Il Caretaking: il coaching a livello ambientale

Oggi voglio parlarti di una singola parte del processo di coaching che molto spesso viene ignorata. Una parte estremamente piccola, ma che può fare una grande differenza se affrontata nel modo giusto. Un elemento che crea per il coachee un enorme aiuto dal punto di vista ambientale.

Robert Dilts nel suo libro From Coach to awaker inizia facendo riferimento ad un ben preciso compito all’interno del processo di coaching: il caretaking. Consiste in un supporto da dare al coachee all’interno dell’ambiente in cui sta realizzando un cambiamento individuale o a livello organizzativo.

Il nostro ambiente, infatti, è il contesto esterno in cui si svolgono i nostri comportamenti e le nostre interazioni. L’”ambiente” è ciò che percepiamo come “al di fuori” di noi. Un determinato ambiente è costituito da fattori quali: l’arrendamento di una stanza, le condizioni metereologiche, il cibo, il rumore, ecc. Questi fattori ambientali determinano opportunità e limiti che bisogna riconoscere, e a cui è necessario reagire. Sono, insomma, i fattori dai quali dipende il come e il quando del cambiamento.

Essere un carataker consiste nel fornire un ambiente sicuro e di sostegno. Ad esempio, quando i buoni genitori organizzano per i loro figli uno spazio di gioco sicuro, nel quale possono divertirsi, sperimentare, lontani da oggetti o situazioni pericolose, stanno facendo appunto caretaking.

Un processo simile avviene anche in ospedale o in clinica. In questi ambienti si fa fronte ai bisogni fisici dei pazienti che vengono a trovarsi in contesti liberi dallo stress, dalle contaminazioni e dalle tentazioni dei loro contesti abituali. Questo offre alle persone la possibilità di focalizzarsi su loro stesse e sui cambiamenti interiori necessari a ristabilizzarsi e guarire.

Creare per i manager un evento efficace è un esempio di caretaking. Lo scopo di questi eventi è quello di fornire un ambiente che sia fonte di supporto e arricchimento e che si evolva naturalmente nel team building e nella crescita personale.

Ho volutamente usato tutte queste analogie per suggerirti che quando un coach agisce da caretaker, si trova a creare un contesto che dia il massimo sostegno ai clienti impegnati nella realizzazione dei loro obiettivi.

Quindi, come dovrebbe comportarsi un coach in questo contesto?

Come quasi sempre in questa disciplina, ci si affida alle domande.

Anche in questo caso è necessario porne al coachee alcune fondamentali:

  • Di quali risorse e di quale supporto esterno hai bisogno per raggiungere i tuoi obiettivi?
  • Dove puoi procurarti queste risorse e chi è in grado di fornirtele?
  • Quali azioni e quali comportamenti devi esplorare o sperimentare per raggiungere i tuoi obiettivi?
  • Dove, quando e con chi puoi sperimentare queste azioni e questi comportamenti?
  • Di quali strumenti e di quali risorse materiali hai bisogno per raggiungere i tuoi obiettivi?

Come puoi notare queste domande non si basano tanto sulla programmazione dell’obiettivo, quanto sulla creazione di un contesto che supporti le singole azioni che vanno intraprese per tagliare il traguardo finale.

Come accennato sopra, per realizzare un qualsiasi cambiamento o raggiungere uno stato desiderato è necessario, in qualche maniera, identificare e fronteggiare limiti e opportunità. Una performance ben riuscita, oltre che nel definire uno stato presente e uno stato desiderato, consiste nel trarre vantaggio da tutte le possibilità offerte per affrontare le difficoltà dell’ambiente in cui si sta operando. Il caretaking, quindi, è di estremo aiuto nel creare opportunità ambientali, nel trarre vantaggio da esse e nel comprendere come affrontare i limiti ambientali.

Quando in una sessione di coaching si affronta questo aspetto, però, bisogna fare estrema attenzione a non cedere alla tentazione di offrire dei suggerimenti. Non lo ripeterò mai abbastanza, ma il coaching è l’arte di far trovare le risposte al coachee, di conseguenza non può esserci nulla di peggio che offrire soluzioni. Quindi, resisti alla tentazione. Per aiutarti in questo voglio suggerirti delle altre domande:

  • Quali sono i fattori esterni che potrebbero distogliere o interrompere il tuo impegno nell’obiettivo?
  • Quali sono le cose che puoi fare per non cedere a queste?
  • Nell’ eventuale momento in cui dovessi accorgerti che hai ceduto, cosa farai per ripristinare il tuo impegno?

Queste domande aiutano il cliente ad orientarsi, ad elaborare strategie per operare nel suo ambiente, su cui molto probabilmente ha maggiori informazioni e competenze rispetto al coach.

Ma cosa succede se il coach è esperto dell’ambiente e vede dei limiti e delle opportunità che il coachee non vede?

In questo caso il coach dovrebbe limitarsi a fare da specchio e non aggiungere nulla di suo, e questo perché anche l’errore può essere un processo di crescita e di apprendimento. Ma è anche vero che in certe occasioni l’errore potrebbe essere troppo grande per il coachee (e intendo grande nella misura soggettiva del coachee), quindi è possibile intervenire.

Prima di lasciarti, mi piacerebbe (se già non lo fai) che tu iniziassi a porti le domande che ti ho segnato in questo post, associandole all’ambiente in cui stai operando gli eventuali cambiamenti che stai facendo. Provale su di te, perché è possibile che tu ti renda conto che ci sono cose che puoi fare, che puoi prevedere, che puoi integrare per arrivare nel modo più efficace al tuo obiettivo.

Infine, se pensi che è giunto il momento di incontrarci dal vivo e studiare insieme i segreti del coaching, vieni a dare un’occhiata a questa pagina.

Autostima: 10 modi per migliorarla con il coaching

Quando parliamo di autostima, ci riferiamo al modo in cui ognuno di noi attribuisce un valore a se stesso. La capacità di stimare va intesa come la capacità di valutare qualcosa o qualcuno e ha a che fare con la capacità di giudizio. Insomma, l’autostima dipende dalla tua capacità di darti un giudizio.

Sono molti i sinonimi del concetto di autostima, questi vanno dalla fiducia in se stessi alla capacità di prendersi cura di sé, al sano egoismo, al credere nelle proprie opinioni, nelle proprie risorse e potenzialità.

Le persone che si rivolgono ad un Life Coach spesso desiderano lavorare sulla loro autostima, per aumentarla e consolidarla. Questo permette di constatare che la stragrande maggioranza di persone è completamente incapace di darsi il giusto valore, di concedersi del tempo per coccolarsi, di esprimere con fermezza e decisione le proprie opinioni e di riconoscere i propri talenti. Come se non se lo meritassero, come se dentro di loro ci fosse un giudice severo e sadico che non permettesse un’autovalutazione positiva. La nostra autostima è intimamente legata al rapporto che abbiamo con questo giudice interiore. In spagnolo viene chiamato “saboteador”, in italiano sabotatore (rende l’idea, vero?). Ognuno di noi ha il proprio sabotatore (quindi non spaventarti troppo). Potremmo considerare questo sabotatore come l’insieme di tutti quegli aspetti culturali, valoriali, religiosi, mal interpretati, e quindi fuorvianti. Avere una buona autostima non significa essere delle persone ciniche, egoiste e dominanti.

Una buona e sana autostima nasce e cresce con l’abilità di individuare in te stesso le risorse e le potenzialità per realizzare i tuoi sogni e i tuoi obiettivi. In quest’ottica autostima fa rima con autoefficacia e auto-fiducia (concedetemi la licenza poetica).

La buona notizia? Dipende tutto da te.

L’autostima non è qualcosa che si compra, che si regala, che si riceve alla nascita, l’autostima è uno stato dell’essere che dipende solo da noi. E sai perché? Perché quando la tua opinione è solida, non c’è commento esterno, situazione di vita o condizione lavorativa che tenga!

Anzi, quando la tua autostima si traduce in fiducia in te stesso, nelle tue potenzialità, sembra che i problemi si dissolvano, i conflitti si quietino e il mondo assumere un aspetto decisamente migliore.

Ma come si migliora la propria autostima?

Ho preparato 10 consigli, che potrebbero essere considerati 10 piccoli esercizi di coaching. Sei pronto ad allenarti?

  1. Scopri quali sono le tue potenzialità! Il primo passo per maturare una buona autostima è diventare consapevoli delle proprie risorse e dei propri punti di forza! Quindi prenditi del tempo per dedicarti a fare unicamente questo.
  2. Allena le potenzialità. Pensa a cosa ti gratifica. E, invece di fissarti con aspetti della vita che non ti gratificano, perché non alleni le tue potenzialità? Trova del tempo per fare ciò che ti piace.
  3. Cura il tuo aspetto fisico. Ci sono tantissimi modi in cui puoi farlo: i centri benessere solitamente sanno come prendersi cura di te, ma anche un bagno caldo, un buon profumo, un vestito che ti dona possono essere delle valide alternative. Curare il proprio corpo significa curare la parte di te più esposta al mondo esterno e si sa, una buona autostima viene coadiuvata da qualche complimento!
  4. Impara a sorridere. Il nostro cervello legge le espressioni facciali come preludio delle emozioni a cui sono collegate. Quando sorridiamo il nostro cervello legge quel particolare movimento come condizione di benessere. E sentirsi bene è decisamente una buona base per maturare una buona autostima.
  5. Datti degli obiettivi raggiungibili. Non importa per il momento che siano sfidanti. In questo momento ogni obiettivo, anche se piccolo, ha la funzione di farti notare che lo hai raggiunto. Quindi datti degli obiettivi che sai di poter raggiungere. Per le sfide avrai tempo! Una buona autostima va a braccetto con un buon senso di autoefficacia, e cosa c’è di meglio che darsi degli obiettivi e raggiungerli?
  6. Affronta una piccola paura ogni giorno. Ricorda che se affronti la paura una volta, poi sai di poterla affrontare sempre. Winston Churchill diceva “Il coraggio è la prima delle qualità umane, perché è quella che garantisce tutte le altre”. Sperimentare il tuo coraggio, rafforzerà la tua autostima.
  7. Tieni un diario dei tuoi successi. Scrivi, scrivi, scrivi. Compra un bel quaderno, un taccuino, sceglilo e segna ogni tuo successo. Potrai rileggerli nei momenti difficili. Avrai il senso dell’evoluzione e del movimento. Spesso ad una bassa autostima è legata la sensazione di immobilità delle cose.
  8. Gratificati e sentiti grato. Quando raggiungi i tuoi obiettivi, quando affronti le tue paure, quando agisci sulle tue potenzialità, gratificati! E sentiti grato. Il punto 3 potrebbe darti qualche idea!
  9. Condividi le tue idee con amici fidati. La possibilità di condividere con chi sa darti un parere critico ma non giudicante è un’occasione immensa per allenare la tua autostima. Circondati di persone fidate. Persone a cui puoi raccontare i tuoi successi.
  10. Inizia adesso. Basta rimandare. Sii consapevole che ogni atto di volontà (e te ne ho elencati almeno una decina) dipende solo da te.

Molte persone, per migliorare la propria autostima, decidono di rivolgersi proprio ad un coach. Altre, invece, preferiscono assumersi personalmente anche la responsabilità del processo, e iniziano a studiare queste metodologie per applicarle ad ogni livello della loro vita: sia personale che professionale.

Se anche tu appartieni a questa categoria, vieni a dare un’occhiata qui e inizia adesso!

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