Il coaching come stile educativo per i propri figli

Una delle domande che un genitore si pone di frequente è: “Come posso aiutare mio figlio a crescere in modo sano ed equilibrato?

Sicuramente sono un bel po’ gli esperti di pedagogia. Proprio per questo, quando un genitore comincia a seguirli, ecco che può rimanere spiazzato, cadendo nella confusione totale, senza sapere se l’educazione che sta dando al proprio figlio sia quella migliore oppure no.

Uno degli stigmi che cadono sui figli (e di conseguenza sui genitori) è quello di dar loro l’etichetta di essere maleducati a causa di ciò che ha trasferito loro la famiglia.

Ma in che modo la famiglia può fornire una buona educazione al figlio?

Più precisamente in questi casi gli addetti ai lavori fanno riferimento agli stili educativi.

Per stile educativo si intende il modo col quale il genitore entra in relazione col figlio; il motivo è semplice: le scelte educative che si compiono creano delle conseguenze importanti, più o meno consapevoli, sullo sviluppo affettivo, sociale ed emotivo.

Ma quali sono e in cosa consistono i vari stili?

Un primo stile, particolarmente criticabile e oggi molto diffuso, è quello permissivo.

Con questo termine si intende quella modalità educativa che tende appunto a permettere tutto: non vengono quindi imposte regole. Si tratta di una modalità educativa estremamente dannosa, perché in questo modo il genitore è come se decidesse di privarsi del suo ruolo di guida e di mentore. Questo ruolo è invece fondamentale per i bisogni che i figli sperimentano durante la crescita.

Ma cosa spinge un genitore ad adottare questo stile?

Tendenzialmente questo modello educativo viene adottato a causa dalla paura di risultare eccessivamente autoritario, oppure da una difficoltà nel prendere decisioni e farle rispettare.

C’è da aggiungere che così facendo non si va affatto a favorire lo sviluppo dell’autonomia e dell’autostima, e questo perché il genitore finisce con l’assumere su di sé i compiti che il bambino dovrebbe svolgere da solo. E proprio perché il bambino non ha quasi mai richieste da parte del genitore, progredisce più lentamente anche nella capacità di autocontrollo.

Lo stile educativo che la maggioranza degli studiosi, tra cui Baumirind e Maccoby e Martin, ritengono migliore è invece quello autorevole.

Si tratta di uno stile completamente agli antipodi di quello che abbiamo visto e che si basa sulla definizione di regole chiare. Con un’ educazione di questo stampo, il figlio sa quali siano i suoi diritti e i suoi doveri, inoltre sa con certezza che sarà punito nel caso in cui trasgredisca una regola; ma, allo stesso tempo, ha anche ampi margini di libertà e comprensione.

Ovviamente l’argomento va chiarito entrando maggiormente nel dettaglio.

Prima di tutto, non bisogna confondere lo stile educativo autorevole con quello autoritario. Quest’ultimo era una modalità educativa molto in voga tra le generazioni passate, in tempi in cui c’era una concezione diversa dell’infanzia. Faccio riferimento anche ai primi anni del ‘900, in cui l’infanzia non era vista come un momento nella vita di un essere umano valorizzare, bensì una fase da superare più rapidamente possibile; all’opposto vi era un’idealizzazione dell’età adulta, ritenuta un periodo di compiutezza e solidità.

Alla luce di questa concezione gli adulti educavano i propri figli imponendosi con regole ferree, prendevano tutte le decisioni al posto loro, e senza dare spiegazioni ai più giovani; anzi, in molti casi non si davano neppure le spiegazioni sul perché si fossero prese proprio quelle decisione invece che altre. Inoltre si ritenevano educative e fondamentali per la crescita sana le punizioni corporali, che venivano applicate anche all’interno delle scuole.

La definizione di educazione autorevole è quindi articolata. Ovviamente non si può pensare che ci sia un unico modo di relazionarsi con bambini e adolescenti, altrimenti si può cadere nel cliché.

Infatti il tipo di relazione tra bambini e genitori cambia in base a molte variabili, tra cui le caratteristiche individuali dell’educatore e dell’educando, così come da tutte le risorse che sono all’interno di quel contesto specifico.

Tuttavia ci sono delle linee educative generali che è bene seguire in modo da favorire lo sviluppo armonico del proprio figlio:

  1. Regole chiare, costanti e coerenti

Le regole, come abbiamo visto, sono molto importanti perché permettono al bambino o adolescente di aver chiari i propri limiti. Infatti quando i giovani crescono in un ambiente permissivo si trovano nella condizione di non sapere quali aspettative abbia il genitore nei loro confronti, e questo può causare una sensazione di enorme confusione, senza sapere quali sono le azioni migliori da dover mettere in atto. Inoltre è fondamentale che le norme non cambino da un momento all’altro per mantenere intatto il valore delle regole stesse e non generare confusione.

  1. Motivazionedei divieti

Visto che sono state date delle regole chiare, è importante che il genitore spieghi il motivo per cui viene vietata una cosa mentre ne viene consentita un’altra. Questo è anche un momento nel quale al figlio possono essere trasmessi i valori e le convinzioni del genitore. Inoltre è necessario spiegare le motivazioni del divieto così che il bambino non abbia la sensazione di un’imposizione arbitraria da parte dell’adulto.

  1. Le punizioni devono essere certe ma limitate nel tempo e proporzionate alla situazione

Le punizioni possono essere considerate un efficace strumento educativo, ma soltanto se seguono alcune prescrizioni fondamentali. Prima di tutto le punizioni devono essere immediate, questo aspetto è di enorme importanza soprattutto per i bambini piccoli per i quali in caso contrario perdono di significato. In secondo momento possiamo vedere che le punizioni devono essere equilibrate, quindi non devono assolutamente essere protratte eccessivamente nel tempo, e neppure essere eccessive. Insomma, da questo punto di vista è fondamentale il buon senso! Infine è importante ricordare che le punizioni devono essere la spiacevole conseguenza ad un evento eccezionale; se diventano ordinarie allora perderanno velocemente la loro efficacia.

  1. Fai in modo che viva un ritmo quotidiano armonico

Per un bambino sono fondamentali sia la routine che i piccoli riti quotidiani. E questo perché gli danno sicurezza, lo orientano anche quando non ha ancora la nozione del tempo, e gli danno un senso di confine entro il quale può muoversi serenamente. Per ottenere questa armonia puoi:

1) fare in modo che gli orari della giornata siano i più possibile simili di giorno in giorno;

2) evitare di cambiare i posti a tavola o di mangiare una volta a tavola, poi ogni tanto sul divano;

3) creare un rito della buonanotte e un rito del buongiorno che accompagnino tuo figlio dolcemente al sonno o alla ripresa della giornata;

4) evitare giochi troppo movimentati la sera a favore di silenzio, luci soffuse e letture o giochi tranquilli che non lo carichino energeticamente ma favoriscano la calma e il passaggio al sonno.

Ma c’è un’ulteriore stile educativo che è possibile adottare: quello del genitore coach.

Il genitore coach fa rispettare le regole basilari, ma non pretende che il figlio si conformi al proprio punto di vista, al proprio credo, oppure sposi ogni propria convinzione.

Anzi, fa esattamente l’opposto: lo aiuta a sviluppare una propria personalità, permettendogli di esplorare ma anche di sbagliare.

Ed è proprio quando sbaglia che la sua essenza di coach dà il meglio di sé. A meno che non abbia infranto una delle regole fondamentali, l’errore può essere una fonte di apprendimento. In questi casi, infatti, rimproverare il figlio diventa assolutamente utile, ed è possibile sfruttare quella situazione per far riflettere il bambino, guidarlo a comprendere da solo lo sbaglio e, come poterlo evitare nelle volte successive.

In questo modo lo si responsabilizza e lo si aiuta a costruire una solida autostima.

Oggi come oggi, infatti, i bambini e ancora di più gli adolescenti, sono restii ad assecondare modelli educativi basati sull’ipse dixit, mentre sono molto più accondiscendenti a chi cammina al proprio fianco, indirizzandolo ma lasciandolo sempre libero delle proprie scelte.

Se anche tu pensi che essere un genitore vuol dire essere una guida, che spinge il bambino ad esprimere al meglio il proprio potenziale, allora ti consiglio di cliccare qui e di cominciare a percorrere anche tu la strada del genitore coach.

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