata qui!

Rapport: come approfondire il rapporto col tuo coachee

Nel precedente articolo ti ho parlato di come è possibile creare empatia attraverso il rispecchiamento, ma quella non è l’unico modo in cui è possibile ottenere questo effetto.

Ma facciamo un attimo un breve ripasso: attraverso il rispecchiamento assumiamo una posizione identica e speculare a quella del nostro interlocutore e, nel fare questo, attiviamo una serie di meccanismi che permettono a lui di percepirci simile e a noi di accedere ai suoi stati emotivi.

Ma oggi voglio andare un po’ più in profondità.

Forse ti sarà capitato di incontrare qualcuno e renderti conto che dopo pochi minuti già eravate sulla stessa lunghezza d’onda, al punto tale da parlare con una schiettezza che raramente riservi alle persone appena conosciute.

Bene, se questo è accaduto è perché in qualche modo siete andati in rapport con valori e credenze.

Ok, mi rendo conto che quest’ultima frase potrebbe non essere particolarmente chiara, quindi andiamo subito a specificare qualche definizione.

Credenze: tutto ciò in cui una persona crede e ritiene importante.

Valori: gli elementi profondi che ci motivano all’azione.

Credenze e valori sono fortemente collegati tra loro. Infatti se una persona ti dice “Credo che la libertà sia la cosa più importante” esprime qualcosa in cui crede, ma allo stesso tempo sta anche mostrando un suo valore fondamentale.

Capire cosa crede il nostro coachee, quali sono i criteri che lo governano e quali sono i suoi valori di vita, ci permette di conoscere la mappa del suo mondo. Infatti ogni persona percepisce la realtà in modo soggettivo, in base a dei veri e propri filtri cognitivi. Proprio per questo la condivisione di credenze e valori è fondamentale per creare empatia.

A questo punto possiamo farci la vera domanda: ma come facciamo a comprendere le credenze e i valori del nostro coachee?

Molto spesso è proprio lui a rivelarceli nel corso della conversazione. In questo casa è necessario semplicemente utilizzare un ascolto attivo nei suoi confronti. Ma, nel caso in cui questi non dovessero emergere spontaneamente, possiamo operare così:

  • Praticare il rispecchiamento per creare un maggior senso di fiducia.
  • Procedere ponendo una domanda diretta.

Qui di seguito voglio segnarti alcune domande che puoi usare per aumentare la fiducia ed estrarre valori e credenze.

  • Di solito cosa ti motiva?
  • Cosa è davvero importante per te?
  • Cosa ti fa alzare dal letto ogni mattina?

Una volta estratti i suoi valori e credenze dobbiamo fare un profondo atto di consapevolezza, domandandoci: quali di questi valori e queste credenze condivido e in che modo?

Porsi questa domanda ci serve per evitare uno dei classici errori che commette chi ha poca esperienza: mostrare al coachee valori e credenze nei quali non crediamo davvero. A meno che tu non sia un attore che ha passato anni tra palcoscenici e pellicole, mentire ti farà percepire solo falso e questo andrà a minare qualsiasi fiducia.

Invece ciò che devi mostrare sono esattamente i valori e le credenze che condividi anche tu, che senti davvero tuoi e in cui ti riconosci. Quando fai questo ecco che il tuo coachee prova un senso di soddisfazione e armonia.

I valori e le credenze sono estremamente importanti per ognuno di noi, in quanto sono alla base per le scelte che faremo. Non a caso, gli obiettivi che ci poniamo nella vita sono proprio un’espressione di questi importanti elementi interiori.

A questo punto, però, tocca a te: esci, scendi in strada, parla con le persone, scopri i loro valori, le loro credenze e nota cosa accade quando entri in empatia con loro. Questo è forse il training più efficace possibile e renderà le tue abilità sempre più affinate.

Oppure puoi iniziare il tuo percorso di crescita professionale proprio oggi cliccando qui

Impara anche tu ad entrare immediatamente in empatia con chiunque

Il primo passo per iniziare una sessione di coaching è instaurare una relazione profonda con il suo coachee creando empatia.

La Programmazione Neuro-Linguistica e l’Ipnosi basano ogni loro singola procedura su questo principio: l’empatia.

Ma prima di andare avanti, concentriamoci un attimo su questo termine, empatia: esso indica la capacità di provare gli stessi sentimenti di un altro individuo.

Tutti gli esseri umani sono dotati di questa capacità (tranne soggetti affetti da gravi psicopatologie), che è fondamentale non soltanto per ogni singola persona, ma per l’intera società. L’empatia, infatti, è ciò che rende possibile la socializzazione, la condivisione di pensieri e di emozioni, e rende possibile l’insorgere di quel sentimento che ci spinge a prenderci cura di un’altra persona.

Per fare questo in PNL si usa il Rispecchiamento (mirroring): si tratta dell’assumere una postura uguale e speculare a quella del nostro interlocutore.

Quando facciamo questo accadono due cose molto interessanti:

  • La persona che abbiamo di fronte ci percepisce simile a lui, e questo perché la sua mente subconscia legge il nostro “assumere la sua stessa posizione” come un indice di similarità. Insomma, è un po’ come se pensasse: “Questa persona si muove come me, quindi è simile a me, di conseguenza posso fidarmi di lui”.
  • Chi usa il rispecchiamento riesce ad accedere in parte agli stessi stati emotivi dell’interlocutore. E questo perché ad ogni determinata posizione equivale un preciso assetto mentale. Questo ci mette nella posizione di comprendere molto più profondamente la persona che abbiamo di fronte.

Proprio in relazione al secondo punto, Robert Levenson, psicologo della California University di Berkeley, ha dimostrato proprio come l’empatia abbia una base fisiologica. Per fare questo ha condotto una serie di studi su coppie, alle quali chiedeva di indovinare cosa provasse il rispettivo partner durante un’accesa discussione. Il massimo dell’empatia è stato riscontrato tra i coniugi che, mentre osservavano il partner, ne assumevano la stessa fisiologia.

Insomma: l’empatia è possibile quando il corpo degli interlocutori è in sincronia.

Attenzione però, uno degli errori che ho maggiormente potuto riscontrare tra gli studenti di coaching e di PNL è credere che rispecchiare significhi scimmiottare: non è affatto così!

Per evitare questo sono due le attenzioni che devi avere, una che riguarda l’atteggiamento e una che riguarda la tecnica.

  • Atteggiamento: l’idea che devi avere bene in mente mentre esegui il rispecchiamento è che questo è un mezzo per entrare in sintonia con l’altro, per comprenderlo, per avvicinarsi il più possibile al suo universo emotivo. Se, invece, l’atteggiamento è quello di chi pensa “Ora ti rispecchio e così fai quello che voglio io” l’effetto sarà esattamente l’opposto, e la persona che hai davanti invece che vederti come simile, si limiterà a percepire un forte senso di fastidio.
  • Tecnica: non andare di fretta! Se il tuo interlocutore accavalla le gambe, non farlo immediatamente, lascia passare qualche secondo. E soprattutto, non avere l’ansia di seguirlo. Sii fluido, calmo, fai in modo che il movimento che stai andando a rispecchiare sia in primo luogo piacevole per te.

Ovviamente questa non è l’unica tecnica per creare empatia, ma è di certo la più semplice, quella che già adesso puoi sperimentare per implementare le tue abilità di coach.

Ma, anche nel caso tu non fossi un coach, puoi provare ad usare questo strumento nella vita di tutti i giorni e notare come cambiano le tue relazioni e come i tuoi rapporti personali cominciano a farsi sempre più profondi.

Ma non è tutto, nel prossimo articolo ti parlerò di come rendere ancora più profonda l’empatia. Ma se non puoi aspettare clicca qui per approfondire nel modo più dettagliato possibile le tecniche per creare empatia.

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