Come usare il Milton Model in una sessione di Coaching

Nello storico libro I modelli della tecnica ipnotica di Milton Erickson, Richard Bandler e John Grinder affrontarono per la prima volta quello che avevano nominato Milton Model, ovvero lo schema linguistico mutuato dal modo normale di parlare e di fare terapia dell’innovatore dell’ipnosi, colui che ha reinventato quella che oggi possiamo definire l’ipnosi moderna. Si tratta di uno strumento estremamente utile tanto dal punto di vista della persuasione, che da quello del coaching. Se vuoi saperne di più, ti consiglio di leggere un articolo introduttivo che ho scritto a riguardo, che puoi trovare cliccando qui.

Quello che voglio fornirti in questa occasione è uno schema preciso in cui puoi usare praticamente il Milton Model, all’interno di una sessione di coaching.

Si tratta di un modo molto semplice ed efficace per usare gli strumenti della trance ipnotica, così da lasciare che sia l’inconscio del coachee a trovare le risorse che gli occorrono per affrontare nel modo migliore il suo obiettivo.

Sei curioso? Allora vediamolo insieme.

Fase 1 – La creazione del rapport

Il primo passo per usare al meglio il Milton Model è quello di creare un legame di empatia con la persona che hai davanti. L’idea di fondo è quello di essere visto dal tuo interlocutore con un amico, una persona di cui si può fidare e con cui può sentirsi completamente al sicuro.

Fase 2 – Ricalco e guida

In questa fase chiedi al coachee di chiudere gli occhi e di rilassarsi. Dopo aver fatto questo inizi ad alternare descrizioni della situazione (ad esempio la sua postura, il respiro, ecc) a suggestioni di rilassamento. Ad esempio: “Mentre mi ascolti, puoi notare la sensazione dei vestiti sulla tua pelle, così come l’aria nella stanza, e puoi iniziare a rilassarti sempre di più”. Quando fai così leghi ad elementi reali le tue prime suggestioni, lasciando che l’inconscio di legga come parte della descrizione che stai facendo.

Fase 3 – Adeguarsi al tempo

In questa fase devi adeguarti tanto alla persona che hai di fronte, quanto alla situazione nella quale vi trovate. Da bravo coach devi incorporare nel tuo eloquio ciò che sta accadendo. Ti faccio subito un esempio: “E mentre sei seduto, con la schiena comodamente appoggiata allo schienale… e mentre ascolti il suono della mia voce”. Si tratta di una frase che può ricalcare sia la situazione che il soggetto che hai di fronte. Puoi anche dire: “Mentre la tua aria entra… ed esce dal corpo”. Proprio mentre il coachee sta inspirando o espirando.

Fase 4 – Farsi accettare come qualcuno di fidato

Come coach devi farti accettare il prima possibile dalla parte inconscia del coachee come qualcuno degno di fiducia, qualcuno che lo capisce e lo comprendere profondamente. Proprio per questo una delle cose che puoi fare è incorporare la tua voce nel rilassamento, ad esempio dicendo: “E mentre sei qui seduto, ascolti la mia voce, lasciando che ti guidi come quella di un amico, di un maestro, del vento quando soffia tra le cime degli altri”.

Fase 5 – Linguaggio abilmente vago

“… e inizi ad essere cosciente di certe sensazioni”. In questa fase inizi ad usare un linguaggio vago, che permette al coachee di notare il modo in cui si sta rilassando. Ad esempio: “E non so quale punto del tuo corpo è più rilassata”. In questo modo sarà la stessa mente del coachee a trovare degli elementi che attestando che sta andando sempre più in profondità.

Fase 6 – Uso delle metafore

Le metafore rappresentano il coachee e, in questo caso, gli prospetta una situazione futura in cui i problemi saranno finiti e ci potrà essere per lui un nuovo benessere: “E tu sai che a volte il cielo può essere in tempesta ma poi, però, il sereno torna a splendere ogni volta”. Non è importante che il coachee sappia che le metafore siano dirette a lui, quanto più sono indirette meglio è. Possono anche essere pronunciate come delle osservazioni che fa il coach, quasi stesse parlando del più e del meno.

Fase 7 – Uso delle nominalizzazioni

Le nominalizzazioni sono tutte quelle ‘parole zainetto’ che possono avere un insieme enorme di significati. Ad esempio: amore, famiglia, libertà. In questa fase usale per descrivere nel modo più vago possibile l’esperienza del coachee. Ad esempio: “E sai che ci sono certe situazioni che ancora sono irrisolte e noi siamo qui proprio per questo” Quali sono queste situazioni? Forse tu non lo puoi sapere, ma la mente del tuo coachee troverà immediatamente un coefficiente a questa nominalizzazione.

Fase 8 – Racconto di una storia

In questa fase puoi raccontare una storia che risulti per il coachee una metafora su come è possibile trovare le risorse che gli occorrono. Puoi prendere spunto dalla tua esperienza, oppure raccontare scene che hai letto in libri o visto al cinema. Quello che conti è che tu sia estremamente bravo nella descrizione, andando ad stimolare tutti e cinque i sensi del coachee. Lascialo immergere nella tua storia.

Fase 9 – Affidarsi all’inconscio

E non so quanto di tutto ciò hai appreso… ma allo stesso tempo so che il tuo inconscio sta imparando… imparando a livello profondo. E forse ne sarai consapevole ora, o forse più avanti. Ciò che è davvero importante è che stai imparando già da adesso”. In questa fase si comunica al coachee che un apprendimento è in atto e ne sarà sempre più consapevole nei giorni a venire. Tutto ciò che deve fare è avere fiducia nel proprio inconscio.

Fase 10 – Emersione

Siamo alla fine. A questo punto può dire al tuo coachee di sentirsi bene, energico, completamente ricaricato. Infine lo porti a riaprire gli occhi. Puoi farlo semplicemente dicendogli che quando si sentirà pronto può alzare le palpebre è tornare presente. Oppure puoi usare un conteggio: “Adesso conterò da uno a cinque e con ogni numero potrai risvegliarti, sentendoti sempre meglio, completamente ricaricato come dopo un lungo sonno ristoratore”.

Quando usi questo strumento, puoi anche evitare di dire al coachee che stai usando il Milton Model. Anzi, il mio consiglio è quello di dirgli che gli vuoi proporre un esercizio di rilassamento; in questo modo andrai ad aggirare molte delle possibile resistenze.

In più voglio darti un altro consiglio: se già usi la tecnica delle visualizzazioni guidate all’interno delle tue sessioni di coaching, usale applicando questo schema, inserendole lì dove ti ho segnato che va raccontata la storia. Sarai sorpreso dai risultati!

 

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