Come usare il modello G.R.O.W. in una sessione di Coaching

Il modello G.R.O.W. è una tecnica di coaching, il cui scopo è quello di accompagnare il coachee ad ottenere la massima consapevolezza del proprio potenziale, portandolo ad accedere a risorse nascoste o poco usate.

Il compito del coach, infatti, non è quello di offrire soluzioni al cliente, ma di renderlo responsabile, stimolandolo a trovare da solo le soluzioni più efficaci. Il coachee, in questo modo, non acquisisce informazioni ma è messo nella condizione di potervi accedere, attingendo dal suo stesso interno.

Tale modello risulta essere ancora più efficace quando è integrato con la Programmazione Neuro-Linguistica, che offre dei validi strumenti per operare al suo interno.

Grow è l’acronimo che viene usato per sintetizzare il processo di coaching e sta per Goals, Reality, Options, Will. Nelle prossime righe vedremo ogni singolo elemento di questo processo e, facendo questo, ti condurrò a prenderne confidenza e iniziare a comprendere in che modo usarlo.

La G di Goals, indica gli OBIETTIVI.

In qualsiasi processo di crescita personale o di motivazione è fondamentale partire dal risultato che si vuole ottenere. Questo punto può sembrare piuttosto banale ma non lo è affatto. Molto spesso, infatti, le persone tendono a vedere i loro obiettivi in modo piuttosto nebbioso. Ad esempio, dicono “Voglio dimagrire”, ma si limitano a questo, tralasciando la parte più importante: quanti chili vogliono dimagrire e in quanto tempo? Oppure: “Voglio guadagnare di più”. Quanto di più e facendo cosa?

Un obiettivo, per essere davvero tale, deve avere dei requisiti specifici e questi vengono sintetizzati con l’acronimo S.M.A.R.T.:

Specifico: perfettamente definito, chiaro e concreto.

Misurabile: in grado di poter essere costantemente monitorato.

Attuabile: realistico, alla portata del coachee.

Rilevante: importante per il coachee.

Tempificato: definito nel tempo.

In più l’obiettivo deve essere espresso in positivo ed essere ecologico.

Questo perché la mente, ragionando per immagini, non computa il “non, e perché è fondamentale che le condizioni positive dell’individuo (precedenti al raggiungimento dell’obiettivo) restino invariate oppure migliorino.

Quindi non voglio più fare il mio lavoro non è affatto un obiettivo.

Un obiettivo può essere espresso in questi termini: per il prossimo mese farò una ricerca delle aziende con le quali vorrei lavorare, invierò loro dei curriculum e mi preparerò al meglio per superare i successivi colloqui di selezione.

Dopo aver delineato l’obiettivo è necessario prendere consapevolezza della REALTÀ, ovvero della condizione presente del coachee. Questo è il secondo step perché cominciare dalla realtà potrebbe mettere il cliente in una condizione negativa (magari perché la condizione in cui si trova è troppo scoraggiante), quindi in primo luogo lo si rende perfettamente consapevole del proprio obiettivo, e solo dopo gli si fa prendere atto delle condizioni in cui si trova.

In questo modo viene a crearsi anche un ponte mentale inconscio: è come delineare i due punti che deve collegare un ponte, che verrà successivamente costruito dall’inconscio e poi dalla parte conscia.

In più, proprio perché la condizione presente del soggetto potrebbe non essere delle migliori (cosa molto probabile visto che, il più delle volte, è questo che spinge una persona ad intraprendere un percorso di miglioramento), è meglio partire dalla fine. È un po’ come tracciare una strada partendo dal punto di arrivo: risulta essere molto più facile, rispetto a quando non si è ancora mosso il primo passo.

Portare il coachee a contatto con la realtà indica anche ricordare che la sua percezione del mondo non è esente da giudizi che possono offuscarla. Quindi, in questa fase, il coach guida il suo cliente a spogliarsi dei suoi filtri percettivi, per portarlo a contatto con la situazione attuale e, da questa posizione, andare ad individuare le opzioni che rendono possibile il realizzarsi del suo obiettivo.

Come visto sopra, O sta per OPZIONI.

Dopo aver valutato la realtà, arriva il momento di valutare le scelte, le varie possibilità a disposizione e che possono essere usate per raggiungere il proprio risultato.

In questa fase, dinanzi al coachee si apre un mondo che non credeva di avere a disposizione.

Per fare questo ci si rivolge all’aiuto di domande potenti come:

  • Quali scelte devi fare per ottenere il risultato che ti sei prefissato?
  • Porta la tua attenzione a chi ci è già riuscito… come ce l’ha fatta?
  • Quali risorse devi sviluppare per ottenere il risultato che desideri?
  • Quale persona potrebbe suggerirti ulteriori opzioni?
  • Nel caso in cui dovessi trovare una difficoltà, qual è la prima cosa che puoi fare per superarla?

È fondamentale per il coach usare le domande giuste in modo tale da generare in lui l’autoconsapevolezza. Come già accennato, infatti, il coach non dà soluzioni e non analizza psicologicamente il suo cliente (ed è questo il tratto fondamentale che lo contraddistingue da ogni forma di terapia), lo mette semplicemente nella condizione di centrarsi su se stesso. Lo porta ad analizzare la sua condizione, ma è semplicemente una guida: ogni risposta, ogni elemento che il coachee acquisisce durante la sessione è sempre e solo “farina del suo sacco”.

W sta per Will (FUTURO), ovvero la trasformazione delle informazioni raccolte precedentemente all’interno di un ben preciso PIANO D’AZIONE.

In questa fase si porta il coachee a sviluppare il suo “piano di battaglia”. Per fare questo si utilizzano quelle che in inglese vengono chiamate le cinque W + H:

  • When (quando)?
  • Why (perché)?
  • What (cosa)?
  • Where (dove)?
  • Who (chi)?
  • How (come?)

Anche in questo caso si vanno a porre delle domande al soggetto, ma lo scopo non è più l’analisi della situazione, quanto il definire un percorso concreto e specifico che lo condurrà a raggiungere il risultato desiderato.

Per essere specifici, domande più dettagliate che possono essere poste al soggetto durante questa fase sono:

  • Cosa farai?
  • Quando lo farai?
  • Dove e con chi?
  • Di quali risorse hai bisogno?
  • In che modo puoi procurarti queste risorse?
  • Chi può aiutarti nell’avvicinarti al tuo risultato?
  • Quali sono i tempi e le scadenze delle azioni che hai definito?
  • Qual è la prima azione in cui ti puoi impegnare immediatamente dopo il nostro incontro?

Si tratta di una fase estremamente delicata, perché deve essere condotta in modo tale che ogni idea del coachee, ogni suo sforzo, si trasformi in un’azione che lo porti di un passo più vicino all’obiettivo desiderato.

Quando lavori attraverso questo modello è impossibile non avere risultati.

Quindi puoi usare questo modello con te stesso, per settare gli obiettivi a cui tieni di più per poterli raggiungere nel modo più veloce possibile.

Oppure puoi usarlo in una sessione se sei un coach.

Il modello G.R.O.W è una delle basi del coaching ed è fondamentale conoscerlo per diventare un coach professionista. Se vuoi intraprendere questa strada, iscriviti a “I Pilastri del Coaching”, un corso nel quale imparerai tutto ciò che ti serve per iniziare la tua carriera da coach.  

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