L’Inner Game secondo Tim Gallwey

A volte non è facile trovare le origini del coaching.

Qualcuno sostiene che il primo grande coach della storia fu Socrate, che esercitava la maieutica. Per quanto posso essere d’accordo, è anche vero che il metodo del coaching era ancora molto distante dal vedere una vera e propria sistematizzazione.

Di certo uno dei più grandi divulgatori fu Tim Gallwey che pubblicò un libro che fu davvero rivoluzionario.

Infatti, quando è uscito Il Gioco Interiore nel Tennis di Tim Gallwey, nel 1972, divenne immediatamente un successo senza precedenti. Era la prima volta nella storia dell’editoria mondiale che un libro di sport non parlasse della tecnica vera e propria, ma della parte interiore del gioco come, ad esempio, gli ostacoli che ogni sportivo incontra nella sua mente.

Il lavoro svolto da Gallwey è stato senza dubbio enorme per i suoi tempi e credo di poter affermare che è a tutti gli effetti uno dei padri della psicologia dello sport, nonché uno dei padri fondatori del coaching.

Infatti Il gioco interiore del tennis è un libro che in primo luogo affronta il tema del miglioramento personale e solo in un secondo momento è anche un libro sullo sport (affronta il tema del tennis per non più di trentacinque pagine).

Ma cosa tratta nel dettaglio questo libro?

Tim Gallwey identifica e descrive il self1 (sè stesso1) e il self2 (se stesso2), facendo così comprendere che ogni volta che facciamo o pensiamo qualcosa siamo sempre in due: il self1 è la parte che dubita, critica, cerca di fare e alimenta le tensioni; il self2, invece, riesce a gestire molte più informazioni ma raramente viene lasciato lavorare come dovrebbe. In più Gallwey fa comprendere come il giocatore (così come qualsiasi altra persona) non è mai da solo, è sempre in compagnia di un dialogo interno, che ha da dire su tutto.

Per questo essere nel qui ed ora aiuta molto le performance, non solo il tennis. L’essere nella propria testa, concettualizzare e sforzarsi non solo aumenta dismisura lo sforzo, ma spesso impedisce al self 2 di ottenere la migliore performance che può avere.

Ma cosa è davvero l’Inner Game di cui parla nel libro?

Secondo Tim Gallwey per avere uno stato di peak performance è importante far operare in armonia questi due se stessi. Ne Il Gioco Interiore nel Tennis entra nel dettaglio, spiegando quale abilità devono essere sviluppare per generare armonia tra i due self:

– Saper lasciar andare il giudizio

– Saper lasciar andare l’ego

– Avere una presenza nel qui ed ora

– Apprendere dai feedback che riceviamo

Fidarsi delle naturali abilità che abbiamo nell’aprendere anche soltanto guardando e visualizzando.

Molti dei concetti che va a trattare (modelling, alta performance, armonia tra le parti) sono anche parte del bagaglio di competenze della PNL. Infatti proprio la Programmazione Neuro Linguistica ha sviluppato molte strategie e tecniche per lavorare su questo aspetto; strategie e tecniche sempre più utilizzate nell’ambito del mental coaching.

Quello che trovo davvero interessante di questo manuale è che, per quanto possa essere un libro sul tennis, chiunque può leggerlo e trovare spunti per migliorare: musicisti, studenti e lavoratori possono raccogliere varie perle dalla sua lettura. In più è anche scritto con un linguaggio chiaro, diretto e ricco di esempi.

Si tratta di un libro fondamentale per chiunque voglia avvicinarsi al tema del coaching. È utile per un aspirante coach che vuole approcciare questa materia partendo dalle basi. È utile per chiunque cerchi degli strumenti che lo aiutino a migliorarsi.

Proprio durante un’intervista lo stesso Gallwey ha dichiarato: “Prima di iniziare a sviluppare il principio del gioco interno nel 1970, ho potuto vedere nei miei studenti di tennis, così come in me stesso, che c’erano ostacoli mentali che interferivano con la nostra capacità di giocare al meglio . Allo stesso tempo, stavo cominciando a riconoscere che tutti noi abbiamo molto più potenziale dentro di noi di quanto pensiamo. Tre osservazioni hanno confermato e riconfermato che ero sulla strada giusta. Una volta che ho smesso di dare istruzioni tecniche e correggere i miei studenti in termini di giusto e sbagliato, le paure e i dubbi degli studenti sono diminuiti in modo significativo e hanno imparato più velocemente, con risultati migliori, si divertivano molto di più e non importava quale fosse il loro livello di gioco”.

Ma come è possibile applicare semplicemente il metodo di Tim Gallwey?

Voglio schematizzare in cinque passi uno degli approcci che delinea nel suo libro.

  1. Stabilisci l’aspetto che vuoi migliorare. Scegli un punto di partenza rispetto a ciò che vuoi. L’importante è che tu lo definisca in modo chiaro e specifico.
  2. Crea delle immagini mentali che ti mostrano mentre ottieni il risultato desiderato. La mente inconscia non sa distinguere tra ciò che immagina e ciò che reale, proprio per questo la visualizzazione ti aiuterà a sviluppare maggiore confidenza e preparare la tua mente ad orientarsi verso il risultato desiderato.
  3. Prendi in considerazione le nuove idee. Ovvero: decidi di sperimentare strade diverse, tutte quelle che ti verranno in mente. Raccogliendo i feedback per comprendere se ti stai avvicinando o allontanando dal risultato che ti sei prefissato.
  4. Ricorda il tuo scopo. Trova ogni giorno il momento per ricordare perché vuoi ottenere proprio quel tuo risultato. Che cosa ti porterà quel risultato? Che tipo di persona ti farà diventare? Come migliorerà la tua vita dopo averlo raggiunto? Basta che trovi anche solo tre minuti ogni giorno per ricordare tutto questo; va bene anche mentre stai guidando o sei in fila alla posta.
  5. Domandati sempre: “In che modo posso indirizzare i miei sforzi verso lo scopo?E ovviamente metti in pratica le risposte che ti dai.

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