Coach Italy, Autore presso Coach Italy

Autore: Coach Italy

Domande da fare nelle sessioni di coaching: 90 esempi utili

Domande da fare nelle sessioni di coaching: 90 esempi utili

Nelle sessioni di coaching uno degli aspetti fondamentali riguarda le domande da fare o da farsi nel caso tu voglia utilizzare le tecniche del coaching su te stesso.

Le domande, e in particolare le domande aperte, sono il modo migliore per raccogliere informazioni, per ragionare su determinati aspetti, per chiarire i punti di maggiore importanza e hanno il pregio di facilitare tutto il processo in cui si sviluppa ogni singola sessione di coaching. 

Quello che stai per leggere non è un semplice articolo, ma una risorsa estremamente utile per chi svolge l’attività di coach e per chiunque voglia sperimentare su sé stesso il coaching.

Si tratta di un elenco di ben 90 domande potenti che renderanno le sessioni di coaching estremamente efficaci.

90 domande da fare nelle sessioni di coaching

Come anticipato, le domande sono l’arma più potente che il coach utilizza per guidare il proprio coachee verso l’obiettivo e per accompagnarlo nella costruzione del suo piano di azione.

Una domanda ha il potere di far riflettere, di creare nuove prospettive.

Una domanda è in grado di ampliare il punto di vista, di far prendere in considerazione prospettive che sino a quel momento erano come invisibili.

Quello che stai per leggere è un elenco di 90 domande interessanti da fare nelle sessioni di coaching, che ti aiuteranno a comprendere valori, credenze, abitudini, obiettivi, motivazioni, prospettive, punti di vista, paure, dubbi del coachee. 

Una lista da tenere sempre a portata di mano soprattutto se svolgi l’attività di coach e magari sei alle prime armi. 

Ecco a te le 90 domande potenti:

  1. Quali sono le tue priorità nella vita?
  2. Che cosa vale di più oggi dal tuo punto di vista?
  3. Quali sono le cose che odi?
  4. Cosa ami fare nel tempo libero?
  5. Che cosa fai bene?
  6. Cosa ti risulta invece complicato?
  7. Quali sono i tuoi punti di forza caratteriali?
  8. Quali sono i tuoi talenti naturali?
  9. Se continui a pensare e ad agire come hai fatto finora, come pensi sarà la tua vita tra 10 anni?
  10. Cosa ti dà la carica energetica?
  11. Cosa invece prosciuga le tue energie?
  12. Mi puoi dire il nome di 3 persone che ammiri e perché?
  13. Quali sono i difetti che non sopporti negli altri?
  14. Se sei qui, la tua situazione non ti piace: come vorresti che invece fosse?
  15. Come funzionano i tuoi autosabotaggi naturali?
  16. Come ti sentiresti se sapessi esattamente dove sta andando la tua vita?
  17. Come immaginavi sarebbe stata la tua vita?
  18. Cosa ti piacerebbe accadesse che non sta ancora succedendo?
  19. Se non dovessi lavorare per vivere, cosa vorresti fare che ti facesse sentire utile al mondo?
  20. Se avessi una bacchetta magica, come la useresti?
  21. Per vivere facendo quello che vuoi nella vita, quale sarebbe la prima cosa di cui dovresti sbarazzarti?
  22. C’è qualcosa che avendone di più o di meno farebbe una gran differenza nella tua vita?
  23. Cosa stai tollerando oggi che non ti rende felice?
  24. Che cosa vuoi assolutamente fare prima di morire?
  25. Che cosa ti fa rilassare davvero?
  26. Che cosa ti diverte e ti fa ridere?
  27. La tua vita sarebbe perfetta se non fosse per…?
  28. Cosa vorresti si dicesse al tuo funerale?
  29. Come posso aiutarti in questa situazione?
  30. Cosa possiamo imparare da tutto questo?
  31. Cosa dovrebbe accadere per superare questa situazione?
  32. C’è qualcosa per cui essere grati in tutto questo?
  33. Se questa situazione avesse un lato comico, quale sarebbe?
  34. Che modi potrebbero esistere per rifare questa cosa in modo diverso?
  35. Che cosa vedi/senti/percepisci nella tua mente quando pensi a questo situazione?
  36. Quali competenze hanno generato questa situazione?
  37. Ti stai ascoltando? Hai sentito quello che hai detto rispetto a questa situazione?
  38. Da quanto tempo pensi e ti ripeti questa cosa?
  39. Quali sono le azioni che dovresti rifare per assicurarti che in futuro si ricreerà esattamente la stessa situazione?
  40. Esiste un collegamento tra ciò di cui stiamo parlando e i tuoi valori?
  41. Hai già vissuto in passato una situazione simile?
  42. Se sentissi le tue parole, che consigli ti daresti?
  43. Se un tuo caro amico ti raccontasse tutto questo per avere un tuo consiglio, cosa gli diresti?
  44. Che cosa ti impedisce di fare ciò di cui stai parlando?
  45. Sembra interessante… Mi puoi dare qualche dettaglio in più? Cosa intendi, esattamente? (se percepiamo qualcosa di strano)
  46. Quale parola chiave potrebbe riassumere tutta la questione?
  47. Quale sarebbe la migliore domanda che potrei farti per risolvere la situazione?
  48. Di che cosa avresti bisogno in questo momento?
  49. Ripensando a questa situazione, ora ti senti più/meno tollerante rispetto a prima?
  50. Ripensando a questa situazione, ora ti senti più/meno rilassato rispetto a prima?
  51. Qual è l’unica cosa che puoi fare a questo punto?
  52. Mi puoi descrivere in poche parole che risultato pratico vuoi ottenere?
  53. Come potremmo tradurre il tuo obiettivo in qualcosa che vuoi avere, piuttosto che qualcosa che non vuoi più avere?
  54. Possiamo iniziare a lavorare sul tuo obiettivo adesso o dobbiamo prima aspettare qualcosa?
  55. Come vorresti che reagissi per aiutarti se non fai quello che ti impegni a fare?
  56. Qual è la motivazione principale che ti spinge ad agire?
  57. Quali sono i vantaggi del raggiungere questo obiettivo?
  58. E gli svantaggi del non raggiungerlo?
  59. Come sapremo quando hai raggiunto l’obiettivo?
  60. Entro che data vorresti raggiungerlo?
  61. Come si potrebbe mettere il tuo talento a frutto per raggiungere questo tuo obiettivo?
  62. Vorresti avere altri strumenti per capire come si possono raggiungere gli obiettivi più facilmente?
  63. Capisco, ma questo che c’entra con il lavoro sul tuo obiettivo? (se il Coachee divaga)
  64. Rifletti su cosa ti ha portato qui… che devi smettere di fare per realizzare il tuo obiettivo?
  65. In che modo questa abitudine negativa condiziona alla tua vita? Quali vantaggi ti dà?
  66. Come stai rinforzando queste abitudini negative che ostacolano il tuo obiettivo?
  67. Rinunciare a questa abitudine significherebbe per te rinunciare a qualcosa? A Cosa?
  68. Chi ha pilotato la tua vita, fino ad adesso?
  69. Come ti sentiresti se avessi già ottenuto questo obiettivo?
  70. Che cosa potrebbe accadere dopo che l’hai raggiunto?
  71. Che cosa succede se invece non lo raggiungi?
  72. Di cosa hai bisogno per essere pronto ad agire?
  73. Cosa potresti fare che non stai ancora facendo?
  74. Cosa avresti potuto fare per prepararti ad agire?
  75. Che cosa devi fare per far accadere quello che vorresti accadesse?
  76. Cosa ti avvicinerebbe di più alla meta?
  77. Proviamo ad essere fatalisti: qual è la cosa peggiore che ti potrebbe accadere lungo la strada verso l’obiettivo?
  78. Qual è la parte migliore di questo obiettivo?
  79. Quale sarebbe la conseguenza peggiore del non farcela?
  80. Che cosa potrebbe motivarti ad agire più che rimandare?
  81. Su quali risorse puoi contare per raggiungere il tuo obiettivo?
  82. Cosa potrebbe cambiare in negativo che non hai previsto raggiungendo l’obiettivo? (verifica ecologica)
  83. Quale potrebbe essere un primo piccolo passo?
  84. Chi potrebbe aiutarti a realizzare questo obiettivo?
  85. Con chi ti potresti alleare – che sia sulla tua stessa lunghezza d’onda – per raggiungere questo obiettivo? C
  86. hi potrebbe invece sabotarti, anche involontariamente?
  87. Che ostacoli imprevisti potresti eventualmente trovare lungo il cammino?
  88. Che puoi fare per evitarli?
  89. Come puoi agire se una parte di te inizia ad auto-sabotarti?
  90. Se domani ti svegliassi e avessi raggiunto il tuo obiettivo, da cosa me ne accorgerei, guardandoti e sentendoti parlare?

Imparare a governare le domande da fare nelle sessioni di coaching

Hai visto che lista incredibile?

Il consiglio è di stampare queste domande ed utilizzarle all’occorrenza.

Inoltre presta estrema attenzione alle risposte. Solitamente nel rispondere alle domande emergono tutte le informazioni di cui hai bisogno e che ti permetteranno di condurre il coachee nel creare il piano d’azione per realizzare i propri obiettivi.

Avvertimento importante: la lista è stata creata per dare uno strumento utile, concreto ed efficace a chi svolge l’attività di coach o quantomeno conosce le tecniche del coaching.

È necessario avere competenze e conoscenze per governare le domande in una sessione di coaching e questo è possibile solo se si è avuta un’adeguata formazione in coaching.

I Pilastri del Coaching è il corso in cui scoprirai le basi del coaching, metterai in pratica le tecniche utilizzate dai migliori coach, imparerai a governare ogni fase di una sessione di coaching e conseguirai il primo livello di Certificazione Internazionale in coaching che ti permetterà di dare inizio alla tua carriera di coach professionista. 

Tecniche di Coaching: il modello G.R.O.W. di John Whitmore

Tra le tecniche di Coaching per settare gli obiettivi, il modello G.R.O.W. è tra le più usate dai Coach professionisti.

Questo modello è stato ideato da John Whitmore – uno dei padri fondatori del Coaching – e rappresenta uno degli strumenti più efficaci da governare per un Coach.

Lo scopo del modello GROW è quello di accompagnare il Coachee a raggiungere un obiettivo con la massima focalizzazione del proprio potenziale ed accedendo a risorse nascoste o poco usate.

Il compito del Coach, infatti, non è quello di offrire soluzioni già pronte al Coachee, ma di orientare a trovare da sé le soluzioni più efficienti. Al Coachee, in questo modo, non viene detto “che cosa fare” ma viene mostrato come agire in autonomia rispetto a ciò che è sotto il suo diretto controllo.

Il modello GROW risulta ancora più efficace quando è integrato con la Programmazione Neuro-Linguistica, che offre dei validi strumenti per operare nelle varie fasi del modello ed in un percorso di Coaching.

Vediamo nello specifico cos’è il modello GROW, quali sono i suoi passaggi, come utilizzarlo e perché sceglierlo tra le diverse tecniche di Coaching per fissare gli obiettivi.

 

Il modello GROW applicato a una sessione di Coaching

G.R.O.W. – che in inglese significa crescere – è l’acronimo delle 4 fasi del processo di settaggio degli obiettivi, che sono rispettivamente Goals, Reality, Options, Will.

Vediamo subito ogni singola fase del GROW, così da iniziare a prendere confidenza e a comprendere in che modo usarlo.

 

La G di Goals indica gli OBIETTIVI.

In qualsiasi processo di crescita personale o di motivazione è fondamentale partire dal risultato che si vuole ottenere. Questo punto può sembrare piuttosto banale, ma non lo è affatto. Molto spesso, infatti, le persone tendono a fissare obiettivi in modo piuttosto “vago”.

Ad esempio, dicono “Voglio dimagrire”, ma si limitano a questo, tralasciando la parte più importante: quanto voglio pesare, in quanto tempo ed in che modo?

Oppure: “Voglio guadagnare di più”. Quanto vuoi guadagnare di più e facendo che cosa?

Un obiettivo, per essere ben formato, deve rispondere a requisiti specifici come quelli sintetizzati nel popolare metodo S.M.A.R.T.:

  • Specifico: definito in modo chiaro e determinato.
  • Misurabile: che può essere monitorato e misurato.
  • Ambizioso: che sia motivante ed importante per il Coachee.
  • Realistico: che sia realizzabile ed alla portata del Coachee.
  • “Temporizzato”: definito nel tempo e scritto.

È possibile aggiungere altri requisiti per rendere l’obiettivo ben formato – ad esempio, in PNL un obiettivo ben formato va espresso in positivo e dev’essere “ecologico” – per ora ci soffermeremo su queste.

Un obiettivo va espresso in positivo perché il cervello, ragionando per immagini, non computa il “non”. Il fatto che sia “ecologico” è fondamentale affinché le condizioni positive dell’individuo (precedenti al raggiungimento dell’obiettivo) restino invariate oppure migliorino.

Per riprendere l’esempio precedente, dire “non voglio ingrassare” non è affatto un obiettivo.

Pensaci: come cambia invece dire “Nei prossimi 7 giorni io telefonerò ad un dietologo per chiedere un appuntamento”

 

La R di Reality indica la REALTÀ.

Dopo aver delineato l’obiettivo è necessario raccogliere informazioni sulla realtà, ovvero sulla condizione presente del Coachee.

Se ci hai fatto caso, c’è una relazione importante tra la fase di Goal e la fase di Reality. Non è un caso che siano disposte secondo questo ordine: nella prima fase di Goal, infatti, si raccolgono informazioni sulla “scena ideale” del Coachee, su ciò che vuole ottenere; nella seconda fase di Reality, invece, si raccolgono informazioni sulla “scena attuale”.

Questo ordine ha diversi vantaggi: 

  • Il Coachee fa innanzitutto chiarezza sul proprio obiettivo, di “dove vuole andare”
  • In una seconda fase prende atto delle condizioni di partenza, di “dove si trova”
  • Si crea un “ponte” tra le due fasi che il cervello considera già “collegate”
  • Si evita che il Coachee cali di motivazione, anche se la sua scena “attuale” non è delle migliori

Inoltre, questa fase può prevedere anche quello che viene detto in gergo “bagno di realtà”, nel senso che il Coach può far notare al Coachee i “giudizi” e le “rappresentazioni” presenti nel suo punto di vista, che risultano poco funzionali all’obiettivo che vuole raggiungere.  

Fatto questo, il Coach può allenare il Coachee a cambiare punto di vista ed entrare in contatto con la situazione attuale da una nuova posizione. Una posizione, a partire dalla quale, si aprono nuove possibilità di azione per raggiungere l’obiettivo.

 

La O di Options indica le OPZIONI.

Dopo la fase di Reality, arriva il momento di valutare le Opzioni possibili, le varie scelte a disposizione per raggiungere il proprio risultato. 

Come spesso accade, in questa fase il Coachee vede aprirsi un mondo che non credeva di avere a disposizione. 

È qui che il Coach può fare uso di domande potenti come:

  • Che cos’altro puoi fare per ottenere il risultato che ti sei prefissato?
  • Porta la tua attenzione a chi ci è già riuscito, come ce l’ha fatta?
  • Quali altre risorse puoi sviluppare per ottenere il risultato che desideri?
  • Quale persona potrebbe suggerirti ulteriori opzioni?
  • Nel caso in cui dovessi trovare una difficoltà, qual è la prima cosa che puoi fare per superarla?

È fondamentale per il Coach usare le domande giuste in modo tale da portare il suo focus sulle risorse a disposizione e sull’entrare in azione

Come già precisato in altri articoli, infatti, il Coach non dà soluzioni già pronte e non analizza psicologicamente il Coachee: questo è il tratto fondamentale che contraddistingue il Coaching da ogni forma di terapia. Il Coach mette il Coachee nella condizione di focalizzarsi su ciò che è sotto il suo diretto controllo: ciò che il Coachee realizza, di fase in fase, è “farina del suo sacco”.

 

La W di Will indica la VOLONTÀ

In WILL, l’ultima fase del modello GROW, si passa ad un preciso piano d’azione con le informazioni raccolte nelle fasi precedenti. 

È in questa fase si porta il Coachee a sviluppare il suo “piano di battaglia”.

Per fare questo, si utilizzano domande che consentono di dettagliare il piano come:

  • When (quando)?
  • What (cosa)?
  • Where (dove)?
  • Who (chi)?
  • How (come?)

Rispetto alle fasi precedenti, le domande non hanno più come scopo l’analisi della situazione, quanto il definire un percorso di azioni concreto e specifico per raggiungere il risultato desiderato. 

Ecco le domande più dettagliate relative a questa fase:

  • Che cosa farai?
  • Quando lo farai?
  • Dove e con chi?
  • Di quali risorse hai bisogno?
  • In che modo puoi procurarti queste risorse?
  • Chi può aiutarti per avvicinarti al tuo risultato?
  • Quali sono i tempi e le scadenze delle azioni che hai definito?
  • Qual è la prima azione che farai immediatamente dopo il nostro incontro? 

Questa fase è molto importante perché, una volta terminata la sessione, tocca al Coachee di “fare”

Il Coach ha infatti responsabilità rispetto alla sessione di Coaching ed al processo: non può di certo entrare in azione al posto del Coachee, ma il suo lavoro va esattamente nella direzione di questo risultato. E quanto più chiaro e dettagliato sarà il piano d’azione nella fase Will, tanto più il Coachee inizierà a “fare” in modo efficiente.

 

Imparare ad usare il modello GROW

Analizzando punto per punto il modello GROW, ci si rende conto di quanto sia un processo veramente potente per raggiungere gli obiettivi e i risultati che si vogliono. 

Quando lavori con questa tecnica di Coaching i risultati sono immediati

Puoi usare questo modello su di te, per settare e raggiungere gli obiettivi a cui tieni di più con la massima focalizzazione dei tuoi risultati. 

Oppure puoi usarlo nelle sessioni di Coaching con il tuo Coachee, se sei un Coach. 

Il modello GROW è una delle tecniche di Coaching più efficaci, fa parte delle competenze base di un Coach ed è fondamentale conoscerlo e governarlo per diventare un Coach professionista. 

Se vuoi intraprendere questa strada, iscriviti a “I Pilastri del Coaching”, il Corso per iniziare ad applicare le competenze fondamentali per la tua carriera da Coach.

Come superare una delusione d’amore: 4 passi per ripartire

Come superare una delusione d’amore: 4 passi per ripartire

Sei stato lasciato e stai soffrendo per la fine della tua storia d’amore? È perfettamente normale!

In ogni separazione, cioè in ogni frattura relazionale, c’è un dolore.

Questo dolore deriva dal trauma dell’abbandono, ed è naturale avvertirlo. In un certo modo, persino salutare. Serve a comprendere l’importanza del nostro passato, di ciò che ha fatto parte della nostra vita, di quanto ci siamo impegnati in una relazione ed anche di come siamo cambiati nel periodo in cui eravamo innamorati.

Allo stesso modo, è anche uno stimolo a voltare pagina, a dare un nuovo senso alla nostra vita e, facendo tesoro proprio dell’esperienza vissuta, ritornare ad innamorarci.

Sì, non è facile. Soprattutto quando la sofferenza è tale che ti sembra quasi non ci sia via d’uscita, quando vedi tutto nero, quando sei portato ad abbandonarti a questa situazione di malessere e non hai la forza di ripartire.

Continuando a leggere questo articolo scoprirai come superare la fine di un amore, come superare una separazione attraverso quattro passi che, nella loro semplicità, ti daranno benefici evidenti per ritrovare il tuo equilibrio e la tua serenità.

 

Smettere di stare male per amore.

Facile a dirsi, molto meno a farsi.

Quando si soffre per amore e soprattutto nei giorni immediatamente successivi alla fine di una storia, è difficile guardare avanti, acquisire la consapevolezza di ciò che è successo, razionalizzare l’accaduto e cercare di considerare concluso il percorso fatto insieme alla persona che ti stava accanto. Eppure, nonostante la naturale sofferenza, è necessario reagire.

Smettere di stare male per amore e ripartire per trovare una nuova dimensione che ci faccia stare bene.

Magari stai pensando che sono tutte belle parole e che poi la realtà è ben diversa. Leggendo le prossime righe, vedrai come superare la fine di un amore può essere più semplice di quanto credi.

Considera questo articolo come un prontuario che ha lo scopo di aumentare la tua consapevolezza su ciò che ti è successo e in cui troverai consigli che ti permetteranno di elaborare l’accaduto e guardare utilmente avanti.

I risultati non mancheranno e potrai finalmente lasciarti la separazione alle spalle e guardare al futuro con un rinnovato ottimismo.

Forza allora: spalle dritte e… cominciamo!

 

I 4 consigli su come superare una delusione d’amore.

È arrivato il momento di capire concretamente come riprendersi dalle delusioni d’amore.

In particolare vedremo cosa fare e cosa non fare per ripartire dopo la fine di una relazione.

Partiamo!

 

1) Chiedere spiegazioni all’ex partner: le vuoi davvero?

Spesso quando veniamo lasciati sentiamo il bisogno di avere delle spiegazioni; spiegazioni per capire che cosa è successo ad un certo punto del rapporto, quali sono le motivazioni che hanno portato il partner a voler interrompere la relazione.

Focalizza la tua attenzione su un punto: sei sicuro di volere delle spiegazioni proprio per questo motivo?

“Sei sicuro/a che vuoi davvero delle spiegazioni o stai cercando solo una scusa per mantenere un rapporto e un legame?”

Forse sarà capitato anche a te di stare vicino a qualcuno che stava soffrendo per una separazione, stargli accanto proprio nel momento in cui riceveva delle spiegazioni; se hai vissuto questo tipo di esperienza probabilmente avrai notato che le spiegazioni che riceveva raramente gli bastavano. Di solito lo portavano solo a chiederne di nuove.

Questa è una dimostrazione di come in realtà le spiegazioni non ci interessano davvero; sono solo una scusa per mantenere ancora un contatto, una parvenza di rapporto.

Con questo non voglio dirti di disinteressarti completamente alle spiegazioni, ma di non cercarle in modo ossessivo. Se ne senti il bisogno, chiedile; ma se l’altra persona non è disposta a risponderti, oppure ti appare poco chiara, limitati ad accettarle senza volerne ancora e ancora.

La ricerca compulsiva delle spiegazioni porta solo ad enormi litigi, perché il più delle volte, chi viene lasciato non le accetta. Magari l’ex dà una risposta parlando dei sentimenti che prova, di ciò che sta sentendo ma la persona lasciata risponde dicendo che non può essere vero, che le cose che sente non sono giuste. Insomma, gli piacerebbe imporre all’altra persona il modo in cui deve sentire e provare i sentimenti.

Una cosa del genere, vista con la lucidità di chi non è coinvolto, appare assurda, eppure è un comportamento molto consueto per chi sta affrontando una separazione.

 

2) Cercare un colpevole a tutti i costi

Quando finisce una relazione, la delusione e il dolore portano a voler cercare il colpevole di questa separazione.

In casi estremi, si finisce con il rinfacciare situazioni passate, si cerca di giustificare la scelta con le mancanze del partner e spesso la tendenza è quella a voler gettare la colpa sull’altro.

Ecco perché è importante capire questo aspetto: non c’è colpa.

È possibile che ci siano stati comportamenti sbagliati ed errori, ma quando una coppia si separa difficilmente la colpa è di una sola persona.

Nella maggior parte dei casi, cambiano le situazioni, cambiamo noi ed è spesso questo il motivo principale che porta due persone a decidere di non proseguire il proprio percorso insieme.

Due persone iniziano una relazione, durante la quale sono perfetti l’uno per l’altra (nel caso in cui la relazione sia cominciata fondandosi su basi solide e positive), ma noi esseri umani non siamo immutabili: ogni giorno facciamo tante esperienze, incontriamo persone, ci confrontiamo con nuove idee, nuovi modi di vedere le cose e tutto questo non ci lascia indifferenti. L’essenza dell’essere umano risiede nel cambiamento, nell’evolversi. Se ci fai caso tu per primo non sei la persona che eri dieci anni fa, o anche solo un anno fa. Quindi cosa succede? Due persone che in un dato momento sono perfette ecco che, nel corso del tempo, modificano parti del loro carattere, le loro aspettative, i loro desideri. In alcuni casi queste modifiche avvengono in modo simmetrico, in altri invece no.

Proprio per questo è inutile parlare di colpa e ti consigliamo di non credere a tutte le eventuali critiche. In un secondo momento, quando sarai in grado affrontare il tutto con distacco e lucidità, potrai prendere in considerazione ciò che ti è stato detto e capire quanto c’è di vero.

 

3) Evita di sentirti un fallito

La conclusione della relazione spesso fa percepire in chi la subisce che ogni aspetto della propria esistenza sia un fallimento.

È come la fine dell’intero percorso personale, un po’ come se una enorme scritta GAME OVER sia comparsa sulla propria esistenza.

Questo è forse uno degli errori più gravi in cui puoi cadere, perché significa accettare un’idea terrificante: tutta la propria vita, tutto ciò che si è fatto, ogni risultato, ogni sfida accettata sono completamente inutili. L’unica cosa che conta è il proprio ruolo di moglie o di marito, di fidanzata o di fidanzato. Insomma è come annullare gran parte della propria esistenza, per concentrarsi solo su un aspetto. E questo è uno degli atti autolesionisti più crudeli a cui ti puoi sottoporre, perché è come distruggere tutto ciò che hai costruito sino a quel momento e dire che non merita di esistere se non sei più all’interno della relazione.

Nel caso tu stessi vivendo proprio questa percezione, è importante iniziare a vederla da un’altra prospettiva: le cose cambiano, niente resta immutato, tu sei cambiato tante volte e questo è soltanto l’ennesimo cambiamento. La tua vita non è finita, tantomeno fallita, sta semplicemente cambiando. L’unica cosa davvero finita è il progetto di vita in due. Ma questo non vuol dire che il tuo progetto di vita in qualità di individuo si è concluso, anzi, ha solo attraversato un’altra tappa, l’ha conclusa ed ora si sta accingendo a passare a quella successiva.

 

4) Isolarti non è la soluzione

L’ultimo è forse l’errore più conosciuto ma, nonostante questo, è anche uno di quelli in cui è più facile finire.

La tristezza, il senso di abbandono e la sofferenza portano spesso ad un senso di apatia che conduce ad isolarsi. Non si vuole uscire di casa, si perde la voglia di avere a che fare con le altre persone e ci si riduce a fare solo ciò che siamo obbligati a fare, come ad esempio andare a lavoro.

Isolarsi equivale ad escludere la possibilità che qualcosa di diverso dall’idea della separazione possa entrare nella nostra mente; è come rinchiudersi in una prigione infestata solo dal fantasma della relazione conclusa. Insomma, isolarsi è un po’ come dire: “Io voglio stare al centro di questo dolore”.

A volte questa reazione è supportata da due presupposizioni errate:

  • “Quando si viene lasciati è opportuno stare da soli per un po’”. In questo caso non ci si riferisce ad escludersi dal mondo, ma semplicemente di evitare di immergersi a capofitto in una nuova relazione. Una delle cose fondamentali da fare è riappropriarsi della propria individualità, anche se la cosa all’inizio sembra far male. Possiamo, infatti, pensare di tornare a far parte di una coppia solo quando ci siamo ricostruiti in quanto individui.
  • “Ho bisogno di tempo per pensare”. Il fatto di avere tempo per pensare, però, non implica l’isolamento. Abbiamo un sacco di momenti durante la giornata in cui siamo soli e, specialmente dopo la separazione, questi aumentano. In più, si crede che riflettere da soli su un problema per un mese sia più produttivo che rifletterci – ad esempio – per tre ore. In realtà non è affatto così. Anzi, specialmente durante l’isolamento, passare un mese a pensare, vuol dire solo buttare del tempo e condannarsi al dolore. I nostri pensieri, infatti, vengono stimolati attraverso l’interazione sociale (quindi le uscite, le conversazioni con gli amici, gli aperitivi, ecc.), anche se durante queste interazioni non si fa assolutamente riferimento all’abbandono. Il nostro inconscio riflette su un problema anche quando la mente conscia non ne è consapevole.

Per farla breve: qualunque siano le riflessioni che vuoi fare, le farai comunque anche senza isolarti, anzi, arriverai più in fretta a ciò che cerchi se non ti precludi la vita sociale.

L’isolamento è anche una diretta conseguenza dell’apatia da cui si viene colti quando si vive un dolore emotivo molto forte. Questa apatia, specie nella fase iniziale, è estremamente positiva, perché fa prendere realmente consapevolezza del trauma che si sta vivendo (chi viene lasciato vive la cosa come un lutto). Ma, come abbiamo detto, è solo una fase; una fase breve.

 

Come superare una delusione d’amore: reagisci subito!

Quando si soffre per amore, la tendenza è quella di lasciarsi andare e di procrastinare le decisioni e le azioni che permettono di riprendere in mano la propria vita.

Indugiare troppo a lungo vuol dire solo farsi ulteriormente del male.

In questi casi, è opportuno agire subito. Comprendere quale direzione dare alla propria vita, capire cosa è davvero importante per se stessi e, di conseguenza, rimboccarsi le maniche.

Certo, a volte potrebbe essere difficile riuscirci da soli.

E per questo puoi affidarti ai nostri coach professionisti che ti aiuteranno a ritrovare l’equilibrio nella tua vita e a raggiungere gli obiettivi che davvero desideri.

Richiedi ora la tua sessione di coaching!

Come superare un fallimento (e scoprire che non è mai esistito)

Come superare un fallimento (e scoprire che non è mai esistito)

Delusioni lavorative, una relazione finita o un obiettivo mancato potrebbero essere etichettati a prima vista come “fallimenti”… ma come sarebbe se scoprissimo che in realtà il fallimento personale non esiste?

È vero che “fallimento” è il nome che la maggior parte delle persone dà a questi eventi, ma è pur vero che il Coaching ci dà strumenti per cambiare il nostro punto di vista e volgere al meglio ogni evento che accade.

E cambiando punto di vista possiamo arrivare alla conclusione che il “fallimento” non è mai esistito o meglio, quello che prima ci sembrava un evento da “cancellare”, ora ci fornisce informazioni importanti in funzione dei nostri obiettivi.

In questo articolo ti mostriamo proprio come superare un fallimento (e scoprire che non è mai esistito) con il Coaching e trasformare il tuo punto di vista per scoprire che il “fallimento” non è mai esistito.

Come superare un fallimento. Regola n°1: basta sentirsi un fallito!

Se “dichiarare fallimento” è un’espressione adatta in ambito giudiziario, è molto importante distinguere quando la usiamo su noi stessi.

Espressioni come « mi sento un fallito », « ho fallito », « sento di essere un fallito » vanno osservate e trasformate in qualcosa che invece di sentirsi falliti, rende capaci di “rialzarsi dopo una sconfitta”, superare la paura del fallimento e comprendere che, da un certo punto di vista, non esiste nessun “uomo fallito” e nessun fallire nella vita.

I vocaboli “fallimento” e “fallito” indicano infatti un errore, un difetto, una mancanza di qualcosa ed anche un grave insuccesso.

E se ci fai caso, puoi notare che non si riferiscono a delle persone, ma ad eventi: quello che invece si tende a fare (sbagliando!) è “appiccicare” a noi stessi l’etichetta di “fallito” quando abbiamo ottenuto un risultato diverso o negativo rispetto  all’obiettivo fissato.

Quando qualcuno ci comunica di “sentirsi un fallito”, ci sta dando un’informazione importante sull’evento che ha vissuto e – soprattutto – sulla sua reazione emotiva all’evento stesso.

Ed è proprio il modo in cui pensiamo e sentiamo rispetto all’evento a determinare la nostra capacità di agire con successo o meno.

Vediamo dunque come superare un “fallimento” con il Coaching.

Come superare un fallimento personale o lavorativo: la soluzione del Coaching

A prescindere che si tratti di un evento accaduto in ambito personale o lavorativo, la soluzione parte da un presupposto fondamentale della PNL applicato al Coaching.

Il presupposto è: non esiste fallimento, ma solo feedback.

Qualunque azione mettiamo in campo, otteniamo sempre un risultato: se il risultato che otteniamo è diverso da quello voluto, possiamo raccogliere informazioni ed agire diversamente.

Grazie al feedback – “informazione di ritorno” – possiamo imparare, fare del nostro meglio in un successivo momento e, soprattutto, liberarci dall’idea del “fallimento” che ci fa smettere di fare ciò che stavamo facendo, senza concederci più altre possibilità.

Che cosa ho imparato da questo evento?
Che cosa farò di diverso la prossima volta?

Già solo queste due domande cambiano completamente la scena e trasformano un apparente “fallimento” in una fonte di informazioni e di apprendimento.

C’è anche un’altra considerazione importante da fare: non esiste successo senza “fallimento”.

Dallo sport al business, da Michael Jordan a Steve Jobs, chiunque ha avuto successo ha fatto i conti con il “fallimento” ed ha fatto la differenza perché ha “fallito bene”, ha “fallito presto” ed ha corretto subito il tiro in funzione dei propri obiettivi.

E proprio rispetto agli obiettivi, il Coaching fornisce un processo preciso e specifico per trasformare le idee in azioni riducendo al minimo le possibilità di fallire.

Come superare un fallimento: gli obiettivi, le risorse e le azioni per reagire e rialzarsi

Un altro aspetto da considerare e che può essere uno shock per molti è questo: spesso le persone si programmano al “fallimento”.

Non lo fanno certamente di proposito, ma semplicemente ignorano uno degli aspetti più importanti per avere successo e vivere al meglio la propria vita: il settaggio degli obiettivi.

Molte persone, infatti, fissano degli obiettivi commettendo un grave errore: mettono il focus su eventi che non sono sotto il loro controllo.

Voglio vincere il campionato, voglio acquisire 100 nuovi clienti sono degli obiettivi il cui esito non è sotto il nostro diretto controllo: infatti, sia nel campionato che nell’acquisizione dei clienti entrano in gioco delle variabili (le altre squadre, il comportamento dei clienti ecc…) che non possiamo governare.

Ben diverso è fissare obiettivi il cui esito è sotto il nostro diretto controllo perché ci consentono di portare le nostre performance su un livello superiore di efficacia ed efficienza.

Secondo il nostro metodo di lavoro, un Coach professionista:

  • Ti allena a fissare l’obiettivo con un processo scientifico
  • Ti supporta nel far emergere tutte le risorse a tua disposizione
  • Ti focalizza su ciò che è sotto il tuo controllo
  • Ti dà un punto di vista esterno che ti consente di scegliere diverse opzioni di azione e prevenire qualsiasi “fallimento”
  • Ti porta ad agire da subito appena conclusa una sessione di Coaching

Ogni sessione di Coaching si conclude infatti con un piano d’azione e segue un processo completo di pianificazione, esecuzione, controllo e feedback per raggiungere i risultati che vuoi e prevenire qualsiasi genere di “fallimento”.

Se pensi che il punto di vista e gli strumenti del Coaching su come superare il fallimento possano esserti utili, clicca sul pulsante per richiedere informazioni e parlare con un nostro Business Coach.

Richiedi maggiori informazioni

Pensiero Positivo e Coaching: Una Strana Coppia?

Pensiero Positivo e Coaching: una “strana coppia” o un connubio efficace?

Pensiero Positivo e Coaching sono una “strana coppia” o un connubio efficace per migliorare la tua vita?

Pensare positivo è sicuramente meglio di pensare negativo… ma è sufficiente per parlare di risultati di valore o rischia di essere una pratica inefficace?

Chi “pensa positivo” sa anche come “agire positivo”? Essere positivi

In questo breve articolo facciamo chiarezza su pensiero positivo e Coaching e condividiamo con te 3 informazioni essenziali per migliorare la tua vita nei pensieri e nelle azioni.

Leggendo l’articolo scoprirai anche uno schema molto utile per gestire le emozioni “negative” e per potenziare quelle “positive”.

Pronti? Cominciamo!

Pensiero positivo, meditare e Coaching: a ciascuno il suo e la prima informazione.

Quanto è importante riuscire a pensare in maniera positiva?
Quanto conta trovare il lato positivo in ogni situazione?
Quanto è utile essere capaci di trovare soluzioni positive davanti a ciò che ci appare come negativo?

Col pensiero positivo intendiamo infatti tutto ciò che orienta la mente a uno stato di positività, superando gli schemi di pensiero negativi e creandone di nuovi, più ottimisti e sani, al fine di affrontare con fiducia la propria esperienza di vita e raggiungere il benessere psicofisico.

Dal nostro punto di vista, tutte le tecniche di pensiero positivo sono utili ma parziali: per ottenere risultati concreti bisogna pensare positivo… ed agire positivo!

Senza sottovalutare il potere dei pensieri… pensare positivo è sicuramente meglio che pensare negativo, ma il solo pensiero positivo non basta per avere successo in ciò che pensiamo di realizzare.

Sembra qualcosa di scontato da dire, eppure questa tendenza “teorica” è più diffusa di quanto si pensi ed è bene fare chiarezza rispetto ad una differenza sostanziale con il Coaching.

Il Coaching per il suo orientamento pratico e misurabile, fornisce infatti strumenti e processi efficaci per passare dal pensiero all’azione ed ottenere i risultati voluti.

E, soprattutto, consente di misurare in maniera oggettiva quello che otteniamo con i nostri pensieri e le nostre azioni.

Pertanto: se partiamo dal pensiero positivo, qual è il passo successivo per evitare rischi?

Sentimenti positivi, emozioni positive ed emozioni negative: il Coaching e la potenza del focus.

Il passo successivo è nella seconda informazione essenziale per migliorare la tua vita: il focus.

Il “punto focale” dove metti la tua attenzione determina la qualità dei tuoi risultati: è per questo che nel Coaching è fondamentale il settaggio degli obiettivi, mettere in campo azioni che sono sotto il tuo diretto controllo e concentrarti sulle risorse che hai a tua disposizione.

Un altro dato molto importante è riconoscere che il nostro focus, il nostro stato, i nostri pensieri e le nostre emozioni sono sotto il nostro controllo: così come i pensieri positivi generano emozioni positive e sentimenti positivi, così possiamo riconoscere i pensieri ed il focus che generano emozioni negative ed orientarli in positivo.

Un ottimo strumento per migliorare lo stato emotivo è il modello delle 8 emozioni primarie di Plutchik che mostra come le emozioni sono il risultato di una complessa sequenza di eventi che è possibile orientare nella direzione desiderata.

In questo modo si attua un processo che parte da focus, stato, pensieri ed emozioni positive per mettere in campo azioni e risultati efficaci.

L’anello mancante del pensiero positivo nella triade del NeuroCoaching integrato

A questo punto, ti sarà chiaro che il pensiero positivo va contestualizzato un processo integrato che trasforma i pensieri in azioni e risultati misurabili e sotto il nostro controllo.

Il pensiero positivo da solo è come un anello mancante… che nella triade del nostro modello trova il suo completamento.

Come già trattato nell’articolo sul credere in se stessi, nel NeuroCoaching integrato distinguiamo 3 fattori essenziali per passare con successo dall’idea all’azione ed il pensiero positivo rientra a pieno nel fattore Energia.

Il pensiero positivo (Energia) in un sistema integrato con Competenze ed Autonomia trova il suo connubio efficace col Coaching senza il rischio di credere che basti il solo pensiero per far accadere le cose.

Se vuoi scoprire di più sul NeuroCoaching integrato
, clicca sul pulsante per richiedere una sessione.

Come gestire il cambiamento se sei un imprenditore di successo che non ha paura dell’ignoto

Gestire il cambiamento è un’espressione sulla bocca di tutti.

“Il cambiamento è l’unica costante”, “l’unica certezza è il cambiamento”, “bisogna accettare i cambiamenti personali ed i cambiamenti aziendali e superare la paura dell’ignoto” sono frasi che fotografano bene… una parte della realtà.

D’altro canto, c’è anche chi considera una bufala la gestione del cambiamento e ritiene che il Change Management come strategia d’impresa sia un “trucco” di zero efficaci.

Come stanno davvero le cose e quali sono le azioni più efficaci ed efficienti da fare per un imprenditore di successo?

In questo articolo facciamo chiarezza su questo punto e ti diamo una linea guida fondamentale e strategica per gestire il tuo business.

Gestire azienda ed accettare il cambiamento: la bufala del tempo ed i risultati

Da un certo punto di vista, “gestire il cambiamento” è un po’ come “gestire il tempo”: impossibile.

Impossibile perché nessuno ha il diretto controllo del “tempo”, così come nessuno ha il diretto controllo del “cambiamento”.

Che cos’è invece sotto il nostro diretto controllo? Le nostre azioni, i nostri comportamenti, ciò che pensiamo e facciamo.

Sotto un certo punto di vista, quindi, è giusto considerare una bufala un’espressione come “gestire il cambiamento”, ma sotto un altro punto di vista gestire il cambiamento – e accettare il cambiamento – è assolutamente fondamentale!

Per farlo dobbiamo, anzitutto, intenderci sul significato della parola “cambiamento”.

Secondo il vocabolario, “cambiamento” deriva da “cambiare” e significa “sostituire una persona, cosa, con altra simile o diversa” oppure “rendere diverso, trasformare”.

Dal nostro punto di vista, per “cambiamento” (e cambiamento aziendale) intendiamo – all’interno di un modello di Change Management – quell’approccio strutturato che accompagna gli individui e le organizzazioni nel passaggio efficace da un assetto attuale ad un assetto futuro.

Semplicemente: c’è una scena attuale in cui otteniamo determinati risultati e c’è una scena desiderata in cui otteniamo altri risultati, generalmente di qualità e quantità superiori.

Per un imprenditore di successo i risultati desiderati possono essere “aumentare l’utile del 50%”, “aprire una nuova sede”, “far crescere i propri collaboratori”.

Qualunque sia il risultato desiderato, il punto è: in che modo è possibile ottenere questi risultati nel minor tempo possibile e con il miglior uso delle risorse a disposizione?

Ecco dove il Coaching può intervenire come strumento professionale di gestione del cambiamento aziendale.

Change Management con il Coaching: lo strumento professionale per imprenditori che non hanno paura dell’ignoto

Come può quindi un imprenditore di successo servirsi del Coaching per gestire il cambiamento?

Può farlo nella misura in cui il Coaching offre un processo sequenziale per passare dalla scena attuale alla scena desiderata.

Nel modello GROW infatti si lavora su obiettivi, risorse, opzioni e piano d’azione per tracciare la rotta che porta alla scena desiderata nel minor tempo e col miglior uso di tutto ciò che l’imprenditore ha a disposizione.

Nel modello di NeuroCoaching integrato del Dr Roberto Castaldo, il Change Management viene gestito a partire da una misurazione scientifica dei talenti individuali – Talent Management – e da una misurazione matematica dei risultati e dei processi aziendali – Performance Management.

Un altro fattore fondamentale è lo sviluppo di nuove competenze.

Un imprenditore di successo sa quanto sono importanti le competenze per la crescita del proprio business… e sa anche che, spesso, ciò che rallenta questa crescita è il fatto che l’imprenditore stesso ha sviluppato delle competenze ma non riesce a trasferirle al suo staff.

Proprio su questo punto, attraverso un approccio integrale che usa il Coaching come strumento di allenamento nell’acquisizione di nuove competenze, è possibile trasformare le competenze esperienziali dell’imprenditore – ciò che “solo lui sa fare” e non riesce ad insegnare – in competenze esplicite, come quelle che è possibile acquisire da un libro o da un manuale.

Se sei un imprenditore di successo e vuoi scoprire come gestire il cambiamento nel tuo business per migliorare fatturato ed utili ed aumentare le competenze e la motivazione del tuo team, puoi richiedere una sessione di Business Coaching e raggiungere i risultati che vuoi in tempi rapidi e col miglior uso delle risorse a tua disposizione.

Clicca sul pulsante per richiedere la tua sessione.

Credere in se stessi: 2 “Tool” di Coaching a Prova di Fuffa per Migliorare i Tuoi Risultati

Credere in se stessi: hai mai pensato che fosse solo fuffa?

In questo articolo trovi 2 “tool” super efficaci per migliorare i tuoi risultati ed un chiarimento sulle bufale e le trovate di marketing sul “credere” in se stessi.

Al suo interno troverai anche il modello di NeuroCoaching integrato del Dr Roberto Castaldo che lavora su più livelli per elevare le performance e migliorare i risultati senza perdere tempo e motivazione.

Pronto? Buona lettura!

Davvero basta credere in se stessi per migliorare i risultati?

Quando si parla di “credere”, la prima cosa da fare è smetterla di “crederci” come insegnano alcuni pseudo-Coach che confondono il Coaching con una curiosa “pseudo-motivazione”.

Diversi pseudo-professionisti – che si dichiarano “coach” pur non avendo seguito un percorso certificato – insistono così tanto su “credi in te stesso” che i loro clienti quasi si convincono che i risultati arriveranno magicamente da soli fin quando, dopo aver perso tempo e soldi, si scontreranno con la realtà dopo essere caduti vittime di bufale e trovate di marketing.

Il fatto è che espressioni come riuscire nella vita, credere di credere, vincere se stessi, avere fiducia nella vita, valorizzare se stessi, avere rispetto di se stessi, essere fiduciosi sono espressioni che vanno benissimo dal punto di vista del Coachee che si rivolge al Coach: è compito del Coach allenare il Coachee a trasformare queste espressioni vaghe in obiettivi ben formati, precisi, misurabili con un piano d’azione da attuare nell’immediato.

Basta ricordare che ogni sessione di Coaching degna di questo nome si completa con un piano d’azione per liberarci di tutta la fuffa ed abbiamo appena cominciato a chiarire l’argomento.

Insomma: basta credere in se stessi per migliorare i risultati?

Assolutamente NO!

Questo non significa che non serva, perché capire come avere fiducia in se stessi aiuta a migliorare i risultati ed entusiasmo, ma c’è bisogno di altro!

Se un uomo crede in se stesso, ha soltanto cominciato: se credi di essere un grande giocatore di calcio ma ti mancano l’allenamento, la tecnica e l’ultima volta che hai giocato a calcio c’erano ancora le 1.000 lire, molto probabilmente la tua prossima partita non sarà esattamente un successo.

Anzi, se non fai attenzione, rischi anche di procurarti uno strappo muscolare o un infortunio perché hai gestito male le risorse a tua disposizione.

Chiarito questo punto, possiamo trattare l’argomento da un punto di vista più pratico e concreto.

Come credere in se stessi con 2 “Tool” strategici: autostima ed autoefficacia

A questo punto potresti chiederti: che cosa significa esattamente… e come credere in se stessi?

Spesso si usano espressioni come “sicurezza in se stessi”, “contare su se stessi” e “fiducia in se stessi” quasi come sinonimi.

Nel modello di NeuroCoaching integrato del Dr Roberto Castaldo, invece, ci sono 2 “tool” strategici che portano chiarezza e risultati.

Uno è l’autostima – la stima di te – l’altro è l’autoefficacia – la stima di ciò che sai fare – due elementi che, come lo Yin e lo Yang, si influenzano reciprocamente e vanno considerati insieme.

Quando hai un livello di autostima positivo, ti percepisci come più efficace; quando il tuo livello di autoefficacia è positivo, lo sarà in proporzione anche la tua autostima.

Se vuoi migliorare l’autostima devi lavorare sull’autoefficacia: se vuoi migliorare l’autoefficacia, devi lavorare sull’autostima.

Questo è solo l’inizio di un processo molto più complesso del semplice “ci devi credere” – sbandierato da tanti pseudo-Coach – per ottenere risultati: segui nel prossimo paragrafo per approfondire.

Da Autostima ed autoefficacia a risultati superiori: i 3 fattori del successo

Riesci a seguire il discorso? Ricapitoliamo.

Credere in se stessi non basta, ma è un fattore che aiuta a migliorare i tuoi risultati.

Il primo tassello da aggiungere è che autostima ed autoefficacia si influenzano reciprocamente.

Il secondo è far attenzione a questi 3 fattori: autonomia, energia e le competenze.

Quindi va bene credere in se stessi, a patto che lavoriamo su:

  • Autonomia: la capacità di scegliere le strategie decisionali più adatte ai risultati voluti
  • Energia: le strategie motivazionali e l’investimento energetico che metti in campo
  • Competenze: le strategie di apprendimento che usi per acquisire nuove capacità ed abilità

Come vedi, “credere in se stessi” ha sullo sfondo un lavoro integrato su più livelli che possono portare grandi trasformazioni nella tua vita.

E questa è solo la punta dell’iceberg.

Come hai letto all’inizio, ogni sessione di Coaching degna di questo nome si completa con un piano di azione.

E il piano di azione presuppone degli obiettivi da raggiungere, stabiliti secondo un determinato processo – come il G.R.O.W. ad esempio – e che sono un altro fattore fondamentale.

Così come non puoi separare autostima ed autoefficacia, non puoi scindere il credere in se stessi dagli obiettivi.

Credere in se stessi: il NeuroCoaching integrato e la soluzione scientifica per ottimizzare tempo e soldi

Facciamo il punto finale e tiriamo le somme.

Siamo partiti da “credere in se stessi” ed abbiamo visto come – all’interno di un modello scientifico di NeuroCoaching integrato – questo investa:

  • Autostima ed autoefficacia
  • Autonomia, energia e competenze
  • Obiettivi ben formati e piano d’azione

Guardando il modello, avrai sicuramente individuato un punto su cui lavorare che ha attirato di più la tua attenzione.

Che cosa puoi fare quindi? Per migliorare i tuoi risultati e lavorare proprio su quel punto specifico, puoi richiedere una sessione di Coaching e testare l’efficacia e la rapidità del modello di NeuroCoaching integrato ed ottimizzare i tuoi investimenti di tempo e soldi.

Dopo questo articolo non hai bisogno di crederci, ma sai che il Coaching funziona!

Entusiasmo: come essere positivi per aumentare il fatturato e l’utile in azienda

I benefici dell’entusiasmo che portano ricchezza in azienda e come entusiasmare il tuo team

Entusiasmo: le analisi OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) parlano chiaro.

L’entusiasmo – e la mancanza di entusiasmo – è sempre più un fattore determinante, un’energia vitale per ilsuccesso di un’azienda.

Il successo di un’azienda è determinato dalle persone e, a parità di talenti e competenze, una persona entusiasta rende molto di più e fa in modo che anche gli altri membri del team possano essere positivi.

In questo articolo ti darò delle evidenze dell’impatto positivo dell’entusiasmo che ha già fatto aumentare il fatturato aziendale in diverse realtà nazionali ed internazionali.

Entusiasmo, felicità e perché è il trend del momento

Se l’Onu ha dedicato una giornata mondiale alla felicità, se l’OCSE raccomanda agli istituti di statistica nazionali di adottare l’indice della felicità e persino l’università americana di Yale ha istituito un corso sulla felicità, è il caso di studiare bene il fenomeno e capire come l’entusiasmo impatta sulle aziende.

Oltre ai benefici del Coaching ho riportato i dati forniti dal Laboratorio Imprese per la Responsabilità Sociale d’Impresa di Reggio Emilia, secondo i quali 1 euro investito sul Coaching dà un ritorno dai 2,5 euro ai 4,8 euro per abbattimento del costo dell’assenteismo.

A questi dati voglio aggiungere l’interessante punto di vista di Laurence Vanhée che ha le risorse umane della Sicurezza Sociale in Belgio ha rilevato che il lavoro sull’entusiasmo e sulla felicità ha generato:

  • -20% di assenteismo
  • -70% di dimissioni spontanee
  • +80% dedizione al lavoro

Ovviamente questo risultato non viene dal mettere in ufficio un semplice tavolo da ping-pong o una sala relax, ma da qualcosa di molto più profondo su cui possiamo soffermarci.

Entusiasmo in azienda e come metterlo in pratica

Stando all’etimologia, entusiasmo ha due significati principali:

  • Ispirazione divina (da èn-theos, “pieno di un dio”)
  • uno stato di viva agitazione che porta ad e operare dando tutto di sé stesso

Dal mio punto di vista, l’entusiasmo è quello stato che accompagna l’agire con intensità – mettendo in campo tutte le risorse a nostra disposizione – e di ottenere risultati efficaci ed efficienti – usando al meglio proprio le risorse che abbiamo messo in campo.
Hai presente come si comporta in azienda una persona entusiasta?

Certo, se è facile riconoscere in azienda i sintomi della mancanza di entusiasmo – dalla mancanza di iniziativa fino a gravi irresponsabilità, c’è una caratteristica fondamentale che accomuna tutte le persone entusiaste in azienda: ottenere risultati di valore.

Nell’ambito aziendale, il Coaching è uno degli strumenti professionali più efficaci e rapidi per ottenere risultati di valore perché consente di:

  • fissare gli obiettivi aziendali in modo chiaro, efficiente e misurabile
  • fissare gli obiettivi individuali di ogni membro del team
  • allineare gli obiettivi aziendali con quelli individuali
  • creare un piano d’azione per ogni fase di esecuzione degli obiettivi

Una persona che ottiene risultati, che sa che cosa fare, come farlo e che si sente utile in ciò che fa… è una persona entusiasta che stimola tutti ad essere positivi nel raggiungere il successo in azienda.

È quel tipo di persona che non starà a guardare l’orologio quando ci saranno scadenze ed urgenze, ma darà energia vitale a tutti, sarà la prima ad arrivare e l’ultima ad andare via.

È quel tipo di persona che se avrà qualcosa da dire durante una riunione non starà in silenzio, ma saprà usare le parole giuste per stimolare pensieri positivi e soluzioni.

È quel tipo di persona che non aspetterà di ricevere un determinato compito per agire, ma saprà anticipare le prossime sfide aziendali, attirare persone positive ed offrire punti di vista innovativi.

Se ti interessa che le persone del tuo team siano così, possiamo sviluppare subito un piano d’azione insieme con una sessione di Coaching che puoi richiedere cliccando qui.

Come hai visto dai dati concreti, l’entusiasmo ed essere positivi aiuta e non si tratta di “fuffa” o cose da “motivatori” improvvisati, ma di qualcosa che – a partire da talenti e competenze ben sviluppati – può fare la differenza e portare aumenti di fatturato alla tua azienda. Numeri alla mano.

Se stai pensando di richiedere senza impegno la tua sessione di Coaching, ti consiglio di farlo ora per scoprire anche come divertire il tuo team con una delle più recenti innovazioni destinata ad esplodere nei prossimi anni – è top secret, te ne parlerò in privato.

Ad maiora

Dr Roberto Castaldo

5 motivi per affidarsi ad un Business Coach

5 motivi per affidarsi ad un Business Coach

Chi fa impresa sa bene quante difficoltà ci sono quotidianamente nel gestire ogni aspetto del business per far sì che si raggiungano i risultati sperati.

Bisogna fare attenzione ad ogni variabile (io ne ho individuate 6 principali che trovi nella Formula del Successo che ho ideato) e curare i dettagli e i particolari per fare davvero la differenza in un mercato sempre più competitivo.

Di conseguenza il ruolo dell’imprenditore diventa sempre più complesso e si manifesta la necessità di un aiuto che magari vada al di là dei collaboratori o dei dipendenti di cui già si circonda.

Nessuno ha il libretto d’istruzioni per far funzionare nel modo migliore la propria azienda ma ci si può affidare ad una figura che aiuti l’imprenditore, il manager o il semplice dipendente ad ottimizzare il proprio lavoro e a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Questa figura è un Business Coach e continuando a leggere capirai il suo ruolo e 5 motivi per cui se hai un’azienda dovresti subito richiedere una consulenza a chi fa del business coaching una professione.

Il Business Coach in azienda

Quella del Business Coach è una figura che pian piano sta avendo sempre più successo e si sta affermando come una professione richiestissima sul mercato del lavoro.

Tante ormai sono le aziende che si affidano ad un Business Coach per i grandi benefici che una figura del genere è capace di produrre per l’impresa e le persone coinvolte.

Organizzazione dei processi e il focus sulle persone sono i due aspetti fondamentali sui quali lavora un Business Coach, sempre avendo ben presente l’obiettivo che si vuole raggiungere.

Ecco perché il Business Coach deve avere competenze di vario tipo: deve conoscere le realtà aziendali, come sono strutturate, le dinamiche che le muovono e allo stesso tempo saper utilizzare le tecniche di un coach professionista. Una figura poliedrica con competenze che spaziano dall’economia al marketing, dalle risorse umane al coaching.

Ma cosa fa un Business Coach nello specifico?
Su quali aspetti interviene?
Come può aiutare concretamente le aziende?

Continua a leggere e lo scoprirai.

Perché affidarsi a un Business Coach: i benefici

Sono tanti i motivi per cui l’aiuto di un Business Coach risulta essere molto importante nel raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Partiamo col dire che il lavoro di un Business Coach dipende soprattutto dalle necessità dell’azienda e dalla specifica realtà in cui viene inserito. L’analisi preliminare di tutti gli aspetti aziendali è fondamentale per capire dove intervenire e dove si vuole arrivare.

Un Business Coach sarà d’aiuto proprio in questo: raggiungere il risultato che si vuole ottenere ottimizzando i processi e le risorse.

Vediamo nello specifico quelli che, secondo me, sono i 5 benefici principali della presenza di un Business Coach in azienda:

1.Aumento della produttività attraverso lo sviluppo di tutte le risorse aziendali

Organizzare al meglio le risorse aziendali è il primo passo per far sì che la produttività aumenti. Con il termine risorse mi riferisco sia a quelle materiali sia alle persone impiegate nei vari processi aziendali. Il Business Coach, dopo un’attenta analisi della situazione, cerca, attraverso le tecniche del coaching, di portare l’imprenditore e i vari responsabili ad ottimizzare le risorse esistenti dando se necessario qualche consiglio operativo. Tipico esempio di intervento sono i suggerimenti e le tecniche su come gestire il tempo in maniera ottimale.

2. Miglioramento della comunicazione e dei rapporti interpersonali tra le risorse umane impiegate in azienda

Una delle principali cause di problemi e incomprensioni sul luogo di lavoro è l’errata comunicazione tra le persone coinvolte. Gran parte del lavoro di un Business Coach si focalizza sugli aspetti comunicativi e interpersonali che intercorrono tra le risorse umane dell’azienda mirando a raggiungere una comunicazione efficace a tutti i livelli. Per arrivare a questo obiettivo sono spesso utilizzate sedute di coaching individuali o collettive.

3. Superamento delle problematiche, degli ostacoli e dei conflitti relativi all’azienda

Nella maggior parte dei casi l’intervento di un Business Coach viene richiesto in situazioni di crisi o di difficoltà e per questo chi svolge questa attività deve essere in grado di fronteggiarle e di fornire un aiuto costante nel superamento delle criticità a tutti i livelli. Non si pensi solo ai grandi problemi aziendali ma anche, ad esempio, ai piccoli conflitti quotidiani che possono verificarsi tra i dipendenti.

4. Una migliore organizzazione e gestione dell’azienda anche in termini di leadership da parte del management

Per raggiungere gli obiettivi è necessaria una grande organizzazione.Su questo un bravo Business Coach deve avere elevate competenze e deve riuscire a trasferirle anche al management con il quale deve interfacciarsi quotidianamente non solo per le questioni organizzative. Molto importante infatti è anche il lavoro per lo sviluppo di una leadership coerente ed efficace con chi detiene posizioni di rilievo e che decide le sorti dei vari settori operativi.

5. Individuare nuove opportunità

Avendo competenze molto variegate e che fanno riferimento a diversi settori, il Business Coach è anche colui che ha la capacità di individuare in tempo opportunità, nuovi mercati, nuove tecnologie, nuove tecniche sempre in funzione dell’obiettivo che ci si è posti. E questo può fare tutta la differenza del mondo in un contesto in continua evoluzione.

Penso che questi 5 motivi siano sufficienti a convincere qualsiasi imprenditore ad affidarsi ad un Business Coach per la propria azienda.

Ed è per questo che se già svolgi l’attività di coach o stai per intraprenderla, quella del Business potrebbe essere una specializzazione decisamente proficua per te e per la tua carriera.

Contattami per saperne di più.

Ad Maiora
Dr. Roberto Castaldo

Lo Sport Coaching per migliorare le performance sportive

Lo Sport Coaching per migliorare le performance sportive

Per fare sport a livello agonistico e, ancor di più, a livello professionistico è necessario allenarsi su ogni aspetto che compone la performance sportiva.

Spesso l’aspetto mentale viene sottovalutato e l’attenzione viene posta maggiormente sugli aspetti fisici e tecnici dell’atleta (o degli atleti se si tratta di una squadra) che deve competere.

Il coaching applicato allo sport è uno strumento fondamentale per migliorare le performance sportive e aiuta a focalizzarsi sugli obiettivi e le motivazioni che spingono un’atleta a gareggiare per raggiungere determinati risultati.

Lo Sport Coaching aiuta a migliorarsi soprattutto perché agisce sull’aspetto mentale dell’atleta dal quale parte ogni impresa di grande successo.

L’importanza dell’allenamento mentale come parte integrante della preparazione atletica e tecnica è ormai generalmente condiviso ed oggetto di numerose ricerche in laboratorio e sul campo.

Negli ultimi anni la psicologia dello sport si è diretta sempre più verso la ricerca di programmi integrati e multimodali di allenamento mentale.

L’importanza dell’aspetto mentale nello sport

Una ricerca presentata dalla British Psychology Society nel 2003, che è tornata di grande attualità grazie all’irrompere del Mental Coaching, sostiene che sono molti i fattori che permettono di avere successo nello sport e tra questi l’aspetto mentale è sicuramente alla base per il raggiungimento di grandi risultati.

Ma questo non è il solo studio a riguardo.

Una delle migliori ricerche relative all’argomento in questione è certamente quella elaborata da Martens, uno degli studiosi più importanti e conosciuti nell’ambito della psicologia sportiva.

Martens evidenziava la necessità di affrontare in maniera multimodale la preparazione mentale dell’atleta e affermava che l’intervento sull’aspetto mentale deve essere orientato a:

  • sviluppare ed allenare le abilità motorie e le strategie
  • tarare gli obiettivi
  • raggiungere la motivazione
  • imparare a controllare le emozioni e l’ansia,
  • focalizzare e concentrare l’energia e l’attenzione
  • migliorare la fiducia in se stessi e la consapevolezza di sé
  • controllare le attività immaginative

Quella di Martens è sicuramente una visione che definisce al meglio tutte le variabili che intervengono sul’aspetto mentale dell’atleta.

Lo Sport Coaching ti aiuta a migliorare le performance sportive proprio concentrandosi su questi aspetti.

Ognuno di questi meriterebbe di essere approfondito singolarmente.
In questo articolo però voglio concentrarmi su quelli che secondo il mio punto di vista sono quelli più rilevanti.

Definire un obiettivo con lo Sport Coaching

Con il termine obiettivo si definisce il fine, la meta, il risultato che si vuole ottenere compiendo una determinata azione.

Detto così sarebbe facile immaginare che basta porsi un traguardo nella vita e fare qualcosa per poterlo realizzare, per far sì che diventi realtà.

Tuttavia, sappiamo benissimo che un obiettivo, in sé per sé, non basta da solo per raggiungere un determinato scopo: sono tanti, e all’ordine del giorno, gli obiettivi che desideriamo ottenere, ma che purtroppo, nella maggior parte dei casi, siamo costretti a riporre nel cassetto come dei bei sogni impossibili da realizzare.

Ecco.

La prima cosa da fare è quindi focalizzarsi su un obiettivo ben preciso.

Nel caso di un atleta può essere un risultato da ottenere, una gara da vincere, un record da battere.

Questo è il primo passo per il successo: sapere dove si vuole arrivare.

Capisco che non è sempre immediato e intuitivo definire un obiettivo con precisione e a tal riguardo ti consiglio di dare un’occhiata all’articolo sul metodo G.R.O.W., una delle strutture più efficaci di coaching e che puoi applicare alla perfezione anche allo sport.

Ma torniamo a noi.

Per avere successo nella definizione di un obiettivo devi conoscere il vero motivo che è dietro la sfida.

E di seguito ti spiego a cosa mi riferisco.

Comprendere la vera motivazione con lo Sport Coaching

Qual è il tuo “perché”?
Perché ti vuoi impegnare a raggiungere questo risultato?
Cosa c’è dietro?
Cosa è davvero importante per te nel giungere quel traguardo?

Sono queste le domande che devi porti per capire perché vuoi fare sacrifici, vuoi allenarti e vuoi dedicarti a raggiungere quell’obiettivo.

Si tratta di un aspetto fondamentale perché il motivo per cui lo fai sarà la cosa che dovrai ricordare quando penserai di rinunciare.

Quando vorrai interrompere la dieta, quando ti vorrai sedere negli spogliatoi e piangere, invece che andare a fare un’altra sessione di allenamento, quando gli ostacoli ti sembreranno insormontabili ti ricorderai di ciò che ti ha spinto a provarci e sarà la più grande forza che potrai avere.

Una volta individuato questo puoi passare allo step successivo.

Sei motivato esternamente o internamente?

Che cosa voglio dire?

Sei più motivato da una molla interna o più motivato dall’ottenere un riconoscimento esterno?

Sei più motivato dalla sfida con te stesso, oppure dal tifo che ricevi quando esegui una prestazione sportiva perfetta?

Qualunque sia il motivo, renditene conto, approfondiscilo e mantieniti sempre concentrato su di esso.

L’errore più frequente è quello di volersi motivare con ciò che motiva gli altri, quando, invece, devi motivarti con ciò che motiva davvero te stesso.

Controllare le emozioni con lo Sport Coaching

Gestire lo stato emotivo è fondamentale per un’atleta.

Immagina la situazione in cui ti sei allenato per tanti mesi e poi nel momento della gara l’emozione, l’ansia, la preoccupazione di fallire non ti fa rendere al meglio.

Ecco. Puoi allenarti a far sì che ciò non accada.

È quello che fanno i grandi campioni e in questo il coaching è sicuramente uno strumento che ti può aiutare tantissimo visto il lavoro che viene fatto nell’ambito della gestione dello stato emotivo in tutte le situazioni e non solo in quelle di gara o di competizione.

Conclusioni

Ho voluto soffermarmi brevemente su quelli che per me sono gli aspetti fondamentali sui quali si concentra il coaching applicato allo sport cercando di evidenziare i vantaggi che ne derivano.

Se sei un’atleta e vuoi migliorare le tue performance CONTATTAMI per un incontro e insieme tracceremo la strada per raggiungere grandi obiettivi.

Se sei un coach ti consiglio di approfondire gli aspetti legati all’applicazione del coaching nello sport perché sempre più atleti, a livello professionistico e non solo, stanno comprendendo l’importanza di avere una figura che li affianchi per rendere al meglio.

Il Master in Performance Coaching è il percorso di formazione ideale per accrescere le tue competenze come coach anche in ambito sportivo. Scopri di più.

Ad Maiora
Dr. Roberto Castaldo

Copyright 2020 Coach Italy Performance Coaching Academy. Tutti i diritti sono riservati. Powered by 4mancons.it