Autore: Coach Italy

Entusiasmo: come essere positivi per aumentare il fatturato e l'utile in azienda

Come ritrovare l’entusiasmo con il coaching

Sarà capitato anche a te di fare qualcosa controvoglia per mancanza di entusiasmo.

Oppure situazioni in cui non hai quella spinta e quella motivazione ad agire o a completare un’attività.

L’entusiasmo è una componente essenziale per ottenere risultati, sia nella sfera personale che in quella professionale.

E soprattutto, l’entusiasmo è un fuoco che va alimentato giorno dopo giorno.

Le sfide quotidiane, la routine, e le incertezze possono spegnere questa preziosa fiamma.

Ecco perché il coaching si rivela un alleato straordinario per aiutarti a ritrovare l’entusiasmo perduto e a guidarti verso una vita appagante e ispirata.

Leggendo fino alla fine questo articolo scoprirai cinque preziosi consigli su come riaccendere l’entusiasmo anche nelle situazioni più demotivanti.

Prima però vediamo cosa si intende con la parola entusiasmo.

 

Entusiasmo: etimologia e significato

Entusiasmo è un termine che deriva dalla parola greca “enthousiasmos” che possiamo scomporre così: en (in), theós (Dio) e ousía (essenza).

Letteralmente si potrebbe tradurre con l’espressione “con Dio dentro di sé” oppure con “essere posseduto dall’essenza di un dio”.

Come sottolineato dalla definizione di entusiasmo del dizionario Treccani, “presso i Greci, era la condizione di chi era invaso da una forza o furore divino”.

Nell’uso comune, invece, si fa riferimento a quel “sentimento intenso di gioia, di ammirazione, di desiderio per qualche cosa o per qualcuno, oppure totale dedizione a una causa, a un ideale”.

In sostanza la parola entusiasmo sta ad indicare uno stato d’animo caratterizzato da un’eccitazione profonda, una passione e un fervore per ciò che si sta facendo o per una determinata situazione.

È quel sentimento che ci fa sentire vivi, motivati e pronti ad affrontare le sfide con un sorriso sulle labbra.

Quando siamo entusiasti, siamo più inclini a superare gli ostacoli e ad avvicinarci ai nostri obiettivi con un’energia contagiosa.

Tuttavia, a volte la routine, lo stress o le difficoltà della vita possono farci perdere questo prezioso stato d’animo.

Vediamo quali sono le cause principali della perdita di entusiasmo.

 

Perché perdiamo entusiasmo

Il perdere l’entusiasmo può essere causato da diversi fattori.

Riconoscerli è il primo passo per poter affrontare il problema e ritrovare quella scintilla che ci fa sentire vivi e ispirati.

Ma quali sono questi fattori?

Ecco le cause più comuni della perdita di entusiasmo e che probabilmente hai vissuto anche tu in qualche fase della tua vita.

  • Stanchezza e stress: la vita frenetica di oggi porta a sentirsi esausti e privi di energia. Il continuo susseguirsi di impegni e responsabilità può spegnere la tua passione e rendere tutto un peso.
  • Mancanza di obiettivi chiari: quando non hai una chiara direzione nella vita o nel lavoro, ti senti perso e poco motivato. Senza obiettivi stimolanti, è difficile mantenere l’entusiasmo per ciò che fai.
  • Paura del fallimento: la paura di non farcela o di sbagliare può bloccare la tua voglia di metterti in gioco e di affrontare nuove sfide.
  • Routine noiose: ripetere le stesse azioni ogni giorno senza variazioni può rendere la vita monotona e farti perdere interesse e passione per ciò che fai.
  • Mancanza di ispirazione: quando non sei stimolato da ciò che ti circonda, può essere difficile mantenere alta la motivazione e l’entusiasmo.

Quelli che abbiamo elencato sono i motivi principali per i quali di solito le persone perdono entusiasmo. Ovviamente l’elenco potrebbe essere molto più lungo, ma sta a te identificare ciò che ti porta a perdere entusiasmo ed intervenire modificando il tuo approccio e i tuoi comportamenti.

Vediamo in che modo.

 

5 consigli per ritrovare l’entusiasmo perduto

Dopo aver capito quali sono le possibili cause della perdita di entusiasmo, vediamo qual è l’approccio più efficace per ritrovarlo.

Sostanzialmente devi risalire alle origini, ovvero a capire ciò che ti motiva, ti rende felice, ti dà energia, ti lascia un sorriso sul volto.

Per farlo ecco alcuni consigli che ti saranno molto utili per riaccendere la scintilla dell’entusiasmo, soprattutto con la guida attenta di un coach professionista.

1. Riscopri il tuo “perché”

Per ritrovare l’entusiasmo, è fondamentale riconnetterti con il tuo “perché”.

Chiediti: “Perché ho iniziato questa attività?”, “Qual è il mio scopo nella vita?”.

Definire i tuoi valori e ciò che ti appassiona davvero ti aiuterà a trovare la motivazione intrinseca che ti spinge ad agire con entusiasmo.

Un coach professionista può guidarti attraverso un processo di auto-riflessione e scoperta personale, aiutandoti a individuare i tuoi obiettivi autentici e allineare le tue azioni con il tuo vero scopo.

2. Stabilisci obiettivi stimolanti

Gli obiettivi sono la benzina dell’entusiasmo e la principale spinta ad agire.

Assicurati di fissare traguardi realistici ma stimolanti, sia nella tua vita personale che professionale.

Quando hai una chiara direzione da seguire, sarai spinto a metterti in azione con rinnovata passione ed energia e ad affrontare le sfide che ti si presenteranno.

Un coach può aiutarti a definire gli obiettivi in modo chiaro e specifico e a creare un piano d’azione con passi concreti per realizzarli. Inoltre vedere i progressi verso i tuoi obiettivi ti motiverà e rafforzerà il tuo entusiasmo.

3. Abbraccia il cambiamento

La paura del cambiamento può essere un ostacolo per l’entusiasmo.

Impara ad affrontare il cambiamento come un’opportunità per crescere e imparare qualcosa di nuovo.

Il coaching può aiutarti a sviluppare la tua resilienza e ad affrontare le sfide con un atteggiamento positivo.

Un coach ti sosterrà durante i momenti di transizione e ti aiuterà a vedere il cambiamento come una chance per esplorare nuove possibilità e migliorare te stesso.

4. Rompi la routine

Esci dalla tua zona di comfort e sperimenta cose nuove.

Rompere la routine quotidiana può essere rivitalizzante e far rinascere il tuo entusiasmo.

Prova attività diverse, incontra nuove persone, viaggia o prenditi del tempo per te stesso e per le tue passioni.

Un coach può suggerirti nuove prospettive e opportunità per ampliare i tuoi orizzonti, aiutandoti a scoprire nuovi interessi e attività che possono riaccendere il tuo entusiasmo.

5. Cerca ispirazione

Trova fonti di ispirazione che ti motivano e ti spingono ad agire.

Leggi libri, ascolta podcast, segui persone che ammiri, partecipa a conferenze o corsi di formazione.

L’ispirazione può venire da diverse fonti, e trovare quella giusta per te ti aiuterà a mantenere viva la fiamma dell’entusiasmo.

Un coach può consigliarti risorse stimolanti e connetterti con una rete di persone con cui condividere esperienze ed energie positive (questa ad esempio è la community privata creata dal nostro coach Roberto Castaldo).

 

Ritrovare l’entusiasmo con un percorso di coaching

I cinque consigli appena approfonditi, sono un ottimo punto di partenza per ritrovare l’entusiasmo perduto.

Come anticipato la guida di un coach professionista può essere una scelta fondamentale in questo percorso.

Un coach professionista sarà il tuo alleato nella riscoperta del tuo “perché”, nella definizione di obiettivi stimolanti, nell’abbracciare il cambiamento, nell’esplorare nuove attività e trovare nuove fonti di ispirazione.

Rinnovare il tuo entusiasmo e vivere una vita appagante è possibile con il supporto di un coach dedicato e competente.

Se sei pronto a intraprendere questo viaggio di trasformazione personale, prenota ora una sessione di coaching gratuita con un nostro coach professionista.

Durante questa sessione introduttiva, potrai scoprire non solo come ritrovare il tuo entusiasmo, ma anche come il coaching può aiutarti a sbloccare il tuo pieno potenziale e a raggiungere i tuoi obiettivi.

Non lasciare che la mancanza di entusiasmo limiti il tuo potenziale e i grandi risultati che puoi raggiungere semplicemente investendo su te stesso.

Prenota ora una sessione di coaching gratuita e inizia il tuo viaggio verso una vita più appagante, piena di significato e ricca di entusiasmo.

Obiettivo sbagliato: come individuarlo e come allineare valori e obiettivi

C’è una domanda fondamentale che può salvarti ed evitare di perseguire un obiettivo sbagliato.

“L’obiettivo che mi sono dato è davvero in linea con i miei valori e con il tipo di vita che voglio condurre?”

Non prendere in considerazione una domanda del genere potrebbe farti perdere un sacco di tempo, energia ed anche denaro.

Infatti, quando si ignora questo particolare (che piccolo non è affatto) ci si può ritrovare a lavorare sodo per ottenere un certo risultato, salvo poi rendersi conto che non è ciò che si desiderava.

Può capitare che dopo un paio di settimane, di mesi e, in certi casi, anche di anni, non solo l’obiettivo raggiunto non era importante quanto sembrava all’inizio, ma che in fondo ciò che genera è qualcosa che non si vuole affatto.

Proprio per questo, in questo articolo vedremo un esercizio che ti sarà estremamente utile per settare il tuo obiettivo e la tua motivazione nel modo più efficace.

 

Settaggio dell’obiettivo: motivazioni interne ed esterne

Partiamo con con una domanda: qual è il tuo obiettivo più grande?

Per il bene di questo esercizio pensa a qual è la cosa che faresti se avessi la completa certezza di riuscirci e concentrati anche sul motivo per cui tutto questo per te è importante.

Devi sapere che molto spesso i motivi per cui tante persone si impegnano in un obiettivo sbagliato o che poi risulta non essere valido, è che la motivazione e la spinta che porta all’azione non viene tanto da fattori interiori, quanto dal voler accontentare delle aspettative esterne.

Ti faccio subito alcuni esempi.

Se si scava bene, quando si chiede a queste persone cosa li motiva proprio in quell’obiettivo e non in un altro, le risposte sono più o meno queste:

  • Per avere successo c’è bisogno di più soldi
  • Voglio rendere i miei genitori (o chiunque altro) orgogliosi di me
  • Voglio mostrare alla gente i grandi risultati che ho ottenuto
  • Desidero avere attorno a me persone che mi rispettano (o mi adorano, o mi amano)

In altre parole ciò che le spinge all’azione non ha niente a che fare con la loro natura profonda, quanto con fattori puramente estrinseci.

Quando succede questo è più che normale che l’obiettivo (anche quando viene raggiunto) non avrà il sapore di una vittoria, e lascerà comunque l’amaro in bocca.

Infatti, quando i tuoi obiettivi non sono in linea con i tuoi valori, con tutto ciò che è davvero importante per te, l’obiettivo rischia di non essere raggiunto.

Oppure, se raggiunto, di non produrre il medesimo livello di soddisfazione che produrrebbe se avesse all’origine una motivazione puramente intrinseca.

Uno degli obiettivi più comuni è fare più soldi.

Ma perché le persone vogliono questo?

Qualcuno per viaggiare in giro per il mondo, altri per cambiare automobile ogni sei mesi, altri ancora per cenare nei migliori ristoranti o perché desiderano essere riconosciuti come una persona di successo.

I soldi non sono un fine, ma un mezzo.

Quando usi questo mezzo per ottenere il tipo di esperienze che desideri, allora stai percorrendo la tua vera strada.

Quando, invece, lo stai facendo solo per assecondare un’aspettativa esterna, allora, mi spiace dirtelo, potrai pure essere sulla strada giusta, ma di certo non è la tua vera strada!

 

Come evitare l’obiettivo sbagliato: 2 domande fondamentali da porti

In conclusione torniamo alla domanda iniziale:

“L’obiettivo che mi sono dato è davvero in linea con i miei valori e con il tipo di vita che voglio condurre?”

Per ogni obiettivo della tua vita personale e professionale, poniti questa domanda. Ti accorgerai che alcuni superano brillantemente questo test e altri, invece, no.

A questo punto concentrati solo su quelli che l’hanno superato in modo positivo e rispondi a queste altre due domande:

  1. Sono obiettivi in linea con la tua natura profonda?
  2. Sono tuoi e non derivano dalla volontà di assecondare le aspettative degli altri?

Bene, se in entrambi i casi la risposta è sì, è molto probabile che siano obiettivi perseguibili e che ti condurranno verso la tua vita ideale, ovvero quel tipo di vita che ti piacerebbe fare nella quotidianità.

Se la risposta è no, è molto probabile che sia un obiettivo sbagliato, non adatto a te e che non sia in linea con ciò che davvero vuoi realizzare.

Eseguendo l’intero esercizio e rispondendo alle domande, sono certo che hai trovato nuovi spunti di riflessione e di azione per i tuoi obiettivi.

Se poi vuoi passare al livello successivo, definendo obiettivi concreti e un piano d’azione efficace per realizzarli, richiedi ora una sessione di coaching gratuita.

Un nostro coach ti seguirà in tutto il percorso che ti porterà a realizzare ciò che davvero desideri per la tua vita privata e professionale.

Compila il form a questo link per accedere alla tua prima sessione di coaching gratis.

Autostima: 10 modi per migliorarla con il coaching

Autostima: che cos’è e come migliorarla con il coaching

Quando parliamo di autostima, ci riferiamo al modo in cui ognuno di noi attribuisce un valore a se stesso.

La stragrande maggioranza di persone è completamente incapace di darsi il giusto valore, di concedersi del tempo per coccolarsi, di esprimere con fermezza e decisione le proprie opinioni e di riconoscere i propri talenti. Come se non se lo meritassero, come se dentro di loro ci fosse un giudice severo e sadico che non permette un’autovalutazione positiva.

L’autostima è intimamente legata al rapporto che ognuno di noi ha con questo giudice interiore. Ognuno di noi ha il proprio sabotatore e potremmo considerarlo come l’insieme di tutti quegli aspetti culturali, valoriali, esperienziali, mal interpretati, e quindi fuorvianti.

Avere una buona autostima non significa essere delle persone ciniche, egoiste e dominanti, ma l’autostima nasce e cresce con l’abilità di individuare in te stesso le risorse e le potenzialità per realizzare i tuoi sogni e i tuoi obiettivi.

La buona notizia? Dipende tutto da te.

L’autostima non è qualcosa che si compra, che si regala, che si riceve alla nascita, ma è uno stato dell’essere che dipende solo da te.

In questo articolo, esploreremo il concetto di autostima, le caratteristiche di chi ha una bassa o alta autostima, e ti forniremo 7 consigli ed esercizi per aumentare la tua autostima con il supporto del coaching.

 

Che cos’è l’autostima: definizione e significato

Partiamo dal capire che cosa si intende con la parola autostima. Volendo dare una definizione semplice possiamo dire che:

l’autostima è la valutazione soggettiva che facciamo di noi stessi.

In sostanza è il modo in cui percepiamo la nostra identità, come ci giudichiamo e ci valutiamo. Si tratta, quindi, di una percezione soggettiva che può cambiare nel corso del tempo.

L’autostima, infatti, non è un concetto statico, ma piuttosto un processo dinamico che si sviluppa nel corso della nostra vita, influenzato dalle esperienze, dalle interazioni sociali e dalle percezioni che abbiamo di noi stessi.

È facile comprendere che stiamo parlando di un aspetto cruciale della nostra vita e che influenza il modo in cui ci percepiamo e ci relazioniamo con il mondo.

A ciò bisogna aggiungere che il livello di autostima svolge un ruolo importante nel raggiungimento degli obiettivi personali. Una bassa o alta autostima può influenzare i nostri risultati in positivo o in negativo ed è fondamentale regolare la propria autostima senza esagerare, ovvero senza sfociare nell’ego spropositato o nella completa sfiducia in se stessi e nelle proprie potenzialità.

Vediamo ora quali sono le caratteristiche di chi ha un’alta autostima e di chi invece mostra una bassa autostima.

 

Autostima Bassa: le caratteristiche di chi ha scarsa autostima

Ti sembrerà strano, ma ci sono tante persone che hanno un’autostima bassa e che si affidano ai coach professionisti per migliorarla.

Questo perché le persone con una scarsa autostima tendono a fare meno affidamento su di sé e non hanno una piena fiducia nelle proprie capacità. Sono convinte di non essere all’altezza in ogni situazione e hanno paura di affrontare le sfide quotidiane.

Ecco alcune delle caratteristiche comuni di chi ha una bassa autostima.

  1. Sentimento di inadeguatezza: le persone con una bassa autostima spesso si sentono inadeguate e inferiori agli altri. Vivono con il timore costante di non essere all’altezza e di non essere abbastanza bravi in ciò che fanno. Questo sentimento di insufficienza può influenzare negativamente la loro autostima e ostacolare il loro progresso personale.
  2. Paura del fallimento: le persone con una bassa autostima spesso vivono con una forte paura del fallimento. Temono di non essere in grado di raggiungere i propri obiettivi e di deludere se stessi e gli altri. Questa paura può portarle ad evitare le sfide e le opportunità di crescita, limitando così il loro sviluppo personale.
  3. Auto-critica costante: chi ha una scarsa autostima tende a criticarsi costantemente. Sentono una voce interiore che li giudica duramente e che mette in dubbio le loro capacità. Questa autocritica costante può minare la fiducia in se stessi e alimentare un ciclo negativo di pensieri ed esperienze negative.
  4. Sensibilità alle critiche degli altri: le persone con una bassa autostima sono spesso molto sensibili alle critiche degli altri. Anche un commento apparentemente innocuo può ferirli profondamente e confermare le loro paure di non essere all’altezza. Questa sensibilità può causare un eccessivo bisogno di approvazione e una costante ricerca di conferma da parte degli altri.
  5. Difficoltà nel prendere decisioni: le persone con una bassa autostima possono avere rapporto conflittuale con le decisioni, anche quelle più semplici. Hanno paura di fare scelte sbagliate e temono le conseguenze negative che potrebbero derivarne. Questa indecisione può ostacolare la loro capacità di progredire nella vita e di realizzare i propri obiettivi.

Inoltre le persone con una bassa autostima possono avere problemi relazionali perché tendono ad essere iper-protettive nei confronti di se stesse. Si sentono facilmente minacciate dagli altri e si preoccupano costantemente di essere giudicate o rifiutate. Questa sensazione di minaccia può influenzare negativamente le loro relazioni personali, creando tensioni e isolamento sociale.

 

Autostima Alta: le caratteristiche di chi ha una buona autostima

Completamente diverse sono le persone con un’autostima alta e che hanno una visione positiva di se stessi.

Una persona con un’autostima elevata si apprezza, sa come darsi valore e ha fiducia nelle proprie capacità. Ha una prospettiva positiva sulla propria identità e si sente in grado di affrontare le sfide e perseguire i propri obiettivi con determinazione.

Questa fiducia interiore si riflette nelle azioni e nelle decisioni quotidiane, favorendo un senso di realizzazione personale e successo.

Ecco alcuni tratti distintivi di chi ha un’alta autostima.

  1. Immagine positiva di sé stessi: le persone con una buona autostima si vedono in modo positivo e accettano se stesse per ciò che sono. Hanno una prospettiva equilibrata sulla propria identità e riconoscono sia i propri punti di forza che le aree di miglioramento. Questa visione positiva di sé stessi favorisce un senso di fiducia e amore verso se stessi.
  2. Sicurezza nelle proprie capacità: chi ha una buona autostima ha una forte fiducia nelle proprie capacità e competenze. Sono consapevoli delle loro abilità e si sentono sicuri nel mettere in pratica le proprie conoscenze. Questa sicurezza interiore li spinge ad affrontare le sfide con determinazione e a perseguire i propri obiettivi con fiducia.
  3. Fiducia nelle proprie opinioni: le persone con una buona autostima si sentono a proprio agio nell’esprimere le proprie opinioni e credenze. Non temono il giudizio altrui e hanno fiducia nelle loro idee. Questa sicurezza permette loro di contribuire in modo significativo alle discussioni e di difendere le loro convinzioni senza paura del giudizio.
  4. Capacità di porre limiti: chi ha un’autostima alta comprende l’importanza di stabilire confini sani nelle relazioni interpersonali. Si sentono a proprio agio nel porre limiti e nel dire “no” quando è necessario. Questa capacità di autodifesa e di tutela dei propri interessi contribuisce a relazioni più sane e a un senso di autenticità nella vita di tutti i giorni.
  5. Resilienza e gestione dello stress: le persone con una buona autostima sono più resilienti di fronte alle difficoltà e ai momenti di stress. Hanno una fiducia di base nelle loro risorse personali e sanno che possono affrontare le avversità con determinazione. Questa capacità di adattamento e gestione dello stress permette loro di affrontare le sfide con ottimismo e di trovare soluzioni efficaci.

Se pensi di avere un’autostima alta, il tuo compito è solo di alimentarla senza farla sfociare nell’esaltazione, nell’arroganza e nell’ego smisurato.

Se invece pensi di dover migliorare la tua autostima continua a leggere e scopri i consigli che abbiamo preparato per te.

 

Come migliorare l’autostima: 10 consigli ed esercizi

Come abbiamo sottolineato, l’autostima non è qualcosa di innato ma una capacità che può essere allenata e aumentata.

Ecco 10 consigli ed esercizi che ti aiuteranno a migliorare la tua autostima:

1. Identifica le tue potenzialità e qualità

Dedica del tempo a riflettere sulle tue capacità, talenti e qualità positive. Focalizzati su ciò che fai bene e apprezza le tue caratteristiche uniche. Tenere un diario delle tue realizzazioni e dei tuoi successi può aiutarti a ricordare le tue forze quando ne hai bisogno.

2. Sfida le tue credenze limitanti

Esamina le credenze negative che hai su te stesso e che ti impediscono di sviluppare una sana autostima. Pensa a situazioni in cui queste credenze limitanti sono state sfatate e prova a sostituire i pensieri che ti bloccano con affermazioni più positive e costruttive.

3. Imposta obiettivi realistici

Stabilisci obiettivi raggiungibili che ti aiutino a crescere e a progredire nella vita. Scegli piccoli traguardi che puoi raggiungere gradualmente e festeggia ogni successo lungo il percorso. Lavorare verso obiettivi realizzabili ti darà un senso di realizzazione e rinforzerà la tua fiducia in te stesso.

4. Affronta le tue paure

Identifica le paure che limitano la tua autostima e sperimenta un approccio graduale per superarle. Affrontare le tue paure ti aiuterà a costruire fiducia in te stesso e a dimostrarti che sei in grado di affrontare e superare gli ostacoli.

5. Coltiva relazioni positive

Cerca il sostegno di persone che ti valorizzano, ti incoraggiano e ti ispirano. Costruisci relazioni positive con persone che supportano il tuo percorso di miglioramento. Le persone che ti accettano per ciò che sei e ti incoraggiano possono avere un impatto positivo sulla tua autostima.

6. Abbraccia l’errore come opportunità di crescita

Accetta che gli errori fanno parte della vita e sono opportunità di apprendimento e crescita. Evita di punirti per gli errori passati e invece, prendili come lezioni preziose per migliorare te stesso. Impara a vedere gli errori come un trampolino di lancio per il tuo sviluppo personale.

7. Visualizza il tuo successo

Usa la visualizzazione creativa per immaginare te stesso nel raggiungere i tuoi obiettivi e ottenere successo nella vita. Immagina vividamente come ti sentirai, cosa vedrai e cosa farai quando avrai raggiunto la tua autostima desiderata. La visualizzazione può aiutarti a creare una connessione emotiva con il tuo obiettivo e motivarti a perseguirlo.

Applicando questi consigli noterai grandi miglioramenti nel tuo livello di autostima, soprattutto se li allenerai attraverso le tecniche di coaching.

Il coaching, infatti, è un potente alleato per la tua autostima e continuando a leggere scoprirai perché.

 

Aumentare l’autostima con il coaching

Il coaching si rivela estremamente utile per migliorare l’autostima e aumentare la fiducia in se stessi.

Attraverso tecniche mirate e un supporto personalizzato, un coach può aiutare le persone a riconoscere e modificare i modelli di pensiero negativi che influenzano la loro autostima.

Il coaching offre uno spazio sicuro in cui esplorare le credenze limitanti e sostituirle con pensieri più positivi e costruttivi. Inoltre, un coach può fornire strumenti e strategie per sviluppare una visione più equilibrata e realistica di sé stessi, incoraggiando la crescita personale e la valorizzazione delle proprie capacità.

Affidarsi ad un coach vuol dire avere una guida per analizzare la propria vita, prendere consapevolezza delle proprie capacità e potenzialità, raggiungere gli obiettivi e ottenere il massimo risultato in ogni ambito.

Tutto questo lavorando sul potenziare e accrescere l’autostima, acquisendo una visione positiva di sé stessi, una fiducia nelle proprie abilità e una maggiore consapevolezza delle proprie risorse personali.

Investire e lavorare sull’autostima tramite il coaching può aprire le porte a una vita più soddisfacente, appagante e autenticamente realizzata.

Richiedi ora la tua prima sessione gratuita con un nostro coach professionista e preparati ad aumentare la tua autostima e ad ottenere ciò che desideri dalla tua vita.

Il coaching e l’importanza di fare domande

Il coaching e l’importanza di fare domande efficaci

Fare domande e in particolare porre domande efficaci a te stesso o alle persone con cui ti relazioni, è un aspetto fondamentale per la tua crescita personale e non solo.

Questa affermazione vale ancora di più se si parla di coaching.

Le domande infatti sono uno strumento fondamentale per i coach che devono guidare i propri coachee nel raggiungere gli obiettivi, soprattutto perché hanno il potere di stimolare la creatività, spingerci a esplorare nuove prospettive e portarci all’azione.

In questo articolo approfondiremo il ruolo cruciale delle domande nella relazione tra coach e coachee. Scopriremo i benefici di fare domande utili e come possono influenzare positivamente il processo di coaching.

Iniziamo!

I benefici di fare domande efficaci in una sessione di coaching

Porre domande efficaci offre numerosi vantaggi nella relazione di coaching.

Di seguito leggerai i principali benefici di fare domande in una sessione di coaching o in un percorso di coaching, che siano utili e funzionali al raggiungimento degli obiettivi.

1. Fare domande permette l’accesso alle risposte interne.

Ognuno di noi ha le risposte di cui abbiamo bisogno. Nel coaching, si riconosce che ogni individuo possiede già le risposte e le soluzioni per i propri problemi all’interno di sé. Le domande efficaci permettono al coachee di esplorare e accedere alle proprie conoscenze e risorse interne. Il coach guida il coachee attraverso una serie di domande mirate che lo aiutano ad esplorare i propri pensieri, a riflettere e ad ottenere una maggiore consapevolezza di sé. Questo processo facilita l’emergere delle soluzioni che risuonano per il coachee in modo autentico e personale.

2. Fare domande crea accettazione

Le domande efficaci consentono al coachee di esplorare le proprie idee, pensieri e soluzioni senza giudizio o pregiudizio. Quando il coachee si sente coinvolto nel processo decisionale e viene ascoltato attentamente dal coach, si crea un ambiente di accettazione, fiducia e rispetto reciproco. Questo senso di accettazione e fiducia aumenta la motivazione del coachee a intraprendere azioni concrete per mettere in pratica le proprie soluzioni. La fiducia nel proprio potenziale e il potere derivanti da questo processo, favoriscono un maggiore impegno e aumentano le probabilità di successo. Fare domande (e anche porsi domande) crea accettazione, e l’accettazione porta ai risultati.

3. Fare domande incentiva il passaggio all’azione

Le persone che chiedono aiuto per prendere una decisione importante, nella stragrande maggioranza dei casi, già sanno esattamente cosa fare. Spesso il coachee ha una certa consapevolezza delle azioni necessarie per raggiungere i suoi obiettivi, ma manca della fiducia o della forza per agire. Le domande mirate nel coaching possono aiutare il coachee a prendere coscienza delle sue potenzialità, punti di forza e risorse, incoraggiandolo ad agire verso il cambiamento desiderato. Attraverso una serie di domande che esplorano le motivazioni, le resistenze e le strategie di azione, il coachee sviluppa una maggiore chiarezza e fiducia nel suo potenziale, superando gli ostacoli e intraprendendo azioni concrete per raggiungere i suoi obiettivi seguendo un piano d’azione efficace.

4. Fare domande sviluppa capacità di leadership

Uno degli obiettivi del coaching è lo sviluppo delle capacità di leadership del coachee, indipendentemente dal suo ruolo o posizione formale. Le domande poste dal coach spingono il coachee a prendere responsabilità delle proprie azioni e decisioni, incoraggiando lo sviluppo di una leadership autentica. Il coachee diventa protagonista del proprio percorso di crescita e assume la responsabilità della sua evoluzione personale e professionale. Attraverso il coaching, il coachee sviluppa la capacità di prendere decisioni informate, di influenzare gli altri in modo positivo e di ispirare il cambiamento nella sua sfera di influenza. Insomma, chiedere allena il muscolo della responsabilità, da lì la strada per diventare un vero leader è tutta in discesa.

5. Fare domande crea autenticità e connessione

Trovare il tempo per fare delle domande significative (e, ovviamente, per ascoltare le risposte) comunica a chi abbiamo di fronte che abbiamo davvero voglia di conoscerlo ad un livello profondo. Questo approccio del chiedere è il modo più rapido per costruire fiducia e trasparenza tra le persone. Le domande ben poste permettono al coach di conoscere il coachee, andando oltre le apparenze superficiali. Questo processo crea un ambiente di autenticità e fiducia reciproca, in cui il coachee si sente visto, compreso e accettato per chi è veramente. Il dialogo basato sulle domande apre spazi per la condivisione aperta e sincera delle esperienze, delle emozioni e delle sfide personali. Ciò favorisce una connessione significativa tra il coach e il coachee, creando un terreno fertile per il processo di crescita e trasformazione.

Come sviluppare la capacità di fare domande efficaci

Ora che abbiamo approfondito i benefici di fare domande efficaci, è importante comprendere come sviluppare la capacità di formulare domande pertinenti e incisive.

Ecco alcuni suggerimenti per migliorare le tue abilità di fare domande nel coaching:

  1. Ascolto Attivo e Empatia: un ascolto attento è la base per formulare domande significative. Dedica tempo ed energia per comprendere appieno ciò che il coachee sta comunicando. Mettiti nei suoi panni e prova a vedere il mondo dalla sua prospettiva. Questo ti aiuterà a porre domande pertinenti che rispecchiano la sua esperienza e i suoi obiettivi.
  2. Domande Aperte e Chiuse: utilizza una combinazione di domande aperte e chiuse per guidare il processo di coaching. Le domande aperte stimolano la riflessione e invitano il coachee a esplorare le proprie idee e opinioni. Le domande chiuse richiedono risposte specifiche e possono essere utili per ottenere informazioni dettagliate o fare sintesi.
  3. Domande Potenzianti: fai domande che focalizzano l’attenzione sulle possibilità e sulle soluzioni. Evita domande che inducono al giudizio o che insistono sui problemi passati. Concentrati sulle opportunità di crescita e sul raggiungimento degli obiettivi desiderati.

Come imparare a fare domande nell’ambito del coaching (e non solo)

L’abilità di fare domande ha ruolo fondamentale nella relazione tra coach e coachee.

Attraverso domande ben poste, è possibile accedere alle risorse interne del coachee, creare accettazione e motivazione, spingere all’azione, sviluppare capacità di leadership e creare autenticità e connessione.

Migliorare le tue abilità nel fare domande ti consentirà di ottenere risultati significativi nella tua pratica di coaching e anche nella tua vita, perché potrai porre domande migliori anche a te stesso/a

Se desideri approfondire ulteriormente l’arte del coaching e le strategie per fare domande efficaci, partecipa al corso “I Pilastri del Coaching”.

Scoprirai tutte le tecniche più utilizzate dai coach professionisti e imparerai come porre e porsi domande per ottenere il massimo risultato.

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Come superare un fallimento (e scoprire che non è mai esistito)

Come superare un fallimento (e scoprire che non è mai esistito)

Delusioni lavorative, una relazione finita o un obiettivo mancato potrebbero essere etichettati a prima vista come un fallimento.

E se scoprissi che non è così e che, in realtà, il fallimento personale non esiste?

“Fallimento” è il nome che la maggior parte delle persone dà a questi eventi, sulla base di aspettative, ambizioni e di un punto di vista “negativo”.

Cambiando punto di vista possiamo arrivare alla conclusione che il “fallimento” non è mai esistito o meglio, quello che prima ci sembrava un evento da “cancellare”, ora ci fornisce informazioni importanti in funzione dei nostri obiettivi.

Vediamo in che modo è possibile cambiare punto di vista in relazione a quelli che consideriamo dei fallimenti nella nostra vita privata e lavorativa.

 

Regola n°1: basta sentirti un fallito!

Se “dichiarare fallimento” è un’espressione adatta in ambito giudiziario, è molto importante distinguere quando la usiamo su noi stessi.

Espressioni come “mi sento un fallito”, “ho fallito”, “sento di essere un fallito” vanno osservate e trasformate in qualcosa di positivo.

I vocaboli “fallimento” e “fallito” indicano infatti un errore, un difetto, una mancanza di qualcosa ed anche un grave insuccesso.

Se ci fai caso, puoi notare che non si riferiscono a delle persone, ma ad eventi.

Quello che invece si tende a fare (sbagliando!) è attribuire a noi stessi l’etichetta di “fallito” quando abbiamo ottenuto un risultato diverso o negativo rispetto all’obiettivo fissato.

Quando qualcuno ci comunica di “sentirsi un fallito”, ci sta dando un’informazione importante sull’evento che ha vissuto e – soprattutto – sulla sua reazione emotiva all’evento stesso.

Ed è proprio il modo in cui pensiamo e ci sentiamo rispetto all’evento a determinare la nostra capacità di agire con successo o meno.

La regola numero uno quindi è eliminare dai tuoi pensieri e dalla tua comunicazione espressioni come “sono un fallito” che richiamo il tuo essere quando invece si parla solo di eventi negativi da cui è importante ricavare degli insegnamenti.

In che modo possiamo ribaltare il punto di vista negativo e trasformarlo in un approccio più positivo?

Scoprilo nel prossimo paragrafo.

 

Come affrontare un fallimento personale o lavorativo: consideralo un feedback

A prescindere che si tratti di un evento accaduto in ambito personale o lavorativo, la soluzione parte da un presupposto fondamentale della PNL applicato al Coaching.

Il presupposto è: non esiste il fallimento, ma solo il feedback.

Qualunque azione mettiamo in campo, otteniamo sempre un risultato: se il risultato che otteniamo è diverso da quello voluto, possiamo raccogliere informazioni ed agire diversamente.

Grazie al feedback“informazione di ritorno” – possiamo imparare da ciò che non è andato bene, fare del nostro meglio in un successivo momento e, soprattutto, liberarci dall’idea del “fallimento”.

Bastano 3 domande per cambiare completamente approccio nell’affrontare un fallimento:

  1. Che cosa non è andato rispetto alle mie aspettative?
  2. Che cosa ho imparato da questo evento?
  3. Che cosa farò di diverso la prossima volta?

Già solo queste tre domande cambiano completamente la scena e trasformano un apparente “fallimento” in una fonte di informazioni e di apprendimento.

 

Le lezione di molte storie di successo che sono passate da un fallimento

C’è anche un’altra considerazione importante da fare:

non esiste successo senza “fallimento”

Dallo sport al business, da Michael Jordan a Steve Jobs, chiunque ha avuto successo ha fatto i conti con il “fallimento”.

La differenza è stata nel modo in cui hanno reagito.

Hanno considerato l’esperienza fallimentare come una lezione, ricavando informazioni preziose e correggendo subito il tiro in funzione dei loro obiettivi.

E proprio rispetto agli obiettivi, il coaching fornisce un processo preciso e specifico per trasformare le idee in azioni riducendo al minimo le possibilità di fallire.

 

Come prevenire un fallimento: il settaggio degli obiettivi

Un altro aspetto da considerare e che può essere uno shock per molti è questo: spesso le persone si programmano al “fallimento”.

Non lo fanno certamente di proposito, ma semplicemente ignorano uno degli aspetti più importanti per avere successo e vivere al meglio la propria vita: il settaggio degli obiettivi.

Molte persone, infatti, fissano degli obiettivi commettendo un grave errore: mettono il focus su eventi che non sono sotto il loro controllo.

Voglio vincere il campionato, voglio acquisire nuovi clienti, sono degli obiettivi il cui esito non è sotto il nostro diretto controllo: infatti, sia nel campionato che nell’acquisizione dei clienti entrano in gioco delle variabili (le altre squadre, il comportamento dei clienti ecc…) che non possiamo governare.

Ben diverso è fissare obiettivi il cui esito è sotto il nostro diretto controllo perché ci consentono di portare le nostre performance su un livello superiore di efficacia ed efficienza.

 

Come superare un fallimento grazie al coaching

Abbiamo visto alcuni modi attraverso cui il coaching può aiutarti ad affrontare, superare e prevenire un fallimento.

In sostanza è necessario un cambio di approccio, che può essere realizzato in maniera più facile e veloce, attraverso la guida di un coach professionista che:

  • ti allena a fissare l’obiettivo con un processo definito
  • ti supporta nel far emergere tutte le risorse a tua disposizione
  • ti focalizza su ciò che è sotto il tuo controllo
  • ti dà un punto di vista esterno che ti consente di scegliere diverse opzioni di azione e prevenire qualsiasi “fallimento”
  • ti porta ad agire da subito, appena conclusa una sessione di coaching

Ogni sessione di coaching si conclude infatti con un piano d’azione e segue un processo completo di pianificazione, esecuzione, controllo e feedback per raggiungere i risultati che vuoi e prevenire qualsiasi genere di “fallimento”.

Se pensi che il punto di vista e gli strumenti del coaching su come superare il fallimento possano esserti utili, clicca qui e richiedi subito una sessione di coaching gratuita.

Come educare i propri figli: il coaching come stile educativo

Una delle domande che un genitore si pone di frequente a proposito di stile educativo è:

“Come posso aiutare mio figlio a crescere in modo sano ed equilibrato?”

È risaputo che crescere ed educare i propri figli è probabilmente una delle sfide più difficili che una persona possa affrontare.

Si ha sempre paura di commettere degli errori, anche per le conseguenze negative che possono verificarsi nello sviluppo della personalità, nei comportamenti sociali e in tanti aspetti che caratterizzeranno la vita dei figli.

La domanda quindi sorge spontanea: come educare i propri figli?

E ancora: quale stile educativo utilizzare? Quali linee guida seguire?

Continuando a leggere troverai alcuni spunti utili per rispondere a queste domande.

Prima però vediamo cosa si intende per stile educativo e quali tipologie abbiamo.

 

Cos’è lo stile educativo: significato e tipologie

Volendo dare una definizione di stile educativo, possiamo dire che:

lo stile educativo è l’insieme delle modalità attraverso le quali un genitore si relaziona col figlio, trasferisce informazioni, modelli di comportamento e valori, e influenza il suo sviluppo affettivo, emotivo e sociale.

Esistono vari stili educativi e ogni genitore può scegliere l’approccio che ritiene migliore per l’educazione e la crescita dei propri figli.

Vediamo nello specifico i principali stili educativi.

1. Stile educativo permissivo

Un primo stile educativo, oggi molto diffuso, è quello permissivo.

Con questo termine si intende quella modalità educativa che tende appunto a permettere tutto: non vengono quindi imposte regole.

Si tratta di una modalità educativa estremamente dannosa, perché il genitore, rinunciando a servirsi dell’autorità e del controllo, è come se decidesse di privarsi del suo ruolo fondamentale ovvero quello di guida e di mentore.

Cosa spinge un genitore ad adottare uno stile educativo permissivo?

Tendenzialmente questo modello educativo è conseguenza della paura di risultare eccessivamente autoritario, oppure deriva da una difficoltà nel prendere decisioni e farle rispettare.

C’è da aggiungere che così facendo non si va affatto a favorire lo sviluppo dell’autonomia e dell’autostima, e questo perché il genitore finisce con l’assumere su di sé i compiti che il bambino dovrebbe svolgere da solo.

In questo modo il bambino progredisce più lentamente anche nella capacità di autocontrollo, cresce insicuro e sviluppa comportamenti anti-sociali.

2. Stile educativo autorevole

Lo stile educativo che molti studiosi ritengono migliore è invece quello autorevole.

Si tratta di uno stile completamente agli antipodi di quello che abbiamo visto e che si basa sulla definizione di regole chiare e coerenti che il bambino sa di dover rispettare.

Con un’ educazione di questo stampo, il figlio sa quali siano i suoi diritti e i suoi doveri, inoltre sa con certezza che sarà punito nel caso in cui trasgredisca una regola; ma, allo stesso tempo, ha anche ampi margini di libertà e comprensione.

Un approccio autorevole tende a valorizzare l’indipendenza, l’autonomia, la responsabilità dell’individuo fin da piccolo e in questo modo i bambini crescono sicuri di sé, con una maggiore autostima e maturità, con la capacità di relazionarsi agli altri e di portare avanti le proprie idee.

3. Stile educativo autoritario

Dopo l’approccio autorevole, è importante sottolineare la differenza con un’altra tipologia di stile educativo ovvero quello autoritario.

Si tratta di modalità educativa molto in voga tra le generazioni passate, in tempi in cui c’era una concezione diversa dell’infanzia. Questa, infatti, era vista non come un momento nella vita di un essere umano da valorizzare, bensì come una fase da superare più rapidamente possibile. C’era un’idealizzazione dell’età adulta, ritenuta un periodo di compiutezza e solidità.

Alla luce di questa concezione gli adulti educavano i propri figli imponendosi con regole ferree, prendevano tutte le decisioni al posto loro e senza dare spiegazioni; anzi, in molti casi non si davano neppure le spiegazioni sul perché si fossero prese proprio quelle decisione invece che altre.

Inoltre si ritenevano educative e fondamentali per la crescita sana le punizioni corporali, che venivano applicate anche all’interno delle scuole.

4. Stile educativo trascurante/rifiutante

Questo stile educativo è tipico dei genitori negligenti.

Sono persone che si interessano poco o nulla dei figli e di ciò che fanno. Hanno un atteggiamento distaccato e non danno regole, modelli e strumenti per una sana crescita.

Chi adotta questo stile educativo mostra zero affetto, nessun sostegno, una quasi inesistente comunicazione con il bambino che è lasciato a se stesso.

Inutile sottolineare che le conseguenze possono essere molto negative e il rischio di comportamenti dannosi per se stessi e per gli altri è molto elevato.

 

Linee educative generali per una crescita sana dei figli

Abbiamo visto le tipologie di stili educativi, ognuno con un approccio differente.

Ma quali sono i fattori che fanno la differenza nell’educazione dei figli?

Ecco a te alcune linee educative generali che è bene seguire in modo da favorire lo sviluppo del proprio figlio.

1. Regole chiare, costanti e coerenti

Le regole, come abbiamo visto, sono molto importanti perché permettono al bambino o adolescente di aver chiari i propri limiti. Infatti, quando i giovani crescono in un ambiente permissivo, si trovano nella condizione di non sapere quali aspettative abbia il genitore nei loro confronti. Questo può causare una sensazione di enorme confusione, senza sapere quali sono le azioni migliori da dover mettere in atto. Inoltre è fondamentale che le norme non cambino da un momento all’altro per mantenere intatto il valore delle regole stesse e non generare confusione.

2. Motivazione dei divieti

Visto che sono state date delle regole chiare, è importante che il genitore spieghi il motivo per cui viene vietata una cosa mentre ne viene consentita un’altra. Questo è anche un momento nel quale al figlio possono essere trasmessi i valori e le convinzioni del genitore. Inoltre è necessario spiegare le motivazioni del divieto così che il bambino non abbia la sensazione di un’imposizione arbitraria da parte dell’adulto. Comprendere la motivazione dei divieti e farla propria, alimenterà la responsabilità del bambino e di conseguenza anche la sua capacità di scegliere il comportamento migliore di fronte alle situazioni che dovrà affrontare durante la sua vita.

3. Le punizioni devono essere certe ma limitate nel tempo e proporzionate alla situazione

Le punizioni possono essere considerate un efficace strumento educativo, ma soltanto se seguono alcune prescrizioni fondamentali. Prima di tutto le punizioni devono essere immediate, soprattutto per i bambini piccoli per i quali, in caso contrario, perdono di significato. In secondo luogo le punizioni devono essere equilibrate, quindi non devono assolutamente essere protratte eccessivamente nel tempo, e neppure essere eccessive. Insomma, da questo punto di vista è fondamentale il buon senso! Infine è importante ricordare che le punizioni devono essere la spiacevole conseguenza di un evento eccezionale; se diventano ordinarie allora perderanno velocemente la loro efficacia.

4. Fai in modo che viva un ritmo quotidiano armonico

Per un bambino sono fondamentali sia le routine che i piccoli riti quotidiani. E questo perché gli danno sicurezza, lo orientano anche quando non ha ancora la nozione del tempo, e gli danno un senso di confine entro il quale può muoversi serenamente. Per ottenere questa armonia puoi ad esempio:

  • fare in modo che gli orari della giornata siano il più possibile simili di giorno in giorno;
  • evitare di cambiare i posti a tavola o di mangiare una volta a tavola, poi ogni tanto sul divano;
  • creare un rito della buonanotte e un rito del buongiorno in modo da accompagnare tuo figlio dolcemente al sonno o alla ripresa della giornata;
  • evitare giochi troppo movimentati la sera a favore di silenzio, luci soffuse e letture o giochi tranquilli che non lo carichino energeticamente ma favoriscano la calma e il passaggio al sonno.

 

Diventare un genitore-coach: il coaching come nuovo stile educativo

Lo sai che esiste un approccio che può essere davvero la scelta migliore per l’educazione e la crescita dei tuoi figli?

Gli stili e le linee guida condivise finora sono sicuramente utili per fare le tue scelte educative ma se vuoi fare una step ulteriore come genitore, devi iniziare ad approfondire il coaching.

Proprio così: il coaching come stile educativo.

L’obiettivo è quello di diventare un genitore coach.

Cosa vuol dire?

Il genitore coach è una guida per i propri figli.

Fa rispettare le regole basilari, ma non pretende che il figlio si conformi al proprio punto di vista, al proprio credo, oppure sposi ogni propria convinzione.

Lo aiuta a sviluppare una propria personalità, permettendogli di esplorare ma anche di sbagliare perché l’errore può essere una fonte di apprendimento.

Comunica in modo efficace con il bambino, lo fa riflettere e lo mette di fronte ai propri comportamenti e alle proprie azioni per responsabilizzarlo.

Lo ascolta con attenzione cercando di capire i suoi stati d’animo e le sue emozioni.

Cammina al fianco del bambino, lo supporta nel raggiungere i propri obiettivi e lo indirizza ma lasciandolo sempre libero delle proprie scelte.

Tutto questo utilizzando le tecniche di coaching che, come dimostrato anche in altri ambiti, sono lo strumento fondamentale per sviluppare le potenzialità delle persone.

Se anche tu pensi che essere un genitore vuol dire essere una guida, che deve spronare il bambino ad esprimere al meglio il proprio potenziale, allora clicca qui e inizia il tuo percorso per diventare un genitore coach.

Come gestire il cambiamento in azienda con il coaching

Gestire il cambiamento è un’espressione sulla bocca di tutti.

“Il cambiamento è l’unica costante”, “l’unica certezza è il cambiamento”, “bisogna affrontare i cambiamenti” sono frasi che siamo abituati ad ascoltare.

Sia che si parli di vita privata, di lavoro o ancora di ambito aziendale, gestire il cambiamento è una capacità che bisogna sviluppare.

In questo articolo vogliamo soffermarci in particolare sulla gestione del cambiamento in azienda e dare ad imprenditori e manager suggerimenti su come affrontarlo in modo efficace.

Partiamo col capire cosa si intende per cambiamento.

 

Che cos’è il cambiamento: definizione e significato

Nessuno ha il diretto controllo del “cambiamento”.

Che cos’è invece sotto il nostro diretto controllo?

Le nostre azioni, i nostri comportamenti, ciò che pensiamo e facciamo.

Un’espressione come “gestire il cambiamento” può significare tutto e niente.

È quindi necessario soffermarci un attimo sul significato della parola “cambiamento”.

Secondo il vocabolario, “cambiamento” deriva da “cambiare” e significa “sostituire una persona, cosa, con altra simile o diversa” oppure “rendere diverso, trasformare”.

Volendo dare una definizione di cambiamento più approfondita, possiamo dire che:

il cambiamento è quell’approccio strutturato che accompagna gli individui e le organizzazioni nel passaggio efficace da un assetto attuale ad un assetto futuro.

Semplicemente: c’è una scena attuale in cui otteniamo determinati risultati e c’è una scena desiderata in cui otteniamo altri risultati, generalmente di qualità e quantità superiori.

È facile capire come, partendo da questa definizione, il concetto di cambiamento può far riferimento a tantissimi ambiti.

Per affrontare e gestire i cambiamenti sono necessarie conoscenze, competenze, metodi, strumenti.

E qui entra in gioco quello che viene definito Change Management.

 

Che cos’è il Change Management

L’espressione inglese Change Management può essere tradotta in italiano con “gestione del cambiamento”.

Per dare una definizione possiamo dire che:

il Change Management è l’insieme di attività, processi e strumenti che permettono di gestire il cambiamento e in particolare il suo impatto su persone, aziende e organizzazioni.

Nell’ambito del Change Management rientrano tantissime teorie e metodologie che sono state pensate e realizzate negli anni da esperti in vari settori.

È un’espressione che fa riferimento soprattutto al contesto aziendale dove i cambiamenti sono all’ordine del giorno e sono necessari dei processi strutturati per gestire il cambiamento in azienda.

Questi processi possono basarsi su modelli diversi che danno più o meno importanza a determinati fattori piuttosto che ad altri.

Per farti un esempio, il modello HPP (Human Performance Protocol) ideato dal Dr Roberto Castaldo, Performance Management Specialist e Direttore Didattico di Coach Italy, individua i seguenti come fattori fondamentali del processo di gestione del cambiamento:

  • Mappatura di talento e competenze
  • Mappatura delle consuetudini in azienda (elenco delle attività)
  • Assegnazione di compiti univoci
  • Creazione di “comitati” interdisciplinari
  • Formazione e tutoraggio
  • Creazione di checklist per area funzionale con principio 80/20
  • KPI e sistema incentivante

Questo è solo un esempio.

Facendo una ricerca troverai tantissimi altri metodi e tecniche di change management, che magari vertono su basi e presupposti diversi.

A prescindere da ciò che sceglierai per gestire il cambiamento aziendale, ricordati che il coaching è un tuo fedele alleato.

 

Gestire il cambiamento in azienda con il Coaching

In che modo un imprenditore può servirsi del Coaching per gestire il cambiamento?

Può farlo nella misura in cui il Coaching offre un processo sequenziale per passare dalla scena attuale alla scena desiderata.

Nel modello GROW, ad esempio, si lavora su obiettivi, risorse, opzioni e piano d’azione per tracciare la rotta che porta alla scena desiderata nel minor tempo e col miglior uso di tutto ciò che l’imprenditore ha a disposizione.

Nel modello di NeuroCoaching Integrato del Dr Roberto Castaldo, il Change Management viene gestito a partire da una misurazione scientifica dei talenti individuali – Talent Management – e da una misurazione matematica dei risultati e dei processi aziendali – Performance Management.

Un altro fattore fondamentale è lo sviluppo di nuove competenze, una necessità per chi deve affrontare un cambiamento e che può essere facilitato attraverso il coaching.

Un imprenditore di successo sa quanto siano importanti le competenze per la crescita del proprio business e sa anche che, spesso, ciò che rallenta questa crescita è il fatto che l’imprenditore stesso ha sviluppato delle competenze ma non riesce a trasferirle al suo staff.

Proprio su questo punto, attraverso un approccio che usa il Coaching come strumento di allenamento nell’acquisizione di nuove competenze, è possibile trasformare le competenze esperienziali dell’imprenditore – ciò che “solo lui sa fare” e non riesce ad insegnare – in competenze esplicite, come quelle che è possibile acquisire da un libro o da un manuale.

In conclusione, possiamo dire che il coaching è lo strumento più efficace per gestire il cambiamento in azienda.

Se sei un imprenditore e vuoi scoprire come gestire il cambiamento in ogni ambito del tuo business per migliorare fatturato ed utili ed aumentare le competenze e la motivazione del tuo team, richiedi ora una sessione di coaching con un nostro Business Coach chiamando il numero verde gratuito 📞 800 911 827

Domande da fare nelle sessioni di coaching: 90 esempi utili

Domande da fare nelle sessioni di coaching: 90 esempi utili

Nelle sessioni di coaching uno degli aspetti fondamentali riguarda le domande da fare o da farsi nel caso tu voglia utilizzare le tecniche del coaching su te stesso.

Le domande, e in particolare le domande aperte, sono il modo migliore per raccogliere informazioni, per ragionare su determinati aspetti e per chiarire i punti di maggiore importanza.

In più hanno il pregio di facilitare tutto il processo in cui si sviluppa ogni singola sessione di coaching

Quello che stai per leggere non è un semplice articolo, ma una risorsa estremamente utile per chi svolge l’attività di coach e per chiunque voglia sperimentare su sé stesso il coaching.

Si tratta di un elenco di ben 90 domande potenti che renderanno le tue sessioni di coaching estremamente efficaci.

90 domande da fare nelle sessioni di coaching

Come anticipato, le domande sono l’arma più potente che il coach utilizza per guidare il proprio coachee verso l’obiettivo e per accompagnarlo nella costruzione del suo piano di azione.

Una domanda ha il potere di far riflettere, di creare nuove prospettive.

Una domanda è in grado di ampliare il punto di vista, di far prendere in considerazione prospettive che sino a quel momento erano come invisibili.

Quello che stai per leggere è un elenco di 90 domande interessanti da fare nelle sessioni di coaching, che ti aiuteranno a comprendere valori, credenze, abitudini, obiettivi, motivazioni, prospettive, punti di vista, paure, dubbi del coachee. 

Una lista da tenere sempre a portata di mano soprattutto se svolgi l’attività di coach e magari sei alle prime armi. 

Ecco a te le 90 domande potenti:

  1. Quali sono le tue priorità nella vita?
  2. Che cosa vale di più oggi dal tuo punto di vista?
  3. Quali sono le cose che ti piacciono di meno?
  4. Cosa ami fare nel tempo libero?
  5. Che cosa fai bene?
  6. Cosa ti risulta più difficile da fare?
  7. Quali sono i tuoi punti di forza caratteriali?
  8. Quali sono i tuoi talenti naturali?
  9. Se continui a pensare e ad agire come hai fatto finora, come pensi sarà la tua vita tra 10 anni?
  10. Cosa ti dà la carica energetica?
  11. Cosa invece prosciuga le tue energie?
  12. Mi puoi dire il nome di 3 persone che ammiri e perché?
  13. Quali sono i comportamenti che non ti piacciono negli altri?
  14. Se sei qui è perché vuoi migliorare qualche aspetto della tua vita, come vorresti che fosse?
  15. Quali sono le cose che fai che ti limitano?
  16. Come ti sentiresti se sapessi esattamente dove sta andando la tua vita?
  17. Come immaginavi sarebbe stata la tua vita?
  18. Cosa ti piacerebbe accadesse che non sta ancora succedendo?
  19. Se non dovessi lavorare per vivere, cosa vorresti fare che ti facesse sentire utile al mondo?
  20. Se avessi una bacchetta magica, come la useresti?
  21. Per vivere facendo quello che vuoi nella vita, quale sarebbe la prima cosa di cui dovresti sbarazzarti?
  22. C’è qualcosa che avendone di più o di meno farebbe una gran differenza nella tua vita?
  23. Cosa stai tollerando oggi che non ti rende felice?
  24. Che cosa vuoi assolutamente fare prima di morire?
  25. Che cosa ti fa rilassare davvero?
  26. Che cosa ti diverte e ti fa ridere?
  27. La tua vita sarebbe perfetta se…?
  28. Cosa vorresti che le altre persone dicano di te?
  29. Come posso aiutarti in questa situazione?
  30. Cosa possiamo imparare da tutto questo?
  31. Cosa dovrebbe accadere per superare questa situazione?
  32. C’è qualcosa per cui essere grati in tutto questo?
  33. Se questa situazione avesse un lato comico, quale sarebbe?
  34. Che modi potrebbero esistere per rifare questa cosa in modo diverso?
  35. Che cosa vedi/senti/percepisci nella tua mente quando pensi a questa situazione?
  36. Quali competenze hanno generato questa situazione?
  37. Ti stai ascoltando? Hai sentito quello che hai detto rispetto a questa situazione?
  38. Da quanto tempo pensi e ti ripeti questa cosa?
  39. Quali sono le azioni che dovresti rifare per assicurarti che in futuro si ricreerà esattamente la stessa situazione?
  40. Esiste un collegamento tra ciò di cui stiamo parlando e i tuoi valori?
  41. Hai già vissuto in passato una situazione simile?
  42. Se sentissi le tue parole, che consigli ti daresti?
  43. Se un tuo caro amico ti raccontasse tutto questo per avere un tuo consiglio, cosa gli diresti?
  44. Che cosa ti impedisce di fare ciò di cui stai parlando?
  45. Sembra interessante… Mi puoi dare qualche dettaglio in più? Cosa intendi, esattamente?
  46. Quale parola chiave potrebbe riassumere tutta la questione?
  47. Quale sarebbe la migliore domanda che potrei farti per risolvere la situazione?
  48. Di che cosa avresti bisogno in questo momento?
  49. Ripensando a questa situazione, ora ti senti più/meno tollerante rispetto a prima?
  50. Ripensando a questa situazione, ora ti senti più/meno rilassato rispetto a prima?
  51. Qual è l’unica cosa che puoi fare a questo punto?
  52. Mi puoi descrivere in poche parole che risultato pratico vuoi ottenere?
  53. Come potremmo tradurre il tuo obiettivo in qualcosa che vuoi avere, piuttosto che qualcosa che non vuoi più avere?
  54. Possiamo iniziare a lavorare sul tuo obiettivo adesso o dobbiamo prima aspettare qualcosa?
  55. Quale dovrebbe essere il mio comportamento per aiutarti se non fai quello che ti impegni a fare?
  56. Qual è la motivazione principale che ti spinge ad agire?
  57. Quali sono i vantaggi del raggiungere questo obiettivo?
  58. E gli svantaggi del non raggiungerlo?
  59. Come sapremo quando hai raggiunto l’obiettivo?
  60. Entro che data vorresti raggiungerlo?
  61. Come si potrebbe mettere il tuo talento a frutto per raggiungere questo tuo obiettivo?
  62. Vorresti avere altri strumenti per capire come si possono raggiungere gli obiettivi più facilmente?
  63. Capisco, in che modo questa cosa può essere utile al lavoro che stiamo facendo? 
  64. Rifletti su cosa ti ha portato qui… che devi smettere di fare per realizzare il tuo obiettivo?
  65. In che modo questa abitudine negativa condiziona alla tua vita? Quali vantaggi ti dà?
  66. Rinunciare a questa abitudine significherebbe per te rinunciare a qualcosa? A Cosa?
  67. Quali sono i possibili ostacoli al raggiungimento del tuo obiettivo?
  68. Chi o cosa ha guidato la tua vita, fino ad adesso?
  69. Come ti sentiresti se avessi già ottenuto questo obiettivo?
  70. Che cosa potrebbe accadere dopo che l’hai raggiunto?
  71. Che cosa succede se invece non lo raggiungi?
  72. Di cosa hai bisogno per essere pronto ad agire?
  73. Cosa potresti fare che non stai ancora facendo?
  74. Cosa avresti potuto fare per prepararti ad agire?
  75. Che cosa devi fare per far accadere quello che vorresti accadesse?
  76. Cosa ti avvicinerebbe di più alla meta?
  77. Quali sono gli ostacoli che possono o potrebbero impedirti di raggiungere l’obiettivo?
  78. Qual è la parte migliore di questo obiettivo?
  79. Quale sarebbe la conseguenza peggiore del non farcela?
  80. Che cosa potrebbe motivarti ad agire più che rimandare?
  81. Su quali risorse puoi contare per raggiungere il tuo obiettivo?
  82. Cosa potrebbe cambiare in negativo che non hai previsto raggiungendo l’obiettivo? (verifica ecologica)
  83. Quale potrebbe essere un primo piccolo passo?
  84. Chi potrebbe aiutarti a realizzare questo obiettivo?
  85. Con chi ti potresti alleare – che sia sulla tua stessa lunghezza d’onda – per raggiungere questo obiettivo? 
  86. Chi potrebbe invece sabotarti, anche involontariamente?
  87. Che ostacoli imprevisti potresti eventualmente trovare lungo il cammino?
  88. Che puoi fare per evitarli?
  89. Come reagiresti difronte ad un ostacolo?
  90. Se domani ti svegliassi e avessi raggiunto il tuo obiettivo, da cosa me ne accorgerei, guardandoti e sentendoti parlare?

Imparare a governare le domande da fare nelle sessioni di coaching

Hai visto che lista incredibile?

Il consiglio è di stampare queste domande ed utilizzarle all’occorrenza.

Inoltre presta estrema attenzione alle risposte. Solitamente nel rispondere alle domande emergono tutte le informazioni di cui hai bisogno e che ti permetteranno di condurre il coachee nel creare il piano d’azione per realizzare i propri obiettivi.

Avvertimento importante: la lista è stata creata per condividere uno strumento utile, concreto ed efficace a chi svolge l’attività di coach o quantomeno conosce le tecniche del coaching.

È necessario avere competenze e conoscenze per governare le domande in una sessione di coaching e questo è possibile solo se si è avuta un’adeguata formazione in coaching.

I Pilastri del Coaching è il corso in cui scoprirai le basi del coaching, metterai in pratica le tecniche utilizzate dai migliori coach, imparerai a governare ogni fase di una sessione di coaching e potrai dare inizio alla tua carriera di coach professionista. 

Lo Sport Coaching per migliorare le performance sportive

Lo Sport Coaching per migliorare le performance sportive

Per fare sport a livello agonistico e, ancor di più, a livello professionistico è necessario allenarsi su ogni aspetto che compone la performance sportiva.

Spesso l’aspetto mentale viene sottovalutato e l’attenzione viene posta maggiormente sugli aspetti fisici e tecnici dell’atleta (o degli atleti se si tratta di una squadra) che deve competere.

Il coaching applicato allo sport è uno strumento fondamentale per migliorare le performance sportive e aiuta a focalizzarsi sugli obiettivi e le motivazioni che spingono un’atleta a gareggiare per raggiungere determinati risultati.

Lo Sport Coaching aiuta a migliorarsi soprattutto perché agisce sull’aspetto mentale dell’atleta dal quale parte ogni impresa di grande successo.

L’importanza dell’allenamento mentale come parte integrante della preparazione atletica e tecnica è ormai generalmente condiviso ed oggetto di numerose ricerche in laboratorio e sul campo.

Negli ultimi anni la psicologia dello sport si è diretta sempre più verso la ricerca di programmi integrati e multimodali di allenamento mentale.

L’importanza dell’aspetto mentale nello sport

Sono molti i fattori che permettono di avere successo nello sport e tra questi l’aspetto mentale è sicuramente alla base per il raggiungimento di grandi risultati.

Una delle migliori ricerche relative all’argomento in questione è certamente quella elaborata da Martens, uno degli studiosi più importanti e conosciuti nell’ambito della psicologia sportiva.

Martens evidenziava la necessità di affrontare in maniera multimodale la preparazione mentale dell’atleta e affermava che l’intervento sull’aspetto mentale deve essere orientato a:

  • sviluppare ed allenare le abilità motorie e le strategie
  • tarare gli obiettivi
  • raggiungere la motivazione
  • imparare a controllare le emozioni e l’ansia,
  • focalizzare e concentrare l’energia e l’attenzione
  • migliorare la fiducia in se stessi e la consapevolezza di sé
  • controllare le attività immaginative

Quella di Martens è sicuramente una visione che definisce al meglio tutte le variabili che intervengono sull’aspetto mentale dell’atleta.

Lo Sport Coaching ti aiuta a migliorare le performance sportive proprio concentrandosi su questi aspetti.

Ognuno di questi meriterebbe di essere approfondito singolarmente.

In questo articolo però voglio concentrarmi su quelli che secondo il mio punto di vista sono quelli più rilevanti.

Definire un obiettivo con lo Sport Coaching

Con il termine obiettivo si definisce il fine, la meta, il risultato che si vuole ottenere compiendo una determinata azione.

Detto così sarebbe facile immaginare che basta porsi un traguardo nella vita e fare qualcosa per poterlo realizzare, per far sì che diventi realtà.

Tuttavia, sappiamo benissimo che un obiettivo, in sé per sé, non basta da solo per raggiungere un determinato scopo: sono tanti, e all’ordine del giorno, gli obiettivi che desideriamo ottenere, ma che purtroppo, nella maggior parte dei casi, siamo costretti a riporre nel cassetto come dei bei sogni impossibili da realizzare.

Ecco.

La prima cosa da fare è quindi focalizzarsi su un obiettivo ben preciso.

Nel caso di un atleta può essere un risultato da ottenere, una gara da vincere, un record da battere.

Questo è il primo passo per il successo: sapere dove si vuole arrivare.

Capisco che non è sempre immediato e intuitivo definire un obiettivo con precisione e a tal riguardo ti consiglio di dare un’occhiata all’articolo sul modello G.R.O.W., una delle tecniche di coaching più efficaci e che puoi applicare alla perfezione anche allo sport.

Ma torniamo a noi.

Per avere successo nella definizione di un obiettivo devi conoscere il vero motivo che è dietro la sfida.

E di seguito ti spiego a cosa mi riferisco.

Comprendere la vera motivazione con lo Sport Coaching

Qual è il tuo “perché”?

Perché ti vuoi impegnare a raggiungere questo risultato?

Cosa c’è dietro?

Cosa è davvero importante per te nel raggiungere quel traguardo?

Sono queste le domande che devi porti per capire perché vuoi fare sacrifici, vuoi allenarti e vuoi dedicarti a raggiungere quell’obiettivo.

Si tratta di un aspetto fondamentale perché

il motivo per cui lo fai sarà la cosa che dovrai ricordare quando penserai di rinunciare.

Quando vorrai interrompere la dieta, quando ti vorrai sedere negli spogliatoi e piangere, invece che andare a fare un’altra sessione di allenamento, quando gli ostacoli ti sembreranno insormontabili ti ricorderai di ciò che ti ha spinto a provarci e sarà la più grande motivazione che potrai avere.

Una volta individuato questo puoi passare allo step successivo.

Sei motivato esternamente o internamente?

Sei più motivato da una molla interna o più motivato dall’ottenere un riconoscimento esterno?

Sei più motivato dalla sfida con te stesso, oppure dal tifo che ricevi quando esegui una prestazione sportiva perfetta?

Qualunque sia il motivo, renditene conto, approfondiscilo e mantieniti sempre concentrato su di esso.

L’errore più frequente è quello di volersi motivare con ciò che motiva gli altri quando, invece, devi trovare le tue personali fonti di motivazione perché solo così potrai avere quella spinta in più nel raggiungere i tuoi obiettivi.

Controllare le emozioni con lo Sport Coaching

Gestire lo stato emotivo è fondamentale per un’atleta.

Immagina la situazione in cui ti sei allenato per tanti mesi e poi, nel momento della gara, l’emozione, l’ansia, la preoccupazione di fallire non ti fa rendere al meglio.

Ecco. Puoi allenarti a far sì che ciò non accada.

È quello che fanno i grandi campioni e in questo il coaching è sicuramente uno strumento che ti può aiutare tantissimo visto il lavoro che viene fatto nell’ambito della gestione dello stato emotivo in tutte le situazioni e non solo in quelle di gara o di competizione.

Con la guida di un coach, ti allenerai e ti preparerai a gestire le emozioni in ogni fase della performance sportiva proprio come accade con gli aspetti tecnici.

Gestire l’ansia i giorni prima della gara, gestire lo stress fisico e mentale durante la competizione, gestire le sensazioni in seguito al risultato ottenuto.

Sono tutti aspetti che si allenano e che uno sportivo professionista non deve assolutamente sottovalutare.

Sport Coaching: richiedi una sessione di coaching e migliora le tue performance sportive

Ho voluto soffermarmi brevemente su quelli che per me sono gli aspetti fondamentali sui quali si concentra il coaching applicato allo sport cercando di evidenziare i vantaggi che ne derivano.

Per un’atleta può essere davvero la chiave per ottenere risultati mai raggiunti.

E non importa se sei uno sportivo professionista o amatoriale.

Te lo posso assicurare perché oltre ad essere coach professionista, sono allenatore di basket e ho introdotto lo sport coaching anche nelle squadre che alleno.

Se pratichi uno sport e hai un obiettivo sportivo da raggiungere, un coach può guidarti nel tuo percorso.

Contattami per una sessione di coaching e insieme tracceremo la strada per raggiungere grandi risultati nello sport che ami.

Buone Performance

Dr. Roberto Castaldo

Performance Management Specialist, Coach Professionista e Direttore Didattico di Coach Italy

5 motivi per affidarsi ad un Business Coach

5 motivi per affidarsi ad un Business Coach

Perché un imprenditore dovrebbe affidarsi a un Business Coach per migliorare le performance aziendali?

Chi fa impresa sa bene quante difficoltà ci sono quotidianamente nel gestire ogni aspetto del business per far sì che si raggiungano i risultati sperati.

Bisogna fare attenzione ad ogni variabile e curare i dettagli e i particolari per fare davvero la differenza in un mercato sempre più competitivo.

Di conseguenza il ruolo dell’imprenditore diventa sempre più complesso e si manifesta la necessità di un aiuto che magari vada al di là dei collaboratori o dei dipendenti di cui già si circonda.

Nessuno ha il libretto d’istruzioni per far funzionare nel modo migliore la propria azienda ma ci si può affidare ad una figura che aiuti l’imprenditore, il manager o il semplice dipendente ad ottimizzare il proprio lavoro e a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Questa figura è un Business Coach e continuando a leggere capirai il suo ruolo e 5 motivi per cui se hai un’azienda dovresti subito richiedere una consulenza a chi fa del business coaching una professione.

Quali sono le competenze di un Business Coach

Quella del Business Coach è una figura che sta avendo sempre più successo e si sta affermando come una professione molto richiesta sul mercato del lavoro (tanto che sempre più persone si formano per diventare Business Coach)

Tante ormai sono le aziende che si affidano ad un Business Coach per i grandi benefici che una figura del genere è capace di produrre per l’impresa e le persone coinvolte.

Organizzazione dei processi e focus sulle persone sono i due aspetti fondamentali sui quali lavora un Business Coach, sempre avendo ben presente l’obiettivo che si vuole raggiungere.

Ecco perché un coach specializzato per intervenire in azienda deve avere competenze di vario tipo:

  • deve conoscere le realtà aziendali e come sono strutturate,
  • deve comprendere le dinamiche che le muovono,
  • deve saper utilizzare le tecniche di un coach professionista.

Stiamo parlando quindi di una figura poliedrica con competenze che spaziano dall’economia al marketing, dalle risorse umane al management.

Bisogna però sottolineare un aspetto importantissimo:

un coach è innanzitutto un esperto di processi e, attraverso le sue competenze in coaching, riesce ad intervenire a prescindere dall’ambito e dalla materia.

In qualità di Business Coach puoi anche avere conoscenze base di selezione del personale, ma devi comprendere il processo che porta a scegliere le persone più adatte all’azienda e intervenire per ottimizzarlo e renderlo più efficace.

Chiarito questo punto, è arrivato il momento di rispondere ad alcune domande frequenti come:

Cosa fa un Business Coach nello specifico?
Su quali aspetti interviene un Business Coach?
Come un Business Coach può aiutare concretamente le aziende?

Continua a leggere e lo scoprirai.

Perché affidarsi a un Business Coach: i benefici per la tua azienda

Sono tanti i motivi per cui l’aiuto di un coach risulta essere molto importante nel raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Partiamo col dire che il lavoro di un Business Coach dipende soprattutto dalle necessità dell’azienda e dalla specifica realtà in cui viene inserito.

L’analisi preliminare di tutti gli aspetti aziendali è fondamentale per capire dove intervenire e dove si vuole arrivare.

Un Business Coach sarà d’aiuto proprio in questo: raggiungere il risultato che si vuole ottenere ottimizzando i processi e le risorse.

Vediamo nello specifico quelli che sono i 5 benefici principali della presenza di un Business Coach in azienda:

1. Aumento della produttività attraverso lo sviluppo di tutte le risorse aziendali

Organizzare al meglio le risorse aziendali è il primo passo per far sì che la produttività aumenti.

Con il termine risorse, il riferimento è sia a quelle materiali sia alle persone impiegate nei vari processi aziendali.

Il Business Coach, dopo un’attenta analisi della situazione, cerca, attraverso le tecniche del coaching, di portare l’imprenditore e i vari responsabili ad ottimizzare le risorse esistenti.

Tipico esempio di intervento sono i suggerimenti e le tecniche su come gestire il tempo in maniera ottimale.

2. Miglioramento della comunicazione e dei rapporti interpersonali tra le risorse umane impiegate in azienda

Una delle principali cause di problemi e incomprensioni sul luogo di lavoro è l’errata comunicazione tra le persone coinvolte.

Gran parte del lavoro di un Business Coach si focalizza sugli aspetti comunicativi e interpersonali che intercorrono tra le risorse umane dell’azienda mirando a raggiungere una comunicazione efficace a tutti i livelli.

Per arrivare a questo obiettivo sono spesso utilizzate sessioni di coaching individuali o collettive.

3. Superamento delle problematiche, degli ostacoli e dei conflitti relativi all’azienda

Nella maggior parte dei casi l’intervento di un Business Coach viene richiesto in situazioni di crisi o di difficoltà.

Proprio per questo, chi svolge questa attività, deve essere in grado di fronteggiarle e di fornire un aiuto costante nel superamento delle criticità a tutti i livelli.

Non si pensi solo ai grandi problemi aziendali ma anche, ad esempio, ai piccoli conflitti quotidiani che possono verificarsi tra i dipendenti oppure a processi poco efficienti.

4. Una migliore organizzazione e gestione dell’azienda anche in termini di leadership da parte del management

Per raggiungere gli obiettivi è necessaria una grande organizzazione.

Su questo, un bravo Business Coach, deve avere elevate competenze e deve riuscire a trasferirle anche al management con il quale deve interfacciarsi quotidianamente non solo per le questioni organizzative.

Molto importante infatti è anche il lavoro per lo sviluppo di una leadership coerente ed efficace con chi detiene posizioni di rilievo e che decide le sorti dei vari settori operativi.

5. Individuare nuove opportunità per la crescita aziendale

Il Business Coach è anche colui che può guidarti nell’individuare in tempo nuove opportunità per la tua azienda, sempre in funzione degli obiettivi che ci si è posti.

Spesso gli imprenditori sono concentrati esclusivamente sull’ambito aziendale e perdono di vista ciò che sta accadendo sia nel proprio mercato che in altri settori, da cui si può prendere ispirazione.

Avere una persona che ti guida anche in un percorso di innovazione e di crescita può fare tutta la differenza del mondo in un contesto in continua evoluzione e in un mercato dove la concorrenza è sempre molto agguerrita.

Come scegliere un Business Coach

Già solo i 5 motivi elencati nel paragrafo precedente potrebbero essere sufficienti a convincere qualsiasi imprenditore ad affidarsi ad un Business Coach.

In verità quelli descritti sono solo i principali benefici che l’intervento di un coach può portare all’azienda.

Se sei un imprenditore che vuole ingaggiare un Business Coach per migliorare le performance aziendali, fermati un attimo.

Ecco alcune linee guida su come scegliere un Business Coach, che ti possono essere utili:

  • assicurati che sia un coach professionista con comprovata esperienza
  • assicurati che abbia già lavorato con aziende simili alla tua per dimensione e organizzazione (e che possa dimostrarlo)
  • assicurati che abbia le competenze specifiche adatte per guidarti a raggiungere gli obiettivi aziendali

Detto questo, puoi iniziare la tua ricerca oppure puoi affidarti direttamente al coach Roberto Castaldo e al suo team di coach professionisti.

Avrai una squadra di esperti business coach che ti guiderà a portare la tua azienda a raggiungere risultati mai ottenuti prima.

Chiama ora il numero verde gratuito 800 911 827 o compila il forma a questo link.

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