Le 7 domande che distruggono una sessione di coaching

7 tipi di domande che distruggono una sessione di coaching

Quanti tipi di domande ci sono? Quali bisogna evitare in una sessione di coaching?

Se sei un coach, sai perfettamente che uno degli strumenti più importanti che abbiamo a disposizione sono le domande.

Le domande, infatti, hanno il potere di far esplorare il potenziale del coachee, di orientarne l’attenzione; insomma, sono come una luce in grado di illuminare zone che, sino a quel momento, erano in ombra.

Proprio perché le domande hanno questo enorme potere, bisogna fare estrema attenzione al modo in cui vengono poste, altrimenti si rischia di orientare l’interlocutore ad una dimensione depotenziante.

Pensa, ad esempio, ad una bella ragazza che si chiede di fronte allo specchio “Cosa c’è che non va in me?”

Potrebbe anche essere perfetta, ma il solo aver posto l’attenzione su “ciò che non va”, la metterà nella condizione di trovare una risposta.

È questo per un motivo molto semplice: la mente è un potente computer in grado di trovare le risposte alle domande, anche quelle stupide, anche quelle che sono in grado di far stare male, quindi non solo quelle positive.

Questo della bella ragazza è un esempio di domanda depotenziante, che invece di orientare l’attenzione verso le risorse, verso la soluzione, la orienta verso il problema e tutti i suoi relativi ostacoli.

Proprio per questo, porre una domanda non è sempre facile ed è importante comprendere quali sono le domande che vanno assolutamente evitate.

 

Tipi di domande da evitare in una sessione di coaching

Come abbiamo anticipato, ci sono vari tipi di domande da fare in una sessione di coaching.

Alcune possono essere uno strumento fondamentale per un coach. Altri tipi di domande, invece, sono assolutamente da evitare.

In questo articolo vogliamo concentrarci su queste ultime e soprattutto darti consigli pratici su come sostituire questi tipi di domande con domande più efficaci.

Ecco le 7 tipologie di domande da evitare in una sessione di coaching.

 

1. Domande Chiuse

Le domande chiuse devono essere utilizzate in modo strategico. 

L’unica situazione in cui può essere efficace utilizzarle è quando il coachee divaga troppo con le sue riflessioni e non arriva mai al punto fondamentale. 

In tutte le altre situazioni è sempre preferibile porre domande aperte.

Le domande aperte hanno due benefici chiave: permettono all’interlocutore di dirigere la conversazione (e questo perché possono avere diversi tipi di risposte) e possono far pensare in modo più ampio, proprio perché non restringono il campo dell’attenzione.

Certo, ci possono essere delle persone che rispondono occasionalmente in modo aperto a delle domande chiuse, ma è pur sempre vero che troppe domande chiuse di seguito fanno ritirare sempre di più l’interlocutore.

Come evitare le domande chiuse: trasformale in domande aperte

Impara a trasformare le domande da chiuse ad aperte

Per fare questo passaggio, innanzitutto devi avere ben chiaro cosa vuoi chiedere e la risposta che vorresti ricevere.

Poi, prima di porre la domanda, nota se è possibile rispondere solo con un numero, un insieme limitato di risposte predefinite, un semplice sì o no.

Quando hai a che fare con una domanda a risposta chiusa, riformula la stessa domanda ma, questa volta, preceduta dalle parole “cosa” o “come”.

  • Cosa puoi fare?
  • Come ci hai provato?
  • Come ti sentivi in quel momento?

 

2. Domande Orientate alla Soluzione (DOS)

Le DOS sono uno speciale tipo di domanda a risposta chiusa e si riducono ad essere dei semplici consigli a cui, però, viene incollato un punto interrogativo.

Questo tipo di domande celano l’irrefrenabile volontà di offrire a tutti i costi una soluzione, quando il nostro vero compito è quello di far trovare da solo la risposta al coachee, o al nostro interlocutore.

Per darti una regola generale: se a parole come “dovresti”, “potresti”, “se” fai seguire il “tu” allora ci sono buone possibilità che sei caduto nel tranello delle DOS.

Come evitarle le domande orientate alla soluzione: segui la curiosità

Dal punto di vista pratico, le DOS hanno origine nella curiosità, ovvero qualcosa che la persona ci dice che ci rende curiosi.

Così andiamo a concentrarci su quello che è il problema sottostante, dopodiché creiamo la soluzione e, infine, la offriamo alla persona.

Il trucco, in questo caso, è tornare a ciò che ci ha reso curiosi e tornare a informarci su quello.

Attenzione però: spesso fare questo comporta allargare la DOS in una domanda orientata a più soluzioni diverse.

Ecco un esempio di come trasformare in modo produttivo questo tipo di domande:

  • Prima di agire devi verificare qualcosa?
  • In che modo puoi allentare le tensioni col tuo partner?
  • Quali sono le ragioni che non ti fanno avere fiducia? C’è qualche motivo, invece, per cui dovresti fidarti?

 

3. Domande Definitive

Uno dei più grandi ostacoli per un coach che sta iniziando a cimentarsi in questa metodologia, è la domanda “fine del mondo”; ovvero quel tipo di domanda che sarà in grado di condurre il coachee verso la soluzione più efficace.

Il punto è che molto spesso la ricerca spasmodica di queste domande, porta a deviare l’attenzione dall’interlocutore.

In più, porta a perdere pezzi della discussione e, di conseguenza, a generare domande che saranno meno efficaci.

Come evitare le domande definitive: fidati del processo

Non è la domanda perfetta quella che fa la differenza: il tuo scopo, infatti, è quello di aiutare la persona con cui stai parlando a pensare un po’ oltre ciò che avrebbe pensato se fosse stato da solo.

Fidati del processo del coaching per aiutare la persona, e metti un po’ da parte la fiducia nel tuo intuito.

Una tecnica eccellente è fare domande come: “Ti va di dirmi di più?”, “Puoi entrare nei dettagli?”

Il beneficio di queste semplici domande è che non interrompono il processo di pensiero della persona e aiutano ad ottenere maggiori informazioni.

Un altro grande strumento è la tecnica delle domande di osservazione: prendi una delle cose più significative e, ripetendo esattamente le sue parole, chiedi di saperne di più.

Ecco un esempio:

Hai detto che ________________. Ti va di dirmi di più?

Puoi usare questa tecnica più e più volte, senza sembrare bloccato. È un buon modo per evitare di avere l’attenzione sulle proprie capacità nel coaching, e di orientarla verso l’interlocutore.

 

4. Domande Sconclusionate

Anche in questo caso, una tipologia di domanda definitiva è la domanda sconclusionata.

Molte persone sono in grado di chiedere la stessa cosa in tre modi diversi, magari mettendo cinque risposte diverse lungo la strada.

Quando ormai è stata pronunciata l’intera domanda, l’interlocutore è confuso su cosa rispondere e l’intero flusso della conversazione è perso.

Come evitare le domande sconclusionate: prima pensa e poi parla

Ci sono due modi per eliminare la propria propensione a divagare ed evitare domande sconclusionate a cui spesso è anche complesso rispondere.

Il primo è: restare in silenzio per un paio di secondi prima di porre la domanda.

Molto spesso proviamo una leggera forma di disagio quando siamo in silenzio e questo ci porta a volerlo colmare il più velocemente possibile.

Ma, lasciandoti andare al silenzio per un paio di secondi, ti renderai conto che sarà molto più facile dare alla luce una domanda potente.

Un’altra causa del divagare è l’essere eccessivamente preoccupati della comprensione della domanda che si sta ponendo. Proprio per questo limitati a fare la domanda una sola volta, fermati, e nota la reazione del tuo interlocutore.

Spesso i momenti migliori sono proprio quelli in cui a persona che hai davanti non capisce cosa stai chiedendo.

 

5. Domande Interpretative

A volte, semplicemente ponendo una domanda sbagliata, andiamo ad alterare ciò che il coachee ci sta dicendo.

Per esempio, potrebbe capitarti una persona che afferma: “Ultimamente trovo difficile alzarmi il lunedì mattina. Sono frustrato con il lavoro che sto affrontando in questo periodo, non ricevo il supporto di cui ho bisogno, e mi trovo a guardare l’orologio, non vedendo l’ora che la giornata finisca”.

A questo punto un errore terribile potrebbe essere rispondere: “Da quando odi il tuo lavoro?”

Infatti questa domanda non fa altro che restituire all’interlocutore la nostra interpretazione dei fatti e, in aggiunta, è come se gli chiedesse di adattarsi a quella interpretazione.

Proprio per questo motivo, domande del genere vanno a minare il rapporto di fiducia col coachee e, di conseguenza, bloccano il flusso del discorso.

Come evitare le domande interpretative: usa le stesse parole del coachee

Le domande interpretative sono facili da correggere: semplicemente prendi l’abitudine di incorporare le parole stesse del coachee nelle tue domande.

Per esempio, in risposta alla domanda di sopra, potresti chiedere: “Da quanto tempo sei frustrato del tuo lavoro?”, oppure “Di che supporto hai bisogno?”, o ancora: “Cosa ti porta a guardare l’orologio e a non vedere l’ora che il giorno finisca?”,

Come puoi notare, nell’esempio che ti ho fatto, mi sono concentrato su tre singoli punti e da lì sono partito per creare le domande, restituendo esattamente le stesse parole dell’interlocutore.

 

6. Domande Retoriche

Anche se sono poste in forma interrogativa, le domande retoriche altro non sono che affermazioni (spesso emotive e critiche) che non fanno altro che esporre la tua opinione su ciò che hai appena ascoltato.

  • A cosa stavi pensando?
  • Vuoi davvero buttare la tua carriera così?
  • Credi veramente che quella sia una scappatoia?
  • Non preferiresti andare d’accordo col tuo partner?

Proprio perché non stiamo davvero chiedendo l’opinione dell’altra persona, queste domande non fanno altro che provocare una risposta difensiva, che non ha nessuna utilità all’interno di un processo di coaching.

Le domande retoriche sono di solito un segno dell’incapacità di trattenere il proprio giudizio su ciò che racconta l’interlocutore. Il che spezza completamente il clima di fiducia e il rapport.

Come evitare le domande retoriche: elimina il giudizio

Per evitare le domande retoriche c’è bisogno di un cambiamento di attitudine verso il coachee.

Uno dei modi possibili è quello di entrare in contatto con ciò che sta succedendo dentro di te, e come questa situazione ti coinvolge emotivamente.

Un secondo approccio, invece, consiste nel rinnovare la tua immagine interna del potenziale e delle abilità del coachee.

 

7. Domande Allusive

Le domande allusive sono quelle che conducono sottilmente il coachee ad una determinata risposta: quella che il coach (consciamente o inconsciamente) vuole.

Mentre le domande retoriche risultano apertamente faziose, con quelle allusive puoi addirittura non renderti conto che stai spingendo la conversazione dove vuoi tu e non dove vuole il tuo coachee.

Ecco alcuni esempi.

  • Come descriveresti questa sensazione: sconforto?
  • Vuoi restare in questa azienda che ti ha tolto così tanto?
  • Sembra che questa opzione ti faccia stare bene oggi, ma l’altra ti darebbe una soddisfazione duratura. Quale vuoi scegliere?

Come evitare le domande allusive: opzioni multiple

Quando ti sorprendi nell’atto di porre una domanda allusiva, puoi rimediare offrendo soluzioni multiple.

Quindi trasforma la domanda allusiva (ad esempio: Come descriveresti questa sensazione: sconforto?) e aggiungi altre scelte alla fine (… sei deluso, eccitato, amareggiato o cosa?).

 

Come imparare e riconoscere i tipi di domande da evitare e porre domande efficaci

Quelle che abbiamo approfondito sono tipi di domande in cui molti coach alle prime armi (e non solo) rischiano di cadere.

Proprio per questo il consiglio è di imparare a riconoscerle tempestivamente.

E se non riesci a correggerti in tempo, ritorna su quella domanda quando puoi rifletterci su e inizia a pensare al modo in cui potevi evitarle o correggerle.

Dopo aver letto questo articolo, hai già molti strumenti per imparare a riconoscere i tipi di domande da evitare.

Se però vuoi approfondire questo argomento di fondamentale importanza per un coach e imparare a porre sempre le domande più efficaci, parti dalle basi con il nostro “I Pilastri del Coaching”.

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