Quali sono le differenze tra coaching e counseling?

Sono numerose e differenti (a volte anche contraddittorie) le definizioni date alla parola “coaching”.

Molti scrittori e accademici nel tempo hanno anche cambiato il proprio punto di vista, indicando così che il campo si sta ancora sviluppando.

Per John Whitmore, una delle voci più autorevoli in materia, il coaching è il processo di responsabilizzazione degli altri. Per Coaching non intendiamo semplicemente una tecnica escogitata lì per lì e rigorosamente applicata in determinate circostanze: si tratta piuttosto di un modo di guidare e gestire le persone, un modo di pensare, e quindi anche un modo di essere.

Le definizioni di coach sono mutate nel corso degli anni.

Il termine “coach” fa la sua prima comparsa nel 1500 circa, riferito ad un metodo di trasporto, un veicolo trainato da cavalli, proveniente dalla piccola città ungherese di Kòcs (pronunciato “koach”).

A metà del 1850 la parola è stata utilizzata nelle università inglesi riferita ad una persona che aiutava gli allievi nella preparazione dell’esame.

Il coaching, quindi, affonda le sue radici nella Psicologia Umanistica focalizzandosi sulla dignità e sul valore intrinseco di una persona.

Con l’emergere del movimento Umanista, si comincia a parlare di coaching anche nel mondo del business. Ma la reale innovazione è venuta con la fusione tra lo sport e il mondo degli affari, che ha reinventato questo termine. Tim Gallwey con il suo Inner Game of Tennis fu uno dei primi promotori del coaching nel contesto degli affari, a cui sono susseguiti rapidamente altri coach sportivi di fama notevole, come John Whitmore (campione di corse automobilistiche), David Hemery (medaglista olimpico del salto ad ostacoli), David Witaker (coach olimpico di hockey).

Il Coaching, nel significato moderno, è stato supportato dalla “Teoria dell’apprendimento costruttivo” di Williams & Irwing (2001), la cui credenza centrale è che non esiste una sola vera interpretazione della realtà.

Se dovessimo sintetizzare in cosa consiste praticamente, potremmo tranquillamente usare la definizione che ne da il sito di AICP (Associazione Italiana Coach Professionisti): Il coaching è un servizio professionale esercitato in diversi ambiti organizzativi, sia in forma di attività libera professionale che interna alle organizzazioni. Consiste in un metodo di sviluppo dei singoli, dei gruppi e delle organizzazioni, basato sul riconoscimento, la valorizzazione e l’allenamento delle potenzialità per il raggiungimento di obiettivi definiti dal cliente (coachee) e con l’eventuale committente. Il processo di partenrship tra coach e coachee è basato su una relazione di reciproca fiducia; l’agire professionale del coach facilita il coachee a migliorare e valorizzare le sue competenze e potenziare le sue risorse.

Ciò che ho potuto notare, però, tanto nel corso dei miei anni di studio, quanto in quelli come coach professionista e formatore, è che alcune persone tendono a confondere la figura del coach, con quella counselor. Per non parlare del fatto che nella mia vita mi è capitato di incontrare anche persone che credevano che le due figure professionali altro non fossero che due diversi nomi per indicare la stessa e identica cosa.

Ma esistono parecchie distinzioni tra il coaching e il counseling.

Il counseling si applica in tutti quegli interventi volti a sviluppare la consapevolezza e l’autonomia dei soggetti, oppure per quegli interventi che vogliono rimuovere modelli di comportamento negativi perché produttivi di disagio, così come per affrontare positivamente le situazioni di conflitto, per acquisire fiducia in se stessi e nelle proprie potenzialità. Spesso vengono attuati anche percorsi specifici volti al sostegno e alla facilitazione di clienti (individui o gruppi) che attraversano periodi critici della propria vita o hanno bisogno di entrare in una relazione di aiuto per risolvere un problema specifico, per migliorare i propri processi decisionali, per migliorare la qualità della vita. In linea di massima possiamo dire che il counseling, per poter mettere in atto il suo processo di aiuto, parte da uno studio e da una conoscenza del contesto passato del cliente, individuando quali sono state le sue esperienze vissute e ciò che in passato il soggetto ha sperimentato come ostacolante alla sua crescita.

Il coaching, invece, si basa prevalentemente sul presente proiettando le attenzioni e le pratiche verso ciò che sarà il futuro del cliente.

Per quanto riguarda il rapporto con l’emotività, anche qui possiamo trovare delle differenze.

Infatti, mentre il counseling elabora l’emotività, il coaching, di contro, insegna ad utilizzarla.

A volte, tanto i coach quanto i counselor, utilizzano la Programmazione Neuro-Linguistica. Ma cambia radicalmente gli scopi per cui la utilizzano.

Comprendere bene queste due discipline vuol dire fare chiarezza su un mondo che risulta non essere ancora cristallino, a causa forse di una mancanza di informazioni corrette e concrete.

Ma perché ho voluto scrivere un articolo proprio su questo argomento?

Perché è importante che le persone capiscano che tipo di relazione cercano e a quale scopo, solo in questo modo potranno scegliere il professionista adatto a loro.

E allo stesso tempo è fondamentale per tutti coloro che hanno deciso di intraprendere una professione di aiuto, e hanno bisogno di comprendere quale è quella in cui si riconoscono di più.

Quando si parla di formazione, infatti, è sempre opportuno avere chiaro il punto di arrivo, solo in questo modo si può decidere quale strada percorrere. È necessario tenere sempre bene a mente che la formazione decreterà il proprio futuro professionale, la qualità del proprio lavoro e, di conseguenza, anche gli esiti monetari.

Per questo, quando ho fondato l’Università del Coaching, ho voluto creare la migliore scuola per portare degli studenti di coaching ad imporsi sul mercato del lavoro. E se te ne parlo è perché mi piacerebbe sapere se anche per te la strada del coaching è quella giusta o preferisci formarti o rivolgerti ad altre professioni come, per l’appunto, quella del counseling.

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